#16 Da lontano sembrava un sasso

DA LONTANO SEMBRAVA UN SASSO

Titolo geniale, ogni parola è ricca.
Smontiamo il titolo pezzo per pezzo.

“Da lontano”.
La lontananza racchiude in sè l’idea di mistero e di viaggio.
Il mistero perchè una cosa lontana è esotica, permette di sognarci sopra.
Ciò che è lontano non lo conosciamo attraverso l’esperienza, ma attraverso l’ipotesi, il ragionamento, il sogno.
Ciò che è lontano non esiste, o meglio, esiste progressivamente mano a mano che ci avviciniamo. Più ci avviciniamo e più passa dalla fantasia alla realtà. E’ una “realizzazione“ progressiva.
E questa progressione è un viaggio, una scoperta, un dinamismo, un movimento.
La fantasia vuole verificarsi, vuole confrontarsi con la realtà e per farlo deve viaggiare.
Erra sia chi sbaglia che chi è vagabondo, ma se io non erro poi non so com’è il mondo, dice Jovanotti in “Date al diavolo un bimbo per cena”. E infatti c’è la possibilità di viaggiare per errore, e scoprire che ciò che sembrava una cosa ne era un’altra.

“Sembrava”.
Il verbo “sembrare“ è una promessa di sorpresa.
Fin dal titolo so già che ci sarà un colpo di scena. Che ciò che sembrava si rivelerà un’altra cosa. E quindi la mia immaginazione viene stimolata ad immaginare, a ipotizzare, a creare delle possibilità: cosa ci sarà sotto la maschera dell’apparenza?
Cosa nasconde questo enigmaticissimo sasso?

“Un sasso”.
“Il mese scorso mi è morto il sasso e ci sono rimasto male” dicono Elio e le storie tese in Animali Spiaccicati, pag. 27.
Il sasso (anzi, un sasso) è un oggetto anonimo e privo di alcuna personalità.
(Infatti per questo fa ridere la battuta degli Elii.)
Cosa c’è di meno creativo di un sasso?
Ma il titolo (il mistero, il viaggio, la sorpresa) lo hanno già trasformato in un oggetto magico, mistico, mitico, proprio perchè sappiamo che NON è un sasso.
O meglio, forse è davvero un sasso, ma nel frattempo è già diventato qualcos’altro.
Che cos’è?
Una pistola? un portafoglio? un oggetto alieno? una maschera? una classidra? una sfera magica? uno scettro? una scatola? un mouse? un topo morto? un topo vivo? un corno di rinoceronte? un cuore di golem pietrificato? una tegola? un occhio di vetro?
Sicuramente è diventato un sogno.

Grazie a Pietro Zacchi, autore di questo titolo onirico, creativo e fantasioso, a cui dedico questo tentativo di interpretazione (che, comunque, gli dedico), molto meno riuscita del suo titolo.

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~ di debenedittismatteo su 28 marzo 2010.

Una Risposta to “#16 Da lontano sembrava un sasso”

  1. .. quale onore!
    Bellissima interpretazione, piacevole e sognante.
    Se mai pubblicassi qualcosa di quella tesi, chiederò al prof. de Benedittis di curarmi l’introduzione.
    Certamente la parola più azzeccata (e più ripetutta nelle sue varie pieghe semnatiche) è immaginazione.
    Grazie ancora.
    m/o Pietro

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