School Rocks! Recensione e analisi!

School Rocks!

“Ecchissenefrega??”
School Rocks vuole rispondere a questa domanda, che echeggia nella mente degli studenti: cosa me ne frega di studiare? Cosa me ne frega di italiano matematica fisica storia chimica religione filosofia?
Cosa c’entrano con la mia vita? Cosa me ne frega ?
Già lo diceva Marracash su Mtv: “lo so che è scoraggiante che sembrano tutte cazzate così lontane da te, che t’interessano le ragazze, le marche e le macchine …” .
Frankie si allea con i prof per cercare di sfondare il muro dell’indifferenza – che è il più grave peccato mortale, diceva Jovanotti . Aveva ragione, ma l’indifferenza è la piaga giovanile. Un mondo divertito, ricco e comodo, che cresce generazioni annoiate, indifferenti e pigre.
C’è bisogno di desiderio.
Per reagire davanti a questo muro di gomma adolescenziale, molti insegnanti stanno cercando di andare al cuore delle loro materie. Al bisogno che le ha generate.
Che bisogni hanno i nostri studenti?
Hanno bisogno di sogni, di desideri.
Ma i desideri, ad dispetto dell’etimologia, non cadono dalle stelle, passano per contagio e attraverso l’esempio.
L’esempio di un rapper, per esempio, che si allea con i prof per cercare di costruire un ponte di comunicazione fra adulti e ragazzi, studenti e docenti.
Oppure il coraggio contagioso di Antonio Incorvaia e Stefano Moriggi, che nel loro School Rocks hanno la buona intuizione di applicare alla vita quotidiana le nozioni scolastiche, offrendo supporto agli insegnanti che – certe volte – vengono contagiati dalla stessa domanda degli studenti: chissenefrega?
Tuttavia farmi questa domanda – davanti agli sguardi collassanti dei miei studenti – è stato per me utilissimo.
Chiedersi “cosa me ne frega di insegnare le disequazioni, le guerre puniche e l’endecasillabo?” è una domanda energizzante, dinamica, alternativa, che morde al cuore il senso della scuola.
Se gli insegnanti trovano l’anima del vulcano che ha animato le scoperte storiche poetiche e scientifiche, forse riusciranno a trasmettere agli studenti un po’ di calore, di passione, di fantasia.
La strada che percorre School Rocks va in questa direzione: mettere anima nei libri.
Del resto, la cultura scolastica e quella pop hanno un punto in comune: l’uomo.
La cultura pop è diffusa, comune e comprensibile. Queste tre caratteristiche la rendono eterna.
Al contrario la cultura che si impara a scuola è rara e difficile, e proprio per questo è preziosa. E queste caratteristiche la rendono nuova.
A scuola si imparano solo novità. Tutto il resto si impara per strada.

PS: L’unico limite di questo libro è che ha come riferimento i ragazzi dei licei , che sono in realtà i più facili da gestire ed educare. La volta prossima ci vorrebbe qualcosa per i ragazzi delle scuole professionali, che, lo so per esperienza personale, non se ne fanno davvero niente delle citazioni filosofiche e neanche – colpo di scena – di quelle dei rapper.

SCHOOL ROCKS!

Sveglia! È ora d’imparare ad imparare.
Non c’è un maestro solo che lo possa insegnare: perché un solo maestro dà un punto di vista e per vedere il resto te ne serve una lista.
Ti serve un matematico per non dare i numeri, aggiungici un filosofo per pensieri effimeri, sommaci uno storico che dica com’è andata e un fisico quantistico che dia un’accelerata.
Data una rata prepagata, quanto costa una telefonata alla fidanzata?
Comincia con Vasco “una splendida giornata” e termina con Kant in “una notte stellata”.
Giocare col sapere fa provare piacere e può far superare barriere,
Ma occorre la parola che a sentirla fa paura… Tratteniamo il fiato:
Cultura!

School rocks! La scuola spacca.
Tira su le pagine e la musica attacca.
School rocks! La scuola spacca
E capisci anche l’acca

Finalmente lo studio ti svaga partendo da Platone e arrivando a Lady Gaga, la conoscenza paga, talvolta in contanti – raga – con tanti saluti a quegli ignoranti…
Ciao ciao, devo andare, ho da fare: dov’è il telecomando che oggi devo ripassare?
Un telegiornale e due Grandi Fratelli e domani vado volontario su Machiavelli!
Da Pirandello a Stendhal caccia al tesoro per trovar la verità, dov’è, cos’è e come possa cambiar rimanendo inalterata e restando realtà.
Qua mi basta un momento e m’ambiento, mi piace, commento e condivido l’elemento.
Si parte da uno per esser più di cento e se parto da un libro vedrai cosa divento!

Ungaretti, Jovanotti,
Marinetti, Luigi Ciotti
Giorgio Gaber, Heidegger,
Ugo Foscolo, Mick Jagger
Aristotele, Voltaire,
Alighieri, Tokio Hotel
Darwin, Goethe, Rabelais,
Schopenhauer, 883
Karl Marx, Karl Popper,
Groucho Marx, Harry Potter
Buñuel, Diderot,
Wittgenstein, Lunapop
Nietzsche, Socrate, Kundera,
William Shakespeare, Aguillera
Che Guevara, Arthur Bloch,
Pasolini: School rocks!

Il testo di Frankie Hi Nrg si presenta ricco di figure retoriche e molto adatto ad un’azione didattica su questo argomento.
Partiamo con quella che sembra una ripetizione: “imparare ad imparare”. In realtà la ripetizione perfetta si ha quando entrambe le parole hanno lo stesso valore, mentre questi due “imparare” non sono semplicemente giustapposti (come accade nelle ripetizioni – ad esempio i ritornelli delle canzoni) bensì legati da un rapporto sintattico di consequenzialità: il secondo è subordinato al primo. Ciò dà ai due termini – seppur identici in significante e significato – un valore di dipendenza del secondo dal primo, che permette di parlare di paronomasia – ovvero gioco di parole: due parole simili (in questo caso simili al 100%) con valori differenti.
Il testo procede dicendo: “non c’è un maestro solo che lo possa insegnare”. Presa da sola, questa frase significa “nessuno lo può insegnare”, ma alla luce della barra successiva “perché un solo maestro dà un punto di vista e per vedere il resto te ne serve una lista” capiamo di avere capito male. Infatti, grazie ad un chiasmo, Frankie ci illustra che differenza fa mettere un aggettivo prima o dopo il nome a cui si riferisce. In questo caso, da un lato abbiamo “maestro solo”, dall’altro “solo maestro”. La struttura del chiasmo è evidente: A-B-B’-A’. E’ un trucco molto efficace, una sorta di trappola: ti fa – appositamente – capire male, per poi svelarti cosa – in realtà – voleva dire: chi è attento al testo gode di questo ribaltamento del punto di vista. Subito sembra dire “per imparare non hai bisogno di nessun maestro”, mentre dopo dice il contrario “per imparare hai bisogno di tanti maestri”… e capisci che, in realtà, lo stava dicendo fin da subito.
Ovviamente, una caratteristica portante e importante di School Rocks! sono le citazioni.
La prima citazione si combina ad una antitesi. Vasco da una parte e Kant dall’altra. Un rocker e un filosofo. Ma questa non è l’antitesi: è la citazione. L’antitesi è contenuta dai titoli di due delle loro opere: il giorno da una parte (“una splendida giornata”) e la notte dall’altra (“una notte stellata”). Che, sì, oltre ad essere antitesi, sono anche citazioni.
La seconda citazione – ribaltata – la troviamo nel ritornello.
Non è presa dalla cultura musicale, nè da quella scolastica (come le altre citazioni presenti nel testo), bensì dai modi di dire. Un noto modo di dire scolastico è: “non capisci un’acca”.
In questo caso il modo di dire viene ribaltato, ne viene fatta una sorta di parodia: e capisci anche l’acca.
Capire o non capire un’acca è un’efficace metonimia. L’acca è la lettera inesistente, che non ha suono: è la trascrizione del nulla. Una delle varie azioni della metonimia è quella di dire il concreto al posto dell’astratto. Nel caso di questo modo di dire il “nulla” astratto di “non capisci nulla” prende concretezza nell’ “acca”.
Abbiamo detto che “capire anche l’acca” ribalta il modo di dire di partenza. Se ne si ribalta la forma, ne si ribalta anche il contenuto: se “non capire un’acca” significa “non capire nulla”, “capire anche l’acca” significa lecitamente “capire tutto”.
Una seconda paronomasia – o calambour, o gioco di parole – la troviamo in “la conoscenza paga, talvolta in contanti – raga – con tanti saluti a quegli ignoranti…” dove “contanti” e “con tanti” hanno significante simile e significato diverso.
Per poi approdare all’ultima strofe, un grande ed efficace elenco di citazioni, dove le rime scandiscono il tempo facendo incontrare personaggi della cultura pop e della cultura scolastica.
Se avete dubbi, in entrambi i casi vi rimando a Wikipedia.
Grazie Frankie!

Annunci

~ di debenedittismatteo su 12 settembre 2011.

Una Risposta to “School Rocks! Recensione e analisi!”

  1. Non so…questa canzone mi lascia perplesso. Non ho letto il libro di Moriggi e Incorvaia, scrivo solo da educatore e fan di Frankie. ma più da fan di Frankie.
    Lodevole l’intento, provare a sensibilizzare i ragazzi sul tema della cultura attraverso la musica e riuscire a essere colonna sonora di un libro dedicato a loro. E’ una via vincente e sicuramente accattivante.
    La prima volta che ho ascoltato la canzone. Da Facebook. La mia ragazza mi invia un link con preview. Wow! caspita! school rocks! Frankie dedica una canzone alla cultura, contro l’abbandono scolastico…finalmente, un rapper (e che rapper!) che ci mette la faccia e si gioca su questo tema. BENE!

    Venivo da un viaggio in macchina che come sottofondo aveva avuto “la morte dei miracoli” che non ascoltavo da molto…
    Alcuni testi mi fanno venire la pelle d’oca anche se ascoltati 100 volte…Giù le mani da Caino…Autodafè…Fili…Accendimi… e mi chiedo da che testa siano usciti. Rime che si incastrano come pezzi di puzzle perfetti a formare significati inevitabili, storie imprescindibili. Insomma delle opere d’arte.

    Poi parte l’ascolto.
    4 volte il ritornello, 4 volte! rime tutto sommato banali, in qualche modo elementari, l’impressione è di ascoltare una pubblicità progresso anni 90 dove il ritornello e il motivetto sono la chiave di volta di un testo troppo mediato, scarno, che non mi sembra andare al cuore del discorso. Giochiamo sulle contrapposizioni, si, la cultura è rock, ok, ma perchè? dove sono le barriere che dobbiamo superare? chi le crea e come si superano? la sensazione è di avere a che fare con un pezzo che ammicca ai ragazzi in maniera troppo plateale, e poco originale, riuscendo a non interessare chi della scuola ha già un’opinione pessima, a sfiorare i ragazzi che hanno una carriera scolastica sufficientemente soddisfacente e a scontentare i fan incalliti come me, i vecchiardi, che sinceramente di un singolo cosi’ non ne sentivano il bisogno dopo le delusioni dell’ultimo disco.
    Una lode per gli spunti bibliografici e i riferimenti agli autori, basta già metterli nel testo per scatenare in qualche misura la curiosità degli ascoltatori.

    Sono stato troppo cattivo. Ora dovrò leggere il libro!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: