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	<title>Matteo De Benedittis</title>
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		<title>Matteo De Benedittis</title>
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		<title>Zeno è L&#8217;uomo di Lusso</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 14:27:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>debenedittismatteo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stamattina in classe mi è venuto questo viaggio mentale: &#8220;La Coscienza di Zeno&#8221; di Svevo è &#8220;L&#8217;Uomo di Lusso&#8221;, il romanzo che Verga avrebbe voluto scrivere, senza riuscirci. Intendo dire: mi sembra che &#8220;la Coscienza di Zeno&#8221; corrisponda perfettamente alle idee veriste presentate nella Prefazione ai Malavoglia riguardo all&#8217;ultima tappa de Il Ciclo dei Vinti, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=matteodebenedittis.wordpress.com&amp;blog=8700809&amp;post=438&amp;subd=matteodebenedittis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stamattina in classe mi è venuto questo viaggio mentale: &#8220;La Coscienza di Zeno&#8221; di Svevo è &#8220;L&#8217;Uomo di Lusso&#8221;, il romanzo che Verga avrebbe voluto scrivere, senza riuscirci.</p>
<p>Intendo dire: mi sembra che &#8220;la Coscienza di Zeno&#8221; corrisponda perfettamente alle idee veriste presentate nella Prefazione ai Malavoglia riguardo all&#8217;ultima tappa de Il Ciclo dei Vinti, ovverosia: &#8220;l&#8217;Uomo di Lusso&#8221;.</p>
<p>Dovrei approfondire con maggiore scientificità la questione, ma a occhio mi pare così.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/matteodebenedittis.wordpress.com/438/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/matteodebenedittis.wordpress.com/438/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/matteodebenedittis.wordpress.com/438/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/matteodebenedittis.wordpress.com/438/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/matteodebenedittis.wordpress.com/438/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/matteodebenedittis.wordpress.com/438/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/matteodebenedittis.wordpress.com/438/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/matteodebenedittis.wordpress.com/438/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/matteodebenedittis.wordpress.com/438/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/matteodebenedittis.wordpress.com/438/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/matteodebenedittis.wordpress.com/438/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/matteodebenedittis.wordpress.com/438/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/matteodebenedittis.wordpress.com/438/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/matteodebenedittis.wordpress.com/438/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=matteodebenedittis.wordpress.com&amp;blog=8700809&amp;post=438&amp;subd=matteodebenedittis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>School Rocks! Recensione e analisi!</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 15:02:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>debenedittismatteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[School Rocks! “Ecchissenefrega??” School Rocks vuole rispondere a questa domanda, che echeggia nella mente degli studenti: cosa me ne frega di studiare? Cosa me ne frega di italiano matematica fisica storia chimica religione filosofia? Cosa c’entrano con la mia vita? Cosa me ne frega ? Già lo diceva Marracash su Mtv: “lo so che è [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=matteodebenedittis.wordpress.com&amp;blog=8700809&amp;post=436&amp;subd=matteodebenedittis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>School Rocks!</p>
<p>“Ecchissenefrega??”<br />
School Rocks vuole rispondere a questa domanda, che echeggia nella mente degli studenti: cosa me ne frega di studiare? Cosa me ne frega di italiano matematica fisica storia chimica religione filosofia?<br />
Cosa c’entrano con la mia vita? Cosa me ne frega ?<br />
Già lo diceva Marracash su Mtv: “lo so che è scoraggiante che sembrano tutte cazzate così lontane da te, che t’interessano le ragazze, le marche e le macchine &#8230;” .<br />
Frankie si allea con i prof per cercare di sfondare il muro dell’indifferenza &#8211; che è il più grave peccato mortale, diceva Jovanotti . Aveva ragione, ma l’indifferenza è la piaga giovanile. Un mondo divertito, ricco e comodo, che cresce generazioni annoiate, indifferenti e pigre.<br />
C’è bisogno di desiderio.<br />
Per reagire davanti a questo muro di gomma adolescenziale, molti insegnanti stanno cercando di andare al cuore delle loro materie. Al bisogno che le ha generate.<br />
Che bisogni hanno i nostri studenti?<br />
Hanno bisogno di sogni, di desideri.<br />
Ma i desideri, ad dispetto dell’etimologia, non cadono dalle stelle, passano per contagio e attraverso l’esempio.<br />
L’esempio di un rapper, per esempio, che si allea con i prof per cercare di costruire un ponte di comunicazione fra adulti e ragazzi, studenti e docenti.<br />
Oppure il coraggio contagioso di Antonio Incorvaia e Stefano Moriggi, che nel loro School Rocks hanno la buona intuizione di applicare alla vita quotidiana le nozioni scolastiche, offrendo supporto agli insegnanti che &#8211; certe volte &#8211; vengono contagiati dalla stessa domanda degli studenti: chissenefrega?<br />
Tuttavia farmi questa domanda &#8211; davanti agli sguardi collassanti dei miei studenti &#8211; è stato per me utilissimo.<br />
Chiedersi “cosa me ne frega di insegnare le disequazioni, le guerre puniche e l’endecasillabo?” è una domanda energizzante, dinamica, alternativa, che morde al cuore il senso della scuola.<br />
Se gli insegnanti trovano l’anima del vulcano che ha animato le scoperte storiche poetiche e scientifiche, forse riusciranno a trasmettere agli studenti un po’ di calore, di passione, di fantasia.<br />
La strada che percorre School Rocks va in questa direzione: mettere anima nei libri.<br />
Del resto, la cultura scolastica e quella pop hanno un punto in comune: l’uomo.<br />
La cultura pop è diffusa, comune e comprensibile. Queste tre caratteristiche la rendono eterna.<br />
Al contrario la cultura che si impara a scuola è rara e difficile, e proprio per questo è preziosa. E queste caratteristiche la rendono nuova.<br />
A scuola si imparano solo novità. Tutto il resto si impara per strada.</p>
<p>PS: L’unico limite di questo libro è che ha come riferimento i ragazzi dei licei , che sono in realtà i più facili da gestire ed educare. La volta prossima ci vorrebbe qualcosa per i ragazzi delle scuole professionali, che, lo so per esperienza personale, non se ne fanno davvero niente delle citazioni filosofiche e neanche &#8211; colpo di scena &#8211; di quelle dei rapper.</p>
<p>SCHOOL ROCKS!</p>
<p>Sveglia! È ora d’imparare ad imparare.<br />
Non c’è un maestro solo che lo possa insegnare: perché un solo maestro dà un punto di vista e per vedere il resto te ne serve una lista.<br />
Ti serve un matematico per non dare i numeri, aggiungici un filosofo per pensieri effimeri, sommaci uno storico che dica com’è andata e un fisico quantistico che dia un’accelerata.<br />
Data una rata prepagata, quanto costa una telefonata alla fidanzata?<br />
Comincia con Vasco “una splendida giornata” e termina con Kant in “una notte stellata”.<br />
Giocare col sapere fa provare piacere e può far superare barriere,<br />
Ma occorre la parola che a sentirla fa paura&#8230; Tratteniamo il fiato:<br />
Cultura!</p>
<p>School rocks! La scuola spacca.<br />
Tira su le pagine e la musica attacca.<br />
School rocks! La scuola spacca<br />
E capisci anche l’acca</p>
<p>Finalmente lo studio ti svaga partendo da Platone e arrivando a Lady Gaga, la conoscenza paga, talvolta in contanti – raga – con tanti saluti a quegli ignoranti&#8230;<br />
Ciao ciao, devo andare, ho da fare: dov’è il telecomando che oggi devo ripassare?<br />
Un telegiornale e due Grandi Fratelli e domani vado volontario su Machiavelli!<br />
Da Pirandello a Stendhal caccia al tesoro per trovar la verità, dov’è, cos’è e come possa cambiar rimanendo inalterata e restando realtà.<br />
Qua mi basta un momento e m’ambiento, mi piace, commento e condivido l’elemento.<br />
Si parte da uno per esser più di cento e se parto da un libro vedrai cosa divento!</p>
<p>Ungaretti, Jovanotti,<br />
Marinetti, Luigi Ciotti<br />
Giorgio Gaber, Heidegger,<br />
Ugo Foscolo, Mick Jagger<br />
Aristotele, Voltaire,<br />
Alighieri, Tokio Hotel<br />
Darwin, Goethe, Rabelais,<br />
Schopenhauer, 883<br />
Karl Marx, Karl Popper,<br />
Groucho Marx, Harry Potter<br />
Buñuel, Diderot,<br />
Wittgenstein, Lunapop<br />
Nietzsche, Socrate, Kundera,<br />
William Shakespeare, Aguillera<br />
Che Guevara, Arthur Bloch,<br />
Pasolini: School rocks!</p>
<p>Il testo di Frankie Hi Nrg si presenta ricco di figure retoriche e molto adatto ad un’azione didattica su questo argomento.<br />
Partiamo con quella che sembra una ripetizione: “imparare ad imparare”. In realtà la ripetizione perfetta si ha quando entrambe le parole hanno lo stesso valore, mentre questi due “imparare” non sono semplicemente giustapposti (come accade nelle ripetizioni &#8211; ad esempio i ritornelli delle canzoni) bensì legati da un rapporto sintattico di consequenzialità: il secondo è subordinato al primo. Ciò dà ai due termini &#8211; seppur identici in significante e significato &#8211; un valore di dipendenza del secondo dal primo, che permette di parlare di paronomasia &#8211; ovvero gioco di parole: due parole simili (in questo caso simili al 100%) con valori differenti.<br />
Il testo procede dicendo: “non c’è un maestro solo che lo possa insegnare”. Presa da sola, questa frase significa “nessuno lo può insegnare”, ma alla luce della barra  successiva “perché un solo maestro dà un punto di vista e per vedere il resto te ne serve una lista” capiamo di avere capito male. Infatti, grazie ad un chiasmo, Frankie ci illustra che differenza fa mettere un aggettivo prima o dopo il nome a cui si riferisce. In questo caso, da un lato abbiamo “maestro solo”, dall’altro “solo maestro”. La struttura del chiasmo è evidente: A-B-B’-A’. E’ un trucco molto efficace, una sorta di trappola: ti fa &#8211; appositamente &#8211; capire male, per poi svelarti cosa &#8211; in realtà &#8211; voleva dire: chi è attento al testo gode di questo ribaltamento del punto di vista. Subito sembra dire “per imparare non hai bisogno di nessun maestro”, mentre dopo dice il contrario “per imparare hai bisogno di tanti maestri”&#8230; e capisci che, in realtà, lo stava dicendo fin da subito.<br />
Ovviamente, una caratteristica portante e importante di School Rocks! sono le citazioni.<br />
La prima citazione si combina ad una antitesi. Vasco da una parte e Kant dall’altra. Un rocker e un filosofo. Ma questa non è l’antitesi: è la citazione. L’antitesi è contenuta dai titoli di due delle loro opere: il giorno da una parte (“una splendida giornata”) e la notte dall’altra (“una notte stellata”). Che, sì, oltre ad essere antitesi, sono anche citazioni.<br />
La seconda citazione &#8211; ribaltata &#8211; la troviamo nel ritornello.<br />
Non è presa dalla cultura musicale, nè da quella scolastica (come le altre citazioni presenti nel testo), bensì dai modi di dire. Un noto modo di dire scolastico è: “non capisci un’acca”.<br />
In questo caso il modo di dire viene ribaltato, ne viene fatta una sorta di parodia: e capisci anche l’acca.<br />
Capire o non capire un’acca è un’efficace metonimia. L’acca è la lettera inesistente, che non ha suono: è la trascrizione del nulla. Una delle varie azioni della metonimia è quella di dire il concreto al posto dell’astratto. Nel caso di questo modo di dire il “nulla” astratto di “non capisci nulla” prende concretezza nell’ “acca”.<br />
Abbiamo detto che “capire anche l’acca” ribalta il modo di dire di partenza. Se ne si ribalta la forma, ne si ribalta anche il contenuto: se “non capire un’acca” significa “non capire nulla”, “capire anche l’acca” significa lecitamente “capire tutto”.<br />
Una seconda paronomasia &#8211; o calambour, o gioco di parole &#8211; la troviamo in “la conoscenza paga, talvolta in contanti – raga – con tanti saluti a quegli ignoranti&#8230;” dove “contanti” e “con tanti” hanno significante simile e significato diverso.<br />
Per poi approdare all’ultima strofe, un grande ed efficace elenco di citazioni, dove le rime scandiscono il tempo facendo incontrare personaggi della cultura pop e della cultura scolastica.<br />
Se avete dubbi, in entrambi i casi vi rimando a Wikipedia.<br />
Grazie Frankie!</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/matteodebenedittis.wordpress.com/436/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/matteodebenedittis.wordpress.com/436/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/matteodebenedittis.wordpress.com/436/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/matteodebenedittis.wordpress.com/436/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/matteodebenedittis.wordpress.com/436/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/matteodebenedittis.wordpress.com/436/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/matteodebenedittis.wordpress.com/436/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/matteodebenedittis.wordpress.com/436/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/matteodebenedittis.wordpress.com/436/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/matteodebenedittis.wordpress.com/436/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/matteodebenedittis.wordpress.com/436/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/matteodebenedittis.wordpress.com/436/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/matteodebenedittis.wordpress.com/436/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/matteodebenedittis.wordpress.com/436/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=matteodebenedittis.wordpress.com&amp;blog=8700809&amp;post=436&amp;subd=matteodebenedittis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Frankie hi nrg! School rocks!</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2011 15:04:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>debenedittismatteo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://www.frankie.tv/splash.aspx<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=matteodebenedittis.wordpress.com&amp;blog=8700809&amp;post=434&amp;subd=matteodebenedittis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p>http://www.frankie.tv/splash.aspx</p>
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		<title>Intervista &#8211; Sara Ferro</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Sep 2011 14:17:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>debenedittismatteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[1 Cantami o Dj, già nel titolo mescoli epica e modernità. Come nasce e cresce l&#8217; idea di mettere per iscritto queste &#8220;lezioni parecchio alternative d&#8217; italiano&#8221;? Verso la fine della scuola un mio studente mi fa: “facciamo una gara di improvvisazione di rime?”. Era dalla terza superiore che volevo rappare e non l’avevo mai [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=matteodebenedittis.wordpress.com&amp;blog=8700809&amp;post=428&amp;subd=matteodebenedittis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>1 Cantami o Dj, già nel titolo mescoli epica e modernità. Come nasce e cresce l&#8217; idea di mettere per iscritto queste &#8220;lezioni parecchio alternative d&#8217; italiano&#8221;?</p>
<p>Verso la fine della scuola un mio studente mi fa: “facciamo una gara di improvvisazione di rime?”. Era dalla terza superiore che volevo rappare e non l’avevo mai fatto, così gli ho detto di sì (del resto un professore non può non rispondere alle sfide degli studenti). Il giorno della gara un altro mio studente mi fa: “possiamo filmarla?” E io ho pensato che non avevo niente da vergognarmi, così gli ho detto di sì. Il giorno dopo mi fa: “possiamo mettere il video su youtube?” E io gli ho detto di sì. Due mesi dopo, in settembre, un giornalista di Reggio mi chiama e fa: “ho visto il video e mi sembra una cosa simpatica, vorresti fare un’intervista?” E io gli ho detto di sì. Dalle pagine Resto del Carlino di Reggio la notizia è rimbalzata anche sui media nazionali, e per un paio di giorni sono stato frullato dal frullatore mediatico &#8211; esperienza interessante.<br />
Fra le varie telefonate che si sono susseguite in quelle due settimane mi ha chiamato anche la casa editrice Kowalski che mi ha proposto questo libro, che mi ha permesso di tradurre per iscritto ciò che già facevo normalmente in classe: spiegare le figure retoriche con le canzoni pop e non con le classiche poesie.<br />
Il programma del biennio delle superiori permette ai professori una certa elasticità. Così ho pensato: perchè non andare incontro ai gusti dei miei studenti, per spiegargli le figure retoriche? S. Giovanni Bosco diceva: “Se amate le cose che amano i vostri ragazzi, anche loro ameranno le cose che amate voi.” Lui si riferiva ai doni spirituali, ma credo che anche nella didattica questa regola possa funzionare.<br />
Così ho approfittato del fatto che nella classe alla quale stavo insegnando le figure retoriche c’erano alcuni amanti del rap e così ho iniziato a proporre loro l’analisi di alcuni testi rap.<br />
Anche perchè le regole poetiche funzionano allo stesso modo per Petrarca e per Jovanotti, per Pascoli e Tiziano Ferro. Una metafora è sempre una metafora, chiunque la usi. Anche gli insulti sono metafore. Metafore di bassa qualità perché inflazionate, ma pur sempre metafore.<br />
Le metafore usate dai poeti classici sono invece rare, e per questo vanno salvaguardate e insegnate. Proprio perché sono rare sono preziose, perché solo loro le hanno sapute creare.<br />
Dal punto di vista quantitativo, si fanno in una sola mattina più figure retoriche al mercato di Gavassa che in tutta la letteratura italiana, ma, mentre le figure retoriche usate al mercato di Gavassa sono eterne ed immortali, quelle presenti nella letteratura sono uniche e irripetibili. E’ questo il motivo per cui vanno studiate: la loro preziosità. Nello stesso modo in cui mettiamo in un museo le opere d’arte degli artisti e non i disegni degli asili: i disegni degli asili esisteranno sempre, sono eterni e immortali, le opere d’arte invece no: sono fragili e rare, esistono solo una volta, e vanno conservate &#8211; eppure sia i bambini che gli artisti usano lo stesso pennello.<br />
Per questo mi sembra importante dire agli studenti che la poesia ci circonda, è parte integrante della nostra vita: la troviamo nelle canzoni, nella pubblicità, nei film, nelle storie d’amore e quando ci arrabbiamo. E c’è un motivo: la poesia dà voce ai sentimenti. E i sentimenti ce li hanno tutti.<br />
Anche gli studenti &#8211; per quanto possa sembrare strano.</p>
<p>2 Da dove nasce il tuo amore per la lingua italiana? Qual è il suo futuro secondo te?</p>
<p>Il mio amore per la lingua nasce dalle favole che mi raccontavano i miei genitori prima di dormire, dal fatto che non ho mai giocato a calcio e dalla mia passione per le cose che passano inosservate. Le parole sono deboli e potentissime: possono cambiare la vita eppure non sono che un soffio.<br />
Il mio amore per la lingua che parlo è lo stesso che ho per la mia città, la mia mamma, la mia mano e l’odore di autunno. Amo la mia lingua perchè mi ha accompagnato fin da piccolo, perchè ho letto e ascoltato cose bellissime dette nella mia lingua, perchè è il ponte per abbracciare le ragazze e la vita.<br />
Nella mia vita le parole mi hanno aiutato a scegliere: tutte le scelte importanti che ho fatto sono legate a parole che qualcuno mi ha detto e che poi io mi sono detto da solo.<br />
Il futuro della lingua italiana è bellissimo: è quello di crescere, mutare, cambiare, evolvere verso qualcosa di sconosciuto e appassionante, che parlerà ancora d’amore, di rabbia, di vita.<br />
Sono curioso di vedere come evolverà tanto quanto mi incuriosisce studiare la lingua che parlava mia nonna o Dante. La lingua è un organismo vivo e simpatico, col quale si ha una relazione. E dalla relazione che si ha con la lingua dipenderanno anche le nostre relazioni con le persone: saper ascoltare, saper capire, farsi capire.</p>
<p>3 Sei molto giovane e già insegni. Come è il tuo rapporto con i tuoi alunni? Che cosa nella tua opinione fa di un professore &#8220;un buon professore&#8221;?</p>
<p>Quando penso ai miei studenti sento una grande riconoscenza. Sono i miei datori di lavoro, e non potrei desiderarne di migliori. Danno il senso alla scuola, al mio lavoro. Sono le persone più presenti nella mia vita, considerando che gli dedico circa otto ore al giorno.<br />
Secondo me un buon professore deve salvaguardare i ragazzi che hanno voglia di imparare, opponendosi a chi non ha voglia di imparare. E’ alleato di chi studia e nemico acerrimo dei parassiti. Spera che chi non fa fatica si converta, e cerca di convertirlo &#8211; ma la conversione è nelle mani di Dio. Minaccia punizioni che può mantenere e le mantiene. Un buon professore entra in classe contento e fa venire voglia. Voglia di studiare, voglia di capire, voglia di vivere. Deve avere voglia di fare quel che fa. Un buon professore prende decisioni chiare e dice di preciso come e quando sarà la verifica. Un buon professore fa in modo che chi ha studiato prenda 10 e chi non ha studiato 3. Un buon professore è credibile e fa delle lezioni da cui si esce con almeno un’idea in più. Un buon professore sa che la vita va al di là dei voti.<br />
Non so se io sono così, ma lo sono i buoni professori che ho incontrato.</p>
<p>4 Si dice che tu abbia sfidato un tuo alunno in una gara di freestyle e che tu abbia perso&#8230; come cui si sente ad essere &#8220;messo alla prova&#8221; come uno studente? (a proposito, che cosa è il freestyle??) </p>
<p>Ottima domanda. Come accennavo nella prima risposta, un professore deve rispondere alle sfide che gli studenti gli propongono. Solitamente sono sfide didattiche: non studiare, fare confusione, volersi sostituire al prof&#8230;<br />
Queste sfide sono un momento importante e faticoso. All’insegnante viene chiesto di mettersi in gioco, cambiare, convertirsi. Il prof soffre la ferita narcisistica di non poter plasmare a sua immagine il microcosmo-classe che ha davanti. E allora? Allora deve accettare i suoi limiti e nello stesso tempo cercare di superarli. Se ci riesce allora può amare i limiti degli studenti e provare ad aiutarli.<br />
A volte incontra studenti che lo aiutano, altre volte che lo ostacolano: la vita è così.<br />
Nel mio caso sono stato fortunato: una di queste sfide si è trasformata in un’occasione imprevista e bellissima. (Forse, in realtà, la trasformazione da sfida in occasione succede ogni volta in cui la risposta alla sfida è efficace.)<br />
Il freestyle è un’esperienza mistica nella quale i due rapper staccano il cervello e parlano prima di pensare. Ma lo fanno in rima e a tempo. E’ un’arte difficilissima, che richiede grande allenamento e prontezza di riflessi &#8211; qualità che io non ho.<br />
E’ un’arte relazionale, che non può essere fatta in solitaria, e che richiede un grande ascolto dell’avversario per riuscire bene.<br />
E’ un’arte divertente e simpatica, proprio perché l’obiettivo è far divertire e applaudire il pubblico.<br />
Se digitate “2theBeat” oppure “tecniche perfette” su youtube troverete qualche esempio di altissima qualità.</p>
<p>5 Musica e parole. Parole, parole, parole, soltanto parole? Quali segreti nascondono le canzoni, laghi misteriosi di cui spesso notiamo solo la superficie? Facciamo un po&#8217; di esempi pratici.<br />
(se ne hai altri di significativi all’ interno delle canzoni stesse…) </p>
<p>- Mentre lascio naufragare un ridicolo pensiero<br />
La metafora è una figura retorica bellissima: mette in relazione cose che fra loro non hanno niente a che fare, come un naufragio e i pensieri. Cos’hanno in comune l’azione di pensare e l’azione di naufragare? di solito niente, ma in questo caso invece sì: Elisa e Ligabue lasciano andare alla deriva un pensiero: lo abbandonano, lo lasciano andare in malora, lo lasciano morire. Se era un pensiero ridicolo, allora forse non era così importante da salvarlo.</p>
<p>- Siamo nella stessa lacrima, come il sole e una stella, siamo luce che cade dagli occhi. (Luce)<br />
Gli elementi di questo verso sono due: le lacrime e la luce (sotto forma di sole e stella). Potremmo volgarmente riassumere questo verso con “lacrimare luce”. E’ un’immagine bellissima. Uno dei compiti della poesia è quello di creare immagini mentali nuove ed inedite. In questo caso abbiamo un contrasto: le lacrime sono tristi, la luce è bella. Infatti la canzone racconta di un abbandono: due persone si lasciano, ma sono contente di essere state insieme. Un paradosso, come un sole che tramonta a nordest.</p>
<p>- E’ una notte da scartare come un pacco di Natale (Gli ostacoli del cuore) (Elisa)<br />
Un paragone: la notte e il regalo di natale hanno in comune la sorpresa che nascondono. E’ una sorpresa che si può trovare solo frugandoci dentro, scartando la notte, togliendo i veli che la coprono, la carta che la avvolge (che altro non è che gli “ostacoli” del titolo).</p>
<p>- Una settimana un giorno solamente un’ora a volte vale una vita intera (Bennato)<br />
Un originale anticlimax combinato con un parallelismo: settimana, giorno e ora sono tre elementi simili ma di dimensioni sempre minori, e questo è un climax discendente (o anticlimax). Questa scala discendente è messa a confronto in parallelo con la vita intera: l’elemento A (settimana, giorno, ora) è messo di fianco all’elemento B (la vita)</p>
<p>- Notti uscite da una festa notti con i bigodini in testa (Notti, Claudio Baglioni)<br />
Ah, ecco qua una bella antitesi: le notti di festa vengono messe in antitesi con le notti domestiche, passate in casa (è difficile uscire di casa con i bigodini in testa, ancor meno andare ad un party). </p>
<p>- Quasi sempre dietro la collina è il sole (Battisti)<br />
Spostare le parole è un’arte raffinata dei poeti: la costruzione normale della frase sarebbe: “il sole è quasi sempre dietro la collina”. Ma spostando l’ordine delle parole mogol permette al verso di fare rima, e di mettere in ultima posizione &#8211; quella più importante &#8211; la parola più importante, cioè “sole”, che è però quasi sempre nascosto.</p>
<p>- Sorella terra ascolto te<br />
Ogni conchiglia oceano è<br />
(Sorella Terra- Pausini)<br />
Questi due versi splendidi di Laura Pausini contengono ben due anastrofi, un’antitesi, una metafora, una personificazione, una citazione.<br />
Le anastrofi sono l’inversione sintattica di due elementi della frase (“sorella terra, ti ascolto”, sarebbe la costruzione corretta del primo verso; “ogni conchiglia è oceano”, sarebbe la sintassi corretta del secondo).<br />
L’antitesi è la vicinanza di due termini di significato solitamente opposto, in questo caso “terra” e “oceano”.<br />
La metafora unisce la conchiglia e l’oceano. Non sono la stessa cosa, ma hanno qualcosa in comune: il rumore frusciante.<br />
La personificazione dà anche il titolo alla canzone: la terra acquisisce caratteristiche tipicamente umane: in questo caso la famigliarità.<br />
Tale rapporto di sorellanza con la terra è ovviamente una citazione dal cantico delle creature di S. Francesco, come se Laura Pausini volesse aprire un collegamento fra il suo testo e quello del Santo.</p>
<p>Poi mi piacerebbe fare una breve analisi del testo di: Padre e madre</p>
<p>La canzone di Cesare Cremonini racconta una situazione raramente raccontata dai cantanti: il momento in cui il figlio si allontana dai genitori, la sofferenza dei genitori stessi, l’incomprensione fra i tre.<br />
Cesare riesce a cogliere &#8211; da figlio &#8211; quel momento che solo chi è genitore riesce a sapere: il momento del distacco, in cui ci si rende conto che il figlio non è più tuo, ma della vita.<br />
Cesare, pur non essendo genitore, riesce a mettersi nei panni dei suoi genitori, e a capire il loro dolore.<br />
Sente di aver abbandonato i genitori. Nei romanzi sono i genitori che abbandonano i figli, in questo caso è un figlio che abbandona i genitori, ma non può farne a meno: deve seguire la sua strada.<br />
E allora? Quando si accorge che i suoi genitori stanno male per la sua assenza, cosa fa?<br />
Può fare tante cose: tornare a casa, rinunciando alla sua vita; oppure può disinteressarsene: dopotutto i suoi genitori non possono pretendere che lui rinunci alla sua vita per loro.<br />
Cesare reagisce in altro modo: dedica loro una canzone.<br />
E’ un modo per farli entrare nel suo mondo, per trovare un punto di contatto fra i due aspetti del problema: la musica e i genitori.<br />
E allora prova a farli incontrare, sostituendo la sua presenza con una canzone che parli di lui, e faccia compagnia ai genitori al posto suo.<br />
Una storia in una canzone.</p>
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		<title>elio? un classico &#8211; come vorrei aver scritto io questo articolo</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jul 2011 14:27:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>debenedittismatteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/19/elio-e-le-storie-tese-un-classico-della-nostra-cultura/146376/ Elio e le storie tese: un “classico” della nostra cultura Il filologo classico Dino Baldi analizza l&#8217;impegno della band milanese. E dice: &#8220;Ecco perché il gruppo musicale ha contribuito all&#8217;educazione morale e civile del nostro paese. Con la &#8220;sprezzatura&#8221; e la leggerezza che soltanto i pochi, veri intellettuali, hanno saputo creare&#8221; di Dino Baldi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=matteodebenedittis.wordpress.com&amp;blog=8700809&amp;post=425&amp;subd=matteodebenedittis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p>Elio e le storie tese: un “classico”<br />
della nostra cultura</p>
<p>Il filologo classico Dino Baldi analizza l&#8217;impegno della band milanese. E dice: &#8220;Ecco perché il gruppo musicale ha contribuito all&#8217;educazione morale e civile del nostro paese. Con la &#8220;sprezzatura&#8221; e la leggerezza che soltanto i pochi, veri intellettuali, hanno saputo creare&#8221;</p>
<p>di Dino Baldi</p>
<p>Prima di iniziare, si prega il lettore di far conto che questo pezzo si intitoli: “Il contributo di Elio e le Storie Tese all’educazione dei giovani e al progresso della civiltà”. La tesi è questa: negli oltre venti anni in cui hanno occupato la ribalta nazionale, gli Elii sono stati fra i pochi a impegnarsi seriamente nella diffusione della cultura in Italia. Il prossimo trenta luglio scade il mezzo secolo di vita del cantante degli EelST, e quello di attribuire la corona di classico al gruppo da lui fondato ci pare un buon modo di onorarne il genetliaco.</p>
<p>Per giustificare questo tentativo di consacrazione, che potrebbe apparire un po’ azzardato, occorre purtroppo fare un po’ i pedanti. In che genere di classico rientra prima di tutto Elio? La categoria del demenziale è inappropriata e fuorviante. Meglio collocarlo tra i campioni di un genere trasversale ed eterno: quello della “Musica divertente fatta bene”, nel quale si annoverano Mozart, Haydn, Frank Zappa e gli Area. Siamo agli antipodi, per capirci, della “Musica pretenziosa suonata con sussiego” praticata da cantautori come De Gregori.</p>
<p>La prima qualità da rilevare negli Elii è invece la sprezzatura, ovvero la disinvoltura con la quale propongono brani di estrema difficoltà. La sprezzatura è il contrario dell’affettazione (quella di De Gregori ad esempio), ed era considerata nel Cinque e Seicento il maggior contrassegno di eleganza e buona educazione. Educato Elio, così volgare? Sì: il buon gusto non ha nulla a che fare col galateo.</p>
<p>È lo stesso principio che gli antichi esprimevano con la formula dell’Ars est celare artem, ovvero la trasandatezza studiata di Orazio. Chiunque abbia assistito ad un concerto degli EelST, con quel loro modo di suonare in cui non traspare mai lo sforzo, capisce bene di che si parla; la stessa trivialità dei contenuti è una delle strategie per dissimulare la complessità e neutralizzare la pedanteria.</p>
<p>Si è citato Orazio, e rimanendo nell’età augustea il concetto di Arte allusiva può essere utile a comprendere un altro aspetto della classicità degli Elii. L’autore allusivo è quello che coinvolge il lettore in un raffinato gioco di intelligenza e di stile ammiccando ad altre opere per imitazione od opposizione. È questa anche una delle modalità in cui si esprime il sincretismo musicale degli EelST, che usano la cultura e la musica, popolare e non, come materiale per creare altre opere originali, senza peraltro manipolare il proprio pubblico (come fa invece De Gregori).</p>
<p>Concetti simili sono alla base dell’OuLiPo, l’Ouvroir de Littérature Potentielle di Queneau, il cui assunto è che il vincolo nella scrittura è un potente moltiplicatore della libertà e della creatività nell’arte. Verrebbe anzi da suggerire agli adepti italiani del gruppo francese di promuovere la fondazione di un Opificio di Musica Potenziale, con Elio presidente onorario.</p>
<p>Elio, come Keaton, non ride mai; eppure il cipiglio della musica impegnata non fa parte della sua personalità. Mentre il classico, spesso e volentieri, si impegna. L’obiezione tuttavia può essere facilmente ribattuta. La musica, lo sanno tutti, è intrinsecamente incapace di trasmettere un messaggio che sia altro da se stessa. La musica esplicitamente impegnata è dunque un genere dei più frivoli, che Elio sa imitare magistralmente usando gli stereotipi della trasgressione e del ribellismo giovanilistico. L’impegno di Elio va letto in un senso più sostanziale. Zappa diceva che l’unico mezzo per far circolare musica colta tra le masse era quello di metterci dentro delle parolacce. Attratti da contenuti idioti, gli ascoltatori si educano a qualcosa di più della solita ripetizione strofa-ritornello, a godere di partiture ritmiche plurime in uno stesso brano e a un uso evoluto dell’elettronica; ma anche a considerare le parole come qualcosa con cui si può giocare.</p>
<p>Maestri della leggerezza, gli EelST sono il fusibile che salta quando per troppa serietà si corre il rischio del corto circuito mentale: per questo sono classici. Ci auguriamo solo che riescano a trattenersi dalle derive auto-allusive in cui alla fine cadono quasi tutti, come il trarre un musical dal Decamerone, trasporre in musica le Undicimila verghe o realizzare una versione per archi di John Holmes con Rocco Tanica alla spinetta. Ma in fondo poi, perché no?</p>
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		<title>la droga della novità</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 16:14:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>debenedittismatteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella vita media di una persona, con che frequenza arriva una novità? Per novità intendo una cosa da raccontare, che suscita domande, che accende discussioni, complimenti o lacrime, della quale si può parlare all’interno di una comunità. Una novità è piacevole. Una notizia, anche se tragica, innesca una catena di conseguenze nell’animo umano che lo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=matteodebenedittis.wordpress.com&amp;blog=8700809&amp;post=422&amp;subd=matteodebenedittis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella vita media di una persona, con che frequenza arriva una novità?<br />
Per novità intendo una cosa da raccontare, che suscita domande, che accende discussioni, complimenti o lacrime, della quale si può parlare all’interno di una comunità.<br />
Una novità è piacevole. Una notizia, anche se tragica, innesca una catena di conseguenze nell’animo umano che lo stimolano, lo mettono in moto, lo aiutano a vivere. Ascoltare una novità è uno dei piaceri della vita. E, come spesso fanno i piaceri, dà dipendenza. Siamo affamati di novità. Vorremmo che ogni giorno ci fosse una novità.</p>
<p>E tu, quante novità vivi in un mese?<br />
Mi rendo conto: è difficile fare una stima.<br />
Poniamo una alla settimana, fra novità che coinvolgono me e novità che coinvolgono i miei amici o conoscenti?<br />
Vi sembra una stima realistica? Non so, a me sì, ma potremmo fare anche due o tre alla settimana, o una al mese.<br />
Al fine del mio ragionamento importa relativamente.</p>
<p>Provo a fare un altro esempio per farmi capire meglio.<br />
Tua trisnonna contadina a quante novità aveva accesso in un mese?<br />
Non credo più di cinque o  sei, a occhio.</p>
<p>Ecco.<br />
L’uomo è fatto per ricevere circa una novità a settimana.<br />
Psicologi e sociologi potrebbero fare stime più accurate e calcoli più raffinati, ma mi pare che più o meno siamo a questi livelli.<br />
Una novità a settimana, in media.<br />
Ecco.<br />
La società occidentale di inizio terzo millennio è in overdose da novità.<br />
Come con gli zuccheri: sono piacevoli e ne mangiamo troppi.</p>
<p>Ogni giorno abbiamo potenzialmente accesso a tutte le novità del mondo.<br />
Ogni tre mesi i nostri software si devono aggiornare, e io tiro degli accidenti perchè non è che posso perdere sei ore ogni tre mesi per re-imparare ad usare un programma che sapevo già usare benissimo, spesso con miglioramenti minimi e altrettanto spesso con peggioramenti evidenti, o &#8211; comunque &#8211; cambiamenti non richiesti.<br />
Ogni ora possiamo monitorare la vita dei nostri modelli, dei nostri idoli, delle nostre passioni.</p>
<p>La novità è una droga.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/matteodebenedittis.wordpress.com/422/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/matteodebenedittis.wordpress.com/422/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/matteodebenedittis.wordpress.com/422/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/matteodebenedittis.wordpress.com/422/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/matteodebenedittis.wordpress.com/422/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/matteodebenedittis.wordpress.com/422/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/matteodebenedittis.wordpress.com/422/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/matteodebenedittis.wordpress.com/422/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/matteodebenedittis.wordpress.com/422/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/matteodebenedittis.wordpress.com/422/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/matteodebenedittis.wordpress.com/422/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/matteodebenedittis.wordpress.com/422/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/matteodebenedittis.wordpress.com/422/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/matteodebenedittis.wordpress.com/422/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=matteodebenedittis.wordpress.com&amp;blog=8700809&amp;post=422&amp;subd=matteodebenedittis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title># 40 Jovanotti &#8211; Ora &#8211; Le tasche piene di sassi</title>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2011 15:19:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>debenedittismatteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Bella canzone. Pelle d’oca e brividi. Stellare e neonata. Le frasi del ritornello sono attinte al lessico di un bambino (vienimi a prendere &#8211; arriva subito &#8211; non so leggere &#8211; mi vien da piangere), mentre le strofe descrivono il cosmo e la sua meraviglia. Davanti alla meraviglia del cosmo l’uomo è come un bambino. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=matteodebenedittis.wordpress.com&amp;blog=8700809&amp;post=419&amp;subd=matteodebenedittis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://matteodebenedittis.files.wordpress.com/2011/05/tasche-piene-di-sassi.png"><img src="http://matteodebenedittis.files.wordpress.com/2011/05/tasche-piene-di-sassi.png?w=300&#038;h=150" alt="" title="tasche piene di sassi" width="300" height="150" class="aligncenter size-medium wp-image-420" /></a></p>
<p>Bella canzone. Pelle d’oca e brividi. Stellare e neonata.</p>
<p>Le frasi del ritornello sono attinte al lessico di un bambino (vienimi a prendere &#8211; arriva subito &#8211; non so leggere &#8211; mi vien da piangere), mentre le strofe descrivono il cosmo e la sua meraviglia.</p>
<p>Davanti alla meraviglia del cosmo l’uomo è come un bambino.<br />
Davanti alle galassie l’uomo può solo andare a caso (giocano a dadi &#8211; forse Jovanotti risponde alla frase di Einstein: “Dio non gioca a dadi”&#8230; ok, Dio non va a caso, ma l’uomo sì).<br />
L’uomo vive a tentoni, azzardando risposte.<br />
Azzarda risposte, è vero, ma è immerso nella magia.<br />
Magia che resta sul tavolo, che è la vera posta in gioco della vita.<br />
Scommettere sulla meraviglia.<br />
La meraviglia gratuita e disinteressata di cui ci parlano ogni giorno il cielo, le libellule e i fiori.<br />
Davanti ai quali siamo bambini che piangono, bambini che non sanno nulla, che si sentono persi.<br />
Che possono offrire solo una vita povera.<br />
Una vita fatta di passi, di sassi, di stracci, di emozioni (battiti) e relazioni (occhi pieni di te).</p>
<p>Bambini davanti alla magia. E alla musica.<br />
(Che senso ha l’emozione? E’ inutile l’emozione che crea la musica? O è forse lì la magia?)</p>
<p>Un testo, mi verrebbe da dire, che ridimensiona l’uomo nella sua vera dimensione: la piccolezza.</p>
<p>Volano le libellule,<br />
sopra gli stagni e le pozzanghere in città,<br />
sembra che se ne freghino,<br />
della ricchezza che ora viene e dopo va,<br />
prendimi non mi concedere,<br />
nessuna replica alle tue fatalità,<br />
eccomi son tutto un fremito ehi. </p>
<p>Passano alcune musiche,<br />
ma quando passano la terra tremerà,<br />
sembrano esplosioni inutili,<br />
ma in certi cuori qualche cosa resterà,<br />
non si sa come si creano,<br />
costellazioni di galassie e di energia,<br />
giocano a dadi gli uomini,<br />
resta sul tavolo un avanzo di magia. </p>
<p>Sono solo stasera senza di te,<br />
mi hai lasciato da solo davanti al cielo<br />
e non so leggere, vienimi a prendere<br />
mi riconosci ho le tasche piene di sassi. </p>
<p>Sono solo stasera senza di te,<br />
mi hai lasciato da solo davanti a scuola,<br />
mi vien da piangere,<br />
arriva subito,<br />
mi riconosci ho le scarpe piene di passi,<br />
la faccia piena di schiaffi,<br />
il cuore pieno di battiti<br />
e gli occhi pieni di te. </p>
<p>Sbocciano i fiori sbocciano,<br />
e danno tutto quel che hanno in libertà,<br />
donano non si interessano,<br />
di ricompense e tutto quello che verrà,<br />
mormora la gente mormora<br />
falla tacere praticando l&#8217;allegria,<br />
giocano a dadi gli uomini,<br />
resta sul tavolo un avanzo di magia. </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/matteodebenedittis.wordpress.com/419/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/matteodebenedittis.wordpress.com/419/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/matteodebenedittis.wordpress.com/419/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/matteodebenedittis.wordpress.com/419/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/matteodebenedittis.wordpress.com/419/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/matteodebenedittis.wordpress.com/419/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/matteodebenedittis.wordpress.com/419/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/matteodebenedittis.wordpress.com/419/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/matteodebenedittis.wordpress.com/419/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/matteodebenedittis.wordpress.com/419/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/matteodebenedittis.wordpress.com/419/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/matteodebenedittis.wordpress.com/419/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/matteodebenedittis.wordpress.com/419/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/matteodebenedittis.wordpress.com/419/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=matteodebenedittis.wordpress.com&amp;blog=8700809&amp;post=419&amp;subd=matteodebenedittis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>conferenza a Casale Monferrato!</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 08:20:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>debenedittismatteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Matteo De Benedittis al Balbo per una lezione &#8220;alternativa&#8221; di Italiano Lo scorso martedì 19 aprile l&#8217;Aula magna del Liceo Balbo ha ospitato un giovane insegnante di Lettere di Reggio Emilia, Matteo De Benedittis, autore del libro Cantami o DJ&#8230; (Kowalski, 2009), un manuale &#8220;alternativo&#8221; di retorica che nasce da una curiosa esperienza in classe. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=matteodebenedittis.wordpress.com&amp;blog=8700809&amp;post=415&amp;subd=matteodebenedittis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://matteodebenedittis.files.wordpress.com/2011/04/de-benedittis2011.jpg"><img src="http://matteodebenedittis.files.wordpress.com/2011/04/de-benedittis2011.jpg?w=300&#038;h=108" alt="" title="De Benedittis2011" width="300" height="108" class="aligncenter size-medium wp-image-416" /></a></p>
<p>Matteo De Benedittis al Balbo per una lezione &#8220;alternativa&#8221; di Italiano<br />
Lo scorso martedì 19 aprile l&#8217;Aula magna del Liceo Balbo ha ospitato un giovane insegnante di Lettere di Reggio Emilia, Matteo De Benedittis, autore del libro Cantami o DJ&#8230; (Kowalski, 2009), un manuale &#8220;alternativo&#8221; di retorica che nasce da una curiosa esperienza in classe. Nel settembre del 2008, De Benedittis riceve infatti l&#8217;attenzione dei media per aver ingaggiato una sfida a colpi di rap con un suo studente: subito viene ribattezzato il &#8220;professore rap&#8221; e decide di scrivere un manuale per spiegare la bellezza e la complessità della lingua italiana attraverso le canzoni. Il lettore potrà dunque scoprire come i testi di Biagio Antonacci, Giorgia o Samuele Bersani (solo per fare tre nomi di cantanti italiani noti al grande pubblico) siano ricchi di metafore, allitterazioni, paronomasie o sinestesie. Ampio spazio è però riservato, nel volume, ai testi rap e hip hop italiani, vera miniera di figure retoriche di suono e di significato. Durante la conferenza, organizzata dal prof. Alessio Piran e che ha visto la partecipazione di ben sette classi dell&#8217;Istituto, il &#8220;professore rap&#8221; ha raccontato la sua esperienza di docente (iniziata a soli 22 anni), della sua passione per la musica e del potere evocativo della parola. I ragazzi hanno partecipato con grande entusiasmo, rispondendo alle domande sulle figure retoriche incontrate nei testi fatti ascoltare, cantando parti delle loro canzoni preferite e cercando di scoprire qual è il messaggio nascosto dietro l&#8217;apparente nonsense di Tranne te, l&#8217;ultima hit del rapper Fabri Fibra, amatissimo dagli adolescenti. Al termine, l&#8217;autore si è intrattenuto a parlare con alcuni studenti, firmando copie del libro e facendo le foto di rito.<br />
Alessio Piran</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/matteodebenedittis.wordpress.com/415/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/matteodebenedittis.wordpress.com/415/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/matteodebenedittis.wordpress.com/415/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/matteodebenedittis.wordpress.com/415/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/matteodebenedittis.wordpress.com/415/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/matteodebenedittis.wordpress.com/415/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/matteodebenedittis.wordpress.com/415/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/matteodebenedittis.wordpress.com/415/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/matteodebenedittis.wordpress.com/415/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/matteodebenedittis.wordpress.com/415/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/matteodebenedittis.wordpress.com/415/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/matteodebenedittis.wordpress.com/415/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/matteodebenedittis.wordpress.com/415/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/matteodebenedittis.wordpress.com/415/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=matteodebenedittis.wordpress.com&amp;blog=8700809&amp;post=415&amp;subd=matteodebenedittis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Sergio Manghi &#8211; la conoscenza ecologica</title>
		<link>http://matteodebenedittis.wordpress.com/2011/04/14/sergio-manghi/</link>
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		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 11:18:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>debenedittismatteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblico, per (insufficiente) riconoscenza, la relazione d&#8217;esame che scrissi nel 2007 per il prof Sergio Manghi a commento del suo corso e del suo testo: la Conoscenza Ecologica. Risulterà inconcepibile a chi non conosce Bateson e Girard, qualcosa di Baumann &#8211; o Manghi stesso. Università di Parma – Ssis – VII ciclo SOCIOLOGIA DELLA SCUOLA [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=matteodebenedittis.wordpress.com&amp;blog=8700809&amp;post=405&amp;subd=matteodebenedittis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://matteodebenedittis.files.wordpress.com/2011/04/sir_sean_connery_display.jpg"><img src="http://matteodebenedittis.files.wordpress.com/2011/04/sir_sean_connery_display.jpg?w=279&#038;h=300" alt="" title="Sir_Sean_Connery_display" width="279" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-410" /></a></p>
<p>Pubblico, per (insufficiente) riconoscenza, la relazione d&#8217;esame che scrissi nel 2007 per il prof Sergio Manghi a commento del suo corso e del suo testo: la Conoscenza Ecologica.</p>
<p>Risulterà inconcepibile a chi non conosce Bateson e Girard, qualcosa di Baumann &#8211; o Manghi stesso.</p>
<p>Università di Parma – Ssis – VII ciclo</p>
<p>SOCIOLOGIA DELLA SCUOLA<br />
prof. Sergio Manghi.</p>
<p>Matteo De Benedittis, matricola 855.</p>
<p>1. Quali sono le funzioni della cornice nei processi di conoscenza?</p>
<p>Intanto, conoscere è creare. L’assente meta-pittore del quadro di Magritte non ha conosciuto e poi copiato il panorama fuori dalla finestra: l’ha inventato. Che questo panorama e la sua ri-creazione sulla tela siano identici è solo una delle possibilità (una delle più remote, anche). La mente, per poter conoscere la realtà, la filtra, ri-creandola dandole immediatamente e inconsapevolmente dei confini (il foglio, la pellicola, la metrica, il silenzio). La cornice risponde al bisogno che l’uomo ha di senso, di direzione, di determinatezza. Queste cornici permettono di distinguere tra oggetto e lo sfondo: l’oggetto è interessante, lo sfondo non interessa l’atto creativo della sua conoscenza. Allo stesso tempo la cornice (creazione mentale, inesistente in realtà) ci avverte che l’oggetto e lo sfondo non sono esistono alternativamente (aut/aut) ma contemporaneamente (et/et), spingendoci a fare zigzag fra dentro e fuori, fra figura e sfondo: la cornice è più importante del quadro, lo crea.</p>
<p>2. Cosa si intende con la frase “penso dunque siamo”?</p>
<p>Uno dei più attivi idoli umani (magico e, oggi, anche tecnico) ci mostra la mente come un potere che dirige unidirezionalmente il contesto nel quale è inserita tramite una serie di rapporti di causa-effetto. “Abracadabra!” …e la principessa si innamora; pigio il tasto …e parte la macchina; penso quindi sono; A quindi B. Il primato e la responsabilità ce l’ha A: la mente. E l’effetto appare come certo. Infatti, se l’effetto non è come previsto, ci si sente traditi. C’è un’alternativa a questo sistema tendenzialmente fallimentare (sentirsi traditi è frequente). Al primato del controllo unidirezionale si può sostituire il primato della relazione. Il centro non è A, ma A+B. Anzi: +A+B+ (anche A e B sono inseriti nella danza di relazioni ininterrotte che ogni organismo fa con gli altri). Il primato/responsabilità non è tutta di A, ma un po’ di A, un po’ di B, un po’ di C… L’effetto, come nel Croquet delle Meraviglie, non è quasi mai certo. E’ aperto. A pensa, quindi A+B+C sono.</p>
<p>3. In che senso alcolismo e anoressia possono costituire una parodia involontaria della nostra normalità?</p>
<p>Intanto cos’è la “nostra normalità”? E’ la “normalità” individualista nella società dell’immagine, cioè “cercare di ricevere un applauso immaginario il più ampio possibile per le proprie esibite doti di autocontrollo”. Alcolista e anoressica ricevono questo input: “se vuoi ce la fai”. Un chiaro esempio di controllo mentale unidirezionale, che si svincola dalla danza delle relazioni dalla quale nasce e diventa fine a se stesso. L’alcolista deve accettare che sarà sempre dipendente dalla bottiglia, per poter smettere di bere. L’anoressica deve riconoscere di essere in rivalità simmetrica e mimetica con le altre magre (invece di riconoscere solo l’invidia altrui, che appaga il suo applauso immaginario). Alcolista ed anoressica hanno bisogno di sentirsi e sapersi dipendenti, per non esserlo patologicamente. Estremizzandolo, fanno la parodia di ciò che fanno tutti (governare l’ambiente in modo unidirezionale). Una parodia involontaria, in-cosciente, cieca. Come tutti.</p>
<p>4. Collegare un argomento tratto dai testi o dalle lezioni con un testo non richiamato a lezione e ritenuto personalmente pertinente. </p>
<p>Grigliata mistica<br />
da un corso (troppo) ricco fermentano alcune suggestioni<br />
- in (poco più di) quindici righe -</p>
<p>CORNICI CONFUSE 1: La Torah contiene la non-Torah: le cornici si (con)fondono. Il 30% circa della Torah (tutta Genesi e metà Esodo) parlano di un tempo in cui la Torah stessa non esisteva ancora. La Genesi è interamente nella Torah e interamente senza Torah. Ciò permette a Gesù di dire: avete inteso che fu detto… ma in principio non era così . Restare nella cornice Torah, uscendone.<br />
CORNICI CONFUSE 2: Borges: la Biblioteca di Babele confonde la distanza fra la cornice del libro fisico nelle mani del lettore e quello narrato negli scaffali della Biblioteca.<br />
CORNICI CONFUSE 3: L’opera dell’incisore M. C. Hescher racconta incessantemente lo sfuocarsi, il trasformarsi, il crearsi e ri-crearsi delle cornici.</p>
<p>EPIFANIE RELAZIONALI 1: L’Oscar per il Miglior Film “Crash” narra le relazioni, subordinando i personaggi.<br />
EPIFANIE RELAZIONALI 2: Il detto Nemo propheta in patria  mi ha spesso interrogato. Letto alla luce batesoniana rivela un conflitto fra simmetria e complementarietà. I patrioti cercano una relazione simmetrica (compaesano-compaesano), il profeta ne propone una complementare (profeta-discepolo). </p>
<p>FRAGILI SACRALITÀ: La masturbazione/pornografia: come nell’alcool e nell’anoressia, un alto (il più alto?) atto sacro (sentirsi fisicamente parte di una triplice relazione: uomo-donna-figlio, confondendo le tre cornici) perde la sua relazionalità. Vige l’illusione di controllare la propria sessualità: nel maschio l’illusione di controllare il possesso e nella femmina l’illusione di controllare la seduzione, entrambi vietano l’apertura della relazione a un altro attore (concepimento).</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/matteodebenedittis.wordpress.com/405/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/matteodebenedittis.wordpress.com/405/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/matteodebenedittis.wordpress.com/405/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/matteodebenedittis.wordpress.com/405/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/matteodebenedittis.wordpress.com/405/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/matteodebenedittis.wordpress.com/405/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/matteodebenedittis.wordpress.com/405/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/matteodebenedittis.wordpress.com/405/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/matteodebenedittis.wordpress.com/405/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/matteodebenedittis.wordpress.com/405/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/matteodebenedittis.wordpress.com/405/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/matteodebenedittis.wordpress.com/405/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/matteodebenedittis.wordpress.com/405/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/matteodebenedittis.wordpress.com/405/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=matteodebenedittis.wordpress.com&amp;blog=8700809&amp;post=405&amp;subd=matteodebenedittis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Naif! Recensione della buona notte!</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Apr 2011 14:26:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>debenedittismatteo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’era una volta un omino che alle otto meno un quarto inforcava la bicicletta e dopo venti minuti arrivava al carcere dove insegnava italiano e storia ai carcerati adulti, tutto sudato ma felice. Quando pioveva però era triste, perchè si bagnava fino al naso. E quel giorno pioveva. Nel grammofono da tasca che aveva c’era [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=matteodebenedittis.wordpress.com&amp;blog=8700809&amp;post=400&amp;subd=matteodebenedittis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p>C’era una volta un omino che alle otto meno un quarto inforcava la bicicletta e dopo venti minuti arrivava al carcere dove insegnava italiano e storia ai carcerati adulti, tutto sudato ma felice. Quando pioveva però era triste, perchè si bagnava fino al naso. E quel giorno pioveva.<br />
Nel grammofono da tasca che aveva c’era una canzone che non aveva ancora ascoltato: Una giornata triste.<br />
Disse, fra sè e sè: “non l’ho ancora ascoltata, ma sta a vedere che mi abbatte ancora di più”.<br />
E invece lo tirò su di morale.</p>
<p>C’era una volta un omino e la sua casa in campagna. La bella ragazza di quest’omino stava lavando i piatti, e l’omino l’aiutava ad asciugarli. Sul comò il grammofono trasmetteva una bella canzone: Annarosa.<br />
Finì il sapone, e la bella ragazza non sapeva più come lavare i piatti.<br />
L’omino la fece ballare con il grembiule finchè non finì la canzone, la baciò finchè non finì il fiato e colse in giardino due rose e un biancospino.<br />
Prese il profumo delle rose e il bianco del biancospino, agitò bene&#8230;<br />
&#8230;ed ecco voilà il sapone!</p>
<p>C’era una volta una giornata di sole e di vacanza.<br />
L’omino che abitava la casa bianca e gialla della nostra storia si alzò e accese il grammofono da camera che trasmetteva La festa delle lucciole.<br />
Non aveva mai ascoltato questa canzone, ma la trovò così azzeccata che pensò: “è vacanza, c’è il sole, mia moglie è ancora a letto, i bimbi ronfano&#8230;”<br />
E prenotò un tavolo nel ristorante del bosco.<br />
Per la sera.</p>
<p>C’erano una volta due fratelli gemelli, che studiavano uno di qua e uno di là dalla scrivania.<br />
Uno doveva disegnare e accese il grammofono e l’altro disse: “oh spegni”.<br />
“No dai” disse l’uno “senti qua”.<br />
“Ma dai spegni ti ho detto” disse l’altro, che però nel frattempo ascoltava Menestrello da strapazzo.<br />
Uno disegnava.<br />
L’altro tamburellava sulla copertina.<br />
Alzando solo le sopracciglia disse: “va be’, dai, lascia acceso”.</p>
<p>C’erano una volta due bimbi, figli di un omino che insegnava italiano e storia, che avevano sonno.<br />
Era sera e il tramonto diceva ciao fuori dalle nuvole. “Ci leggi la favola?” dissero a canone all’omino.<br />
L’omino guardò sua moglie che era di schiena, aprì l’album e incominciò a leggere L’uomo dalle poche parole, indicando le illustrazioni e aggiungendo dettagli.<br />
I bimbi si addormentarono e sognarono.</p>
<p>&#8230;e l’omino si svegliò.<br />
Quella notte aveva fatto una manciata di sogni.<br />
Accese il grammofono, incastrò sul pirulino “Tre civette sul comò” di Naif Herin (brava, bella, poliglotta, polistrumentista, cantante in bilico fra tutto)&#8230;<br />
&#8230;e ricominciò a sognar.</p>
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