Benigni e l’undicesimo dell’Inferno @ Campovolo Festa PD 27.8.2012

L’undicesimo canto del’Inferno: il canto del lavoro.
Ieri sera sono stato a sentire TuttoBenigni al Campovolo della mia città.
I giornali hanno scritto che l’undicesimo canto dell’inferno è quello degli eretici. Ovviamente non si sono neanche dati la pena di controllare, visto che Dante incontra Farinata degli Uberti e Cavalcante Cavalcanti nel canto decimo.
Ma per quanto detesti i giornalisti effettivamente non era facile sintetizzare con un titolo efficace il canto undecimo.
“Canto il cui Virgilio spiega la struttura dell’Inferno”? didascalico.
“Canto della pausa di riflessione”? non del tutto corretto.
“Canto del dialogo fra Virgilio e Dante”? sai che entusiasmo.
“Canto della puzza di cadavere”? già meglio.
E va bene, “canto degli eretici” è la solita banalizzazione giornalistica, ma del resto Dante e Virgilio sono ancora appollaiati dietro una tomba infuocata all’interno della città-cimitero Dite, quindi lasciamo perdere.

Tutti i giornali si sono concentrati ovviamente sulle battute di Benigni su Grillo, Bersani e Monti, senza citare per niente ciò che ha detto su questo grande e difficile canto.
Ripariamo, almeno un po’.
Intanto è un canto che a scuola non si fa, perchè appunto Virgilio vi spiega la teoria architettonica dell’imbuto infernale, e, se i prof la fanno, di solito la liquidano con una fotocopia della mappa infernale. Anch’io faccio così, intendiamoci: il tempo è sempre troppo poco per contenere tutta la bellezza del mondo.

Vediamo.
Intanto mi ha sempre colpito che i ladri siano più vicini al diavolo degli omicidi.
Sarà ben peggio uccidere che rubare, no?
No.
L’inferno è diviso in tre macro zone più tre eccezioni (1.gli ignavi, ignorati sia da Dio che dal suo nemico 2.gli spiriti magni, nel primo cerchio, la cui unica colpa è essere morti senza battesimo 3.gli eretici e gli epicurei, difficili da piazzare, che sono nel corridoio cimiteriale di passaggio fra gli incontinenti e i violenti – le prime due macrozone).

§ La prima macrozona (dal secondo al quinto cerchio) è quella degli incontinenti: lussuria, gola, avari e prodighi, iracondi e accidiosi.
Cose di per loro buone – far l’amore, mangiare, guadagnare e spendere, avere energia vitale – che vengono idolatrate, vissute senza misura e senza pentirsi di essersi lasciati dominare da queste cose, che di per sè sarebbero buone.
Avere sottomesso la ragione – il grande dono fatto da Dio agli uomini e alle donne – all’istinto.

§§ La seconda macrozona è quella della violenza.
Divisa in violenti contro gli altri (nel fiume di sangue bollente), contro se stessi (foresta allucinata) e contro Dio, la natura e il lavoro (in un deserto bruciante).
**Fiume di sangue:**
violenti contro gli altri (nel loro corpo): omicidi;
violenti contro gli altri (nei loro oggetti): predoni.
**Foresta delle arpie:**
violenti contro se stessi (nel loro corpo): suicidi;
violenti contro se stessi (nei loro oggetti): scialacquatori.
Sottolineava Benigni come l’essere e l’avere siano la stessa cosa. Ingenuamente pensavo che l’essere e l’avere sono due cose diverse, e invece Benigni non ha tutti i torti: da ciò che hai capisco chi sei, dal modo che ho di procurarmi ciò che ho capisco chi sono. Tutta la vita umana passa attraverso gli oggetti, il possesso delle cose. E il modo di avere parla dell’essere. E l’essere muove ad avere in un modo o in un altro.
Mi ero sbagliato: essere e avere sono davvero quasi la stessa cosa.
Infatti “prodighi” e “scialacquatori” sono sostanzialmente diversi, anche se all’apparenza simili. Entrambi spendono e spandono.
Ma i primi lo fanno perchè non riescono a frenarsi nel piacere dello shopping; i secondi lo fanno per odio nei confronti di ciò che sono, ma non avendo il coraggio di uccidersi materialmente, sublimano il suicidio nella distruzione di ciò che hanno (la novella di Verga “La Roba” è emblematica su questo aspetto).
**Orribile sabbione:**
Sotto una nevicata di fiamme che ricorda per analogia la punizione biblica di Sodoma e per contrasto la discesa dello Spirito Santo a Pentecoste stanno: i bestemmiatori (supini), i sodomiti (che corrono), gli speculatori (accovacciati).
Dio è il padre di tutto ciò che esiste (la natura). L’apice della natura è l’uomo, perchè più creare anche lui (con il lavoro).
Nel deserto incendiato vengono puniti i bestemmiatori perchè odiano Chi li ha creati, vengono puniti i sodomiti perchè pervertono la natura, e vengono puniti gli speculatori perchè pervertono la nipote di Dio, cioè l’arte (il lavoro).
(Se l’uomo è figlio di Dio e il lavoro è figlio dell’uomo, il lavoro è nipote di Dio). Tu stupreresti la nipotina di Dio?

§§§ La terza macrozona è quella dell’inganno, divisa in frode (ingannare chi non ha particolari motivi per fidarsi di te) e tradimento (ingannare chi si fida di te).
Torniamo alla domanda di partenza: come mai chi inganna (il ladro) è peggio di chi è violento (l’assassino)?
Secondo Dante, per due motivi.
Il primo è che per essere violenti non c’è sempre bisogno di usare la ragione, anche gli animali lo sono. Invece per ingannare qualcuno bisogna usare l’intelletto, e quindi si prostituisce il più grande dono che Dio ha fatto all’uomo. E’ come se tu regalassi un babydoll di mithril alla tua ragazza e poi lei lo usa per andare a letto con un altro.
Il secondo è che la violenza è un “male palese”, mentre l’inganno è un “male nascosto”. L’inganno è “un male che sembra bene”, mentre la violenza è “un male che sembra male”. Dalla violenza è più facile stare lontani che non dall’inganno – proprio perchè l’inganno ti inganna.
Per questo il diavolo è in fondo a tutto: perchè chiama il male bene e il bene male, la vita morte e la morte vita.

(Senza questo canto, in cui Dante e Virgilio si fermano dietro una lapide per abituare il naso di Dante al puzzo di cadavere che esce dallo sfintere dell’inferno //sfinferntere//, non avremmo mai avuto chiaro del tutto come diavolo Dante aveva messo in fila l’architettura dell’Ade. Un canto un po’ noioso ma bellissimo – la vita cresce anche nelle cose noiose.)

Credo che Benigni abbia scelto questo canto un po’ ostico e poco noto perchè parla in almeno due passaggi si presta bene a parlare del lavoro (consonanza fra essere e avere, la nipote di Dio).
Certo, era difficile per gli articolisti definirlo “l’undicesimo canto dell’inferno: il canto del lavoro”, ma forse sarebbe stato il titolo più azzeccato.

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~ di debenedittismatteo su 29 agosto 2012.

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