#30 Buon Sangue in Buon Sangue – Jovanotti

Nonostante siano passati cinque anni dalla sua pubblicazione Buon Sangue continua ad essere un album ricchissimo: devo ancora finire di scavarmelo tutto.
Quando ho finito passo a Safari (uscito nel 2008).

Considerando che per capire un album di Jovanotti ci metto più di 5 anni, quando finirò?
Se il buon Dio permette, mi sa che finirò di studiare Jovanotti in paradiso.

Testo originale: Buon Sangue

Un mio parente era il cuoco sulla nave di Ulisse
al grande eroe e ai suoi uomini faceva pranzi e cene
anche a lui fu dato l’ordine che non ascoltasse
passando da quell’isola il canto delle sirene.
Ma lui si addormentò e non si mise la cera
e quando si svegliò credette di avere sognato,
ma invece l’esperienza era stata vera:
quel canto misterioso lui l’aveva ascoltato
e misteriosamente anche dimenticato.
Restò dentro di lui quel richiamo del vuoto
che hanno tutti gli uomini che hanno vissuto
un tuffo inconsapevole nell’assoluto.
Da lui ho imparato a vivere la realtà come un sogno
e i sogni come fossero una cosa reale,
a vivere ogni viaggio come fosse un ritorno
e che anche i grandi eroi han bisogno di mangiare.
oh, buon sangue non mente
io son di tutta la gente diretto discendente.
Tra i miei antenati più illustri c’è un tale Caino,
fondò la prima città e fu il primo assassino.
Una domanda insanguinava il suo cuore e cervello.
perchè quella mattina Dio preferì mio fratello?
Ma nei giorni più cupi, nei momenti più bui,
lui sentiva che invece il più amato era lui
e come segno di amore gli era stato concesso
il dolore e la colpa per il male commesso.
Un parente tra i più antichi era un manovale
nel cantiere della grande Torre di Babele.
Il progetto nell’insieme non lo conosceva,
ma mattone su mattone la Torre cresceva.
ad un certo punto con i soldi del salario
pensò bene di comprarsi un vocabolario:
inglese, spagnolo, turco, arabo, giapponese,
italiano, greco, indo, russo, portoghese.
Quel dizionario in qualche modo è nelle mie mani,
ma è sempre complicato capire gli umani.
Una mia ava era una donna alta un metro e dieci,
frequentava romani, galli, egizi e greci.
il suo corpo era piccino, ma pieno di calore,
sottomise tutti quanti, anche un imperatore.
Dalla mia ava ho imparato che non c’è potere,
che resista all’arte buona di dare piacere.
Nel mio albero genealogico quasi alla radice
c’è una donna di Bretagna che faceva l’attrice,
ma siccome solo i maschi lo potevano fare,
recitava di essere un uomo per recitare
cardinale, puttana, mendicante, musa,
la platea di fronte a lei non era mai delusa.
Da quella donna ho imparato che l’identità
ha una maschera e la maschera dà libertà.
Puoi cambiare faccia, parte, umore e sesso,
nel frattempo camminare di fianco a te stesso.
Ricapitolando a caso tra i miei antenati,
c’era uno che è vissuto al tempo dei crociati.
Fabbricava poi vendeva cinture di castità
era il garante tecnico della fedeltà.
E quando i cavalieri andavano a imbarcarsi in nave,
non sapevano che lui aveva la doppia chiave.
Mi ha insegnato che i costumi cambiano spesso
e che tra guerra e religione c’ha ragione il sesso.
Un mio antenato visse al tempo di Savonarola,
ascoltava i suoi anatemi parola per parola.
Ammirava nei suoi occhi quella luce interiore
che hanno gli uomini di fede, di forza, rigore.
Poi però quando tornava a casa dopo i sermoni,
passava piazza della Signoria, via Tornabuoni,
le botteghe degli artisti, bordelli, mercati:
si sentiva a suo agio tra i condannati.
Lo zio di un mio trisnonno suonava il violino,
il suo sogno era di essere un grande virtuoso.
Poi si innamorò di una che gli cambiò il destino,
lasciò perdere il violino divenne triste e geloso.
Dopo un sacco di anni che stavano insieme,
quando aveva rinunciato al suo sogno di artista,
lei se ne andò via con i profumi e le creme
e si mise con uno che faceva il violinista.
Mi insegnò che rinunciare all’ambizione è sbagliato,
che poi la dea si vendica se c’hai rinunciato.
C’era un matto che faceva sculture di vento,
si fermavano a guardarlo quando in movimento
modellava ogni dettaglio della sua opera d’arte
dopo un po’ la fissava seduto in disparte.
quasi sempre scontento del suo risultato
con un soffio distruggeva quel che aveva creato.
E la sera la gente a casa ritornava,
con scolpito negli occhi il matto che danzava.
Mentre lui andava a letto sempre insoddisfatto,
proprio come un uomo, proprio come un matto.
Tra i parenti più lontani c’è un bestemmiatore
ce l’aveva con Dio che gli era debitore
di favole raccontate prima di mettersi a letto
di cui tutti i bambini del mondo hanno diritto.
Lui era nato senza motivo apparente,
tranne quello di diventar delinquente.
Fu per questo che a Dio volle fargli dispetto
e divenne un cittadino corretto.
Un mio nonno combatteva le battaglie di Troia,
un altro faceva l’aiutante del boia.
Ce n’era uno contadino, un’altra ballerina,
uno morì di vecchiaia, uno di ghiottina.
Da tutti questi ho imparato la più grande lezione.
niente accade due volte e per questa ragione
si nasce senza esperienza, si muore senza assuefazione

Appunti sparpagliati sulle strofe di BUON SANGUE

Dentro di me ci sono tutti.
“Ho imparato” è il vero ritornello.
Ripensando alle mie origini (i miei antenati: le mie radici, le cose che ho dentro di me) scopro che sono fatto di pezzi altrui: nasco da una rete di relazioni non solo orizzontali ma anche verticali nel tempo. Dentro di me scorre un misto di sangue buono, che mi ha fatto vivere.

1.Il cuoco della nave di Ulisse: sognare fa superare gli ostacoli (sirene). Triplice apprendimento.

2.Caino: il vero dono è il senso del peccato, il dolore per il male commesso, più che la giustizia di Abele. Il vero amato non è il giusto, ma il peccatore pentito. L’urlo del sangue gli insanguina il cervello e il cuore. Come se il cuore non fosse sempre insanguinato. Una strofa che parla di perdono, sostanzialmente: il sentirsi amato anche nel male.

3.Manovale di Babele: la comprensione non è solo una questione tecnica, linguistica. La comunicazione va oltre le parole. Anche perchè oggi con google translator si riesce a tradurre ogni lingua. (Il manovale cerca di ovviare al sabotaggio di Dio: investe nella comunicazione.) Il progresso aiuta a capire gli uomini? Non del tutto.

4.Una puttana romana: il piacere vince sul potere. La gente ti apprezza di più se la fai godere, piuttosto che se la governi. E poi dare piacere è un’arte buona. Il piacere è un’arte ed è buona.

5.Un’attrice bretone: meta recitazione per poter recitare. Recita di essere un maschio per recitare. Una storia bellissima, fra l’altro. Una maschera per potersi mascherare. Questo, dice jova, vale per tutti. Qual è la maschera quotidiana? l’identità.
Ma questa identità dà libertà. L’identità ha una maschera e la maschera dà libertà.

6.Costruttore di cinture di castità per crociati: geniale. Da una parte i crociati, che uniscono in sè guerra e religione. E poi la cintura di castità per le loro mogli. Interessantissimo. Amore, guerra e religione in un’unica immagine.
I costumi cambiano spesso: è ironico o è vero? Le cinture di castità non esistono più, ma esistono ugualmente i tradimenti.
Fra guerra e religione ha ragione il sesso. Cosa significa ha ragione? vince, ha la meglio, supera per importanza gli altri due. Ciò che dà la felicità è il sesso, la relazione più che la guerra o la religione, due motivi per i quali si litiga.

7.Il condannato: Tutti hanno avuto un avo quattrocentesco, c’è poco da fare. Questo ammira il rigore morale ma si sente più a suo agio fra i condannati. Normale dicotomia fra tensione ideale e realtà quotidiana.

8.Il violinista, zio del trisnonno: ci avviciniamo. Non rinunciare all’ambizione, che fa arrabbiare gli dei (parabola dei talenti: non fare ciò che si è chiamati a fare rovina se stessi e le relazioni intorno). L’amore deve servire a vivere, non è la vita che serve ad amare. Una relazione che rende la vita un fallimento non è una buona relazione.

9.un ballerino matto: un matto faceva sculture di vento (distrugge con un soffio, come Dio crea con un soffio). Per lui erano sculture, per gli altri era una danza. Ma non era contento di queste sculture. Era l’insoddisfazione che lo rende uguale agli altri. Nonostante gli altri fossero soddisfatti delle sue sculture.

10.il bestemmiatore: ribellarsi al destino (ma il destino dipende anche dai genitori). Sono nato delinquente (nessuno gli aveva raccontato favole prima di dormire), divento corretto. Dio è la causa delle bestemmie.

11.sommario conclusivo: nel mio albero genealogico c’è di tutto: il soldato e il boia, l’uomo comune e la donna artista, i delinquenti e le persone per bene: io sono discendente di tutti, tutti sono miei parenti. Tutti sono miei fratelli.

Parla della sua vita, del suo sangue.
Nasce da una domanda: chi sono io? E io sono una somma di altre persone. Cerchiamo di immaginarcele: c’è di tutto.

E’ una sorta di Spoon River: il villaggio dei parenti di Jova si popola di figure bizzarre e nello stesso tempo credibili.

(Ringrazio Michelina che mi ha dato l’opportunità di rileggere e ristudiare questo testo da paura.)

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~ di debenedittismatteo su 25 novembre 2010.

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