#13 Dante’s Inferno? In che girone lo mettiamo?

Traslocare una storia da una forma all’altra mi è sempre piaciuto.
Quando il trasloco viene bene uno si gode la storia doppiamente.
Nei tempi che furono la stessa storia (il viaggio di Ulisse, ad esempio, o le avventure di Orlando) traslocavano semplicemente da un cantore all’altro, e ogni poeta girovago ci metteva la sua voce, la sua storia, eventualmente le sue idee.
Oggi la stessa storia passa dai libri al cinema, o dai fumetti ai videogiochi.
Alcune volte viene bene (Watchmen, Batman, Romeo+Giulietta) altre volte meno (Troy, Spawn, Harry Potter).

Per traslocare una storia bisogna spostare tre cose: il problema, l’ambientazione e i personaggi.
Il problema è il “seme” che fa crescere la trama (il mago mi vuole uccidere, il meteorite in arrivo, un pazzo uccide per le strade della città); l’ambientazione è l’humus spaziotemporale in cui il seme cresce (Pandora/futuro, Hogwarts/oggi, Gotham City/oggi); i personaggi sono il tronco, i frutti e le radici della trama.
Se queste tre cose vengono traslocate con cura, l’emozione della storia resta la stessa, e chi ha amato la prima versione storia amerà anche la seconda, anzi, ne trarrà ancora nuova linfa e nuova bellezza.

Dante’s Inferno pretende di dare giocabilità alla Divina Commedia.
Il Problema è capovolto: non è Beatrice che salva Dante dalla selva oscura, ma Dante che deve salvare Beatrice rapita dal diavolo.
Il Personaggio principale, ovviamente, ne risulta stravolto: Dante non è un poeta ma un mago/guerriero.
L’Ambientazione, almeno, resta – vagamente – la stessa: almeno la successione dei gironi e dei guardiani infernali è la stessa. I Personaggi secondari però, ovviamente, diventano semplici comparse e non più comprimari come nell’opera di Dante.

Mentre il corpo di Dante si rigira nella sua tomba ravennate e il suo spirito – a quanto si era autopredetto – sta scontando gli ultimi secoli in Purgatorio, la Visceral Games è bene che faccia un esame di coscienza.
Anzi, la aiuto io.
Hanno sfruttato un nome come quello di Dante con chiari intenti mediatici – tutti i giornali, ovviamente, ne parlano (e anche io, del resto) – e la visibilità mediatica si trasforma facilmente in “soldi”.
Insomma, rubano il nome di Dante senza nessun amore nei confronti della sua opera per dei soldi.
Che tristezza.
Ma non solo: oltre che triste la manovra distruttrice è anche inutile: avrebbero avuto la stessa identica visibilità anche se avessero ideato un videogioco più gentile nei confronti dell’autore – al quale un minimo di riconoscenza è sempre dovuta.

In che girone mettiamo gli sceneggiatori della Visceral?
La Visceral ha fatto violenza all’arte di Dante, ha frodato i suoi lettori, ha tradito il Sommo Poeta. Abbiamo quindi l’imbarazzo della scelta.

Prima opzione: violenza.
Se la Visceral Game ha usato violenza verso l’arte dantesca, inequivocabilmente finirà accucciato “brusciato e cotto” in un sabbione infuocato, a friggere sotto falde di fuoco – insieme agli usurai.

Seconda opzione: frode.
1. qualcuno considera “sacro” il nome di Dante e “divina” la sua opera: rubare il suo nome è quindi furto sacrilego – e Vanni Fucci ci racconta che i ladri sacrileghi finiscono a fare orrende metamorfosi serpentine;
2. oppure potremmo propendere per una falsificazione: nellultima delle dieci bolge i falsari sono appestati da malattie orribili.

Terza opzione: tradimento.
Se Dante è un benefattore, e la Visceral l’ha tradito, allora la pena è la più terribile. Talmente terribile che dal “tristo buco” del Cocito tutte le altre pene sembrano preferibili. Dal fondo ghiacciato dell’inferno il diavolo è un triste automa ibernato nella solitudine, nell’odio, nell’impotenza e nell’ignoranza da cui “procede ogni lutto”.

E dire che queste pene alla Visceral dovrebbero conoscerle bene.

E io che… (in attesa che Benigni si decida a traslocare Dante al cinema – in una trilogia filologicamente ineccepibile e finalmente realizzabile) …speravo di usarlo in classe.
Che ingenuo.

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~ di debenedittismatteo su 10 febbraio 2010.

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