Upgrade #11 – Spina nel Suono (e ricordi di classe)

Ero stato suo prof di geografia e storia in prima e in seconda.
La sua classe me la ricordo ancora, e credo che lei ricordi ancora me, per via di alcune scenette fra il buffo e l’iracondo che si erano create fra di noi.

Capita.
Capita che certe volte con una classe ti trovi a tuo agio, ti senti capito e ci stai comodo, sai che puoi dare il meglio di te, o anche il peggio: e questo è sintomo di libertà.
Ci sono tanti tipi di classi, e sarebbe interessante classificarle, se qualcuno che non conosco non l’ha già fatto.
Questa era una classe vivace e interessante, che permetteva di iniziare le lezioni ridendo per dieci minuti, per poi tacere concentrati per i restanti quaranta, assimilando osmoticamente date, problemi, domande e ragionamenti.

A parte lui c’erano altri geni nella sua classe, e ho potuto sperimentare con e su di loro alcune delle idee innovative che mi avevano proposto.
E’ stata la mia prima classe che ho visto crescere nel corso dei cinque anni – c’è chi dice che sono gli anni più importanti.

A tutta la V S. Gregorio Magno 2009-2010 devo molto.
Questo post su “Asso di Picche e la sua crew” è dedicato anche alla sua classe, che mi hanno permesso di sognare.

Passiamo quindi ad alcune idee interessanti derivate dai testi degli Spina nel Suono, la crew del suddetto Asso di Picche – reso famoso dal noto video che mi ritrae rappare in aula magna (ve lo potete gustare nella sezione video).

Full a tre jack” è il titolo di un loro pezzo.
“Jack” in questo caso sta sia per la carta da poker, sia per il cavo del microfono – anzi, dei tre microfoni, in quanto la crew è tricipite -, e quindi la paronomasia è efficacemente semplice ma, che io sappia, non ci aveva ancora mai pensato nessuno.

Mi rendo conto che a parlare delle cose belle della vita si corra sempre un grosso rischio di melensaggine e banalità, per cui è meglio rifugiarsi nelle cose negative che portano sempre una briciola di dramma dentro di loro.
E infatti vari rapper prendono questa strada, compresi gli SnS: una loro canzone parla della “noia” e infatti si intitola così.
Uno dei passaggi che mi ha colpito di più è:

il tempo concedutomi che si consuma celere
e al contempo osservo la vita passare in un posacenere,
se domani sarà come ieri morirò per danni passivi
all’età di 17 anni o forse, smetterò di guardarmi
seduto sulla bara mentre attendo di sdraiarmi

Intanto l’interessante metafora fra tempo e sigaretta, ricamato con le due sole immagini del posacenere e dei danni passivi (quali sono i danni passivi del tempo?), e poi l’immagine di passare la vita seduto sulla bara in attesa di sdraiarsi è un’altra metafora particolarmente fulminante.
Vivere sul bordo della morte, in attesa di essere morto.
Un po’ macabro, ma efficace.

Gli insegnavo storia e geografia, ma fu la sua prof di italiano a farmi lavorare, per cui sono contento che abbia assimilato bene le sue lezioni, come possiamo osservare nelle due emerite citazioni letterarie (Dante e Socrate) che vengono brandite e mixate in quest’ultima strofa tratta dall’epica dark di “Solo i resti suonano”:

finti divi divisi uccisi escono dalle tombe
crescono zombie
da zone d’ombra
Asso circonda ogni testa
ingombra di cresta e corna
rimbomba lesta una granata metrica
elettrica passa la scossa alla cassa
e la rende scheletrica
rende vive le ossa di cui le casse son prive
son basse le rive
su cui mi appoggio
le rime che sfoggio
le prime sensazioni prima della fine
in cui trovo il mio umile alloggio
nell’epica del vinile
mi crogiolo elogio la metrica
e ogni beat che merita
non segue l’America
la mia rima emerita scuote fedi come un’eretica
etica di morte e distruzione
non capisce la tua mente e la rifiuta
la sorte della tua fazione
finisce in una ciotola di cicuta
all’insaputa dell’ira cieca
che mi prende la materia grigia
scovo tante opere di Dante
ora mi ritrovo in una palude Stigia

Personalmente mi emoziono particolarmente a pensare alla “granata metrica che passa la scossa elettrica alla cassa, rendendola scheletrica (e rende vive le ossa – di cui sono prive le casse)”.
Asso di Picche scuserà questa parafrasi, ma la cassa elettrizzata dalle tue rime fino alle ossa – che non ha – mi sembra un’immagine riuscita ed autoironica.

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~ di debenedittismatteo su 30 gennaio 2010.

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