NDantE – la Divina Commedia è una Near Death Experience?

Cioè, io la butto lì.

Ultimamente ho letto alcune testimonianze delle cosiddette NDE, Near Death Experiences, esperienze di ritorno dalla morte (chiamate anche pre-morte o quasi morte).

[potete trovare l’ultima qui:
http://www.repubblica.it/scienze/2012/10/09/news/sono_stato_in_paradiso_ecco_com_il_neuroscienziato_racconta_dopo_il_coma-44202072/
oppure altre più vecchie qui: http://www.neardeath.it/aaa/d-nde.htm.
La più completa trattazione italiana, che io sappia, si trova in “Tornati dall’Aldilà” di Antonio Socci.]

Devo dire che mi hanno colpito molto.

A costo di essere considerato credulone io tendo a crederci. (Ammetto che il fatto che gran parte delle testimonianze siano di americani E che ne parlino solo siti che parlano anche di Ufo, Maya e fine del mondo non depone a favore della loro veridicità… Eppure… Il vol. 358/15.12.2001 della rivista scientifica “The Lancet” ha pubblicato lo studio di un’equipe olandese: studiando con asettica scientificità il problema.)
Le esperienze sono molto numerose e, anche se non sono spiegabili scientificamente, non significano che non possano essere vere. Non ho mai creduto che la scienza potesse spiegare tutto, mi sembra un’affermazione veramente infantile. (Anzi, no: nessun bambino crederebbe che la scienza può spiegare tutto.)

Va bene, al di là delle mie credenze o credulonerie, da professore di lettere non ho potuto fare a meno di constatare le coincidenze che ci sono fra quasi tutte queste testimonianze e la Divina Commedia.
E quindi, la butto lì, non è che forse Dante ha fatto una di queste esperienze?
Non sono un dantista sufficientemente specializzato per argomentare questa ipotesi appellandomi alla biografia di Dante, però mi sono letto la Divina Commedia varie volte negli ultimi quindici anni (un po’ da studente, un po’ da prof) e ci sono alcune innegabili somiglianze.

Escludo che chi ha fatto esperienze NDE abbia letto Dante (e, tipo, si sia ispirato al poema). Perchè già in Italia sfido io chi conosce Dante sufficientemente bene da poterlo citare, e poi, comunque, gran parte delle testimonianze non sono italiane, e sfido io se uno non italiano conosce la Divina Commedia sufficientemente bene da poterla citare. Inoltre le testimonianze vengono da persone di tutti i livelli d’istruzione.
Inoltre non ho trovato alcun sito che metta in relazione Dante con le NDE, mi pare.
(A parte questo laconico sito australiano: http://www.nde.net.au/home.htm#paradiso – se ne trovate altri ditemelo, per favore, grazie.)

Innanzitutto l’ineffabilità. Dante apre il Paradiso dicendo che vide “cose che ridire
né sa né può chi di là sù discende” – cioè che non ha capito quasi niente di quel che ha visto, di quel che ha capito non si ricorda quasi nulla, di quel che si ricorda non riesce a scrivere nemmeno un decimo e di quel che riesce a scrivere (cioè la Divina Commedia, il poema più importante dell’umanità) noi non capiremo nulla.
La stessa cosa, con altre parole, più normali, sostiene Eben Alexander:
“Non c’è una spiegazione scientifica a quello che è successo: mentre i neuroni della corteccia erano inattivi a causa dell’infezione, qualcosa come una coscienza slegata dalla mente è arrivata in un altro universo. Una dimensione di cui mai avrei immaginato l’esistenza”.
Usare termini come “qualcosa come”, “non avrei mai immaginato”, “non c’è una spiegazione scientifica” mi sembra che possano essere la parafrasi moderna dei versi del primo canto del Paradiso.

E poi la musica. Sempre Alexander sostiene di avere sentito “un canto corale”, e anche la signora francese N. D. parla di “una musica sublime, una sinfonia infinita”. Pam Reynolds, bambina prodigio che da adulta lavorava come musicista, ci sa dire anche la tonalità nella quale improvvisano gli angeli: “un re naturale”. La musica è presente anche per Howard Storm. George Ritchie dice: “veniva composta e suonata musica di tale complessità che non riuscivo nemmeno a seguirla. Era fatta di ritmi complessi e di tonalità di scale a me ignote. «D’accordo – pensai – Bach è solo l’inizio!»”.
Anche per Dante la musica è fondamentale. Tutto il Paradiso dantesco è creato dalla musica: gli angeli e i santi ballano e cantano, le sfere celesti ruotando suonano. Lo strumento musicale è l’universo.

E poi la luce. Dice Barbara a pag. 91 del libro di Socci “la luce era molto più forte del normale, eppure era più dolce, in sintonia con i miei occhi”. Trovare tutte le citazioni del paradiso dantesco in cui si parla di luce sarebbe molto lungo, ma in questo caso la quantità fa anche la qualità: il termine “luce” ritorna 79 volte, senza contare il sinonimo “lume”, 64 volte, o il latinismo “face”, 30 volte, o “colore” 19 volte, “fiamma” 25 volte, “chiar” 38 volte, “sole” 25 volte.
Insomma, la luce o i suoi sinonimi sono presenti almeno 280 volte: più di 8 volte in ogni canto.
Consiedrando che il numero dei versi per ogni canto nel paradiso oscilla fra 130 e 154, con una media intorno al 145, una volta ogni 18 versi (ogni 6 terzine) circa c’è una parola luminosa.
La luce e la musica sono le due travi su cui si regge l’architettura di tutto paradiso. Cose inutili, ma bellissime.

La gradualità. Nel Paradiso di Dante (ma è un discorso che vale anche per l’Infermo e il Purgatorio) c’è una grande gradualità. Nè Viriglio, nè Beatrice offrono a Dante sfide maggiori di quelle che può affrontare. Virgilio nell’XI canto dell’Inferno aspetta che il naso di Dante si sia assuefatto alla puzza infernale prima di procedere, in Purgatorio lo lascia dormire e in paradiso Beatrice non gli sorride subito, perchè se gli sorridesse sarebbe annichilito. Quindi all’inizio non lo guarda nemmeno, e poi prima lo guarda, poi gli parla, poi gli sorride, poi canta. Se avesse sorriso subito, Dante sarebbe esploso (cfr. Paradiso, Canto XXI).
Jayne Smith, reduce da una NDE, dice la stessa cosa:
“Quando uno l’assorbe, o quando la luce arriva ed uno la riceve, il suo livello estatico diviene semplicemente straordinario.
Sapevo di aver perso completamente la sensazione di avere un corpo. C’era solo la mia consapevolezza, in forma pura e liberamente fluttuante, e non riuscivo nemmeno a pensare durante questa parte dell’esperienza. Non avevo pensieri. Ero come una stazione ricevente. semplicemente sentivo e assorbivo e ricevevo e non pensavo affatto. Poi raggiunsi un acme, durante l’estasi, in cui improvvisamente pensai dentro di me il mio primo pensiero: «Mi domando quanto riuscirò ancora a resistere in questo stato prima di esplodere».
A quel pensiero, la luce cominciò a recedere. Infatti, l’universo non permette che noi possiamo esplodere. Non possiamo assorbire di questa beatitudine e felicità più di quella che riusciamo a sostenere.”

Sempre Jayne Smith parla del fatto che comunicava “telepaticamente” con gli esseri che incontrava, cosa che Dante fa sistematicamente: gli indovinano sempre le domande prima che lui parli.

Sempre a proposito degli incontri che fa Dante: capita che i miei studenti mettano in competizione Beatrice con Gemma Donati, la moglie di Dante. Dante passa per essere una sorta di traditore della moglie, parlando così tanto di Beatrice e così poco – cioè mai – della moglie nella Divina Commedia.
Ma c’è un motivo per cui Gemma Donati non poteva guidare Dante in Paradiso.
Un motivo molto semplice.
Gemma non era morta.
Beatrice sì.
A questo proposito troviamo numerose NDE in cui ad accogliere o guidare l’anima nell’aldilà è un caro defunto (Socci riporta a pag. 127 di “Tornati dall’aldilà” la storia di Vicki, che incontra due compagne di scuola morte prima di lei, e incontra anche sua nonna – come Dante incontra Cacciaguida.)
E’ proprio falsa l’aforisma di Oscar Wilde che dice che preferisce il paradiso per il clima e l’inferno per la compagnia. In paradiso c’è la migliore compagnia possibile, all’inferno c’è la più atroce delle solitudini. (L’ha capito meglio Jovanotti, quando dice che “il successo non fa compagnia” – La valigia).

Un’altra cosa interessante è che tutte le testimonianze sono concordi nel dire che nell’aldilà non si prova nostalgia della terra e che sono state obbligate a tornare indietro. Si potrebbe affermare quindi con altre parole che “avevano desiderio” di stare in Paradiso.
Ecco: per Dante il “desiderio” è il motore che muove la salita celeste: lo dice sia all’inizio del primo canto del paradiso (appressando sè al suo disire…), sia alla fine nell’ultimo (ma già moveva il mio disio e ‘l velle…) e circa altre 28 volte in mezzo.

Ineffabilità, musica, luce, gradualità, telepatia, buona compagnia, desiderio.

Ok, di esempi se ne possono portare un altro milione, ma nessuno servirebbe a convincere.
A me l’idea piace, e mi sembra anche possibile e plausibile, seppur non documentabile.

Tra l’altro, se la Divina Commedia fosse una Near Death Experience, sarebbe veramente la più completa e pazzesca di tutte: infatti ogni possibilità esposta nelle altre testimonianze è presente nel viaggio di Dante. E’ come se la Divina Commedia contenesse tutti i topoi presenti nelle altre narrazioni di NDE. Non c’è elemento presente nelle altre testimonianze che non sia presente anche nella Divina Commedia. Ci vorrebbe un libro per elencarle tutte, per adesso vado a occhio, ma ne sono abbastanza sicuro.

Continuerò lo ricerche.
Se avete idee a proposito, postatele pure.
Mal che vada, lo chiederemo direttamente a Dante in Paradiso (speriamo).

PS:
Tutte le testimonianze citate le ho prese dal sito: http://www.neardeath.it.
Non so a voi, ma a me leggere cose così fa venir voglia di voler bene alla gente.

PSS: “NDE changes the sense of the END”

PSSS: mi hanno segnalato questo sito: http://www.acam.it/dante_premorte.htm che aggiunge qualche elemento interessante ma presenta anche qualche imprecisione.
Al punto 1. A. Marcianò sostiene che non ci sia il rumore all’inizio dell’esperienza di Dante. A questo proposito si può dire che tutto l’Inferno è rumoroso, oppure ricordare che le anime del Purgatorio passano di cornice in cornice con un terremoto ed un boato fortissimo.
Al punto 5. Marcianò sostiene che Dante ha fatto il viaggio con il corpo, mentre invece è Dante stesso che al verso 72-75 del primo canto del Paradiso afferma che solo Dio sa se è stato assunto in cielo in anima (“quel che creasti novellamente”) o anche col corpo, anche se nel II canto, v. 37 sembra sostenere di essere stato assunto con il corpo.

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~ di debenedittismatteo su 10 ottobre 2012.

5 Risposte to “NDantE – la Divina Commedia è una Near Death Experience?”

  1. Ottimo Matte un primo passo verso il nostro futuro NDE Club … a leggere ste cose uno scettico potrebbe quasi pensare che le NDE sono ricamate a puntino prendendo spunto da dante e da altri racconti mistici o teologici… ma mi pare un ipotesi poco plausibile 🙂

  2. Ritengo questi spunti a dir poco entusiasmanti.
    La concezione premorte del 1200 è, in effetti, molto più plausibile della concezione scientifica inconfutabile. Ma inconfutabile per chi?
    Non di certo per noi, che amiamo pensare Dante viaggiatore nell’aldilà.
    Rispolveriamo Platone, Dottori!
    Forse anche lui, in un’esperienza di NDE, avrà visto il mondo delle Idee?
    Probabilmente, sì, anche se non ne abbiamo le prove.
    Grazie.
    Mi addormento, illuminato, finalmente.
    Tuo Aristofane (che vide, in un’esperienza di NDE, il mondo delle rane).

  3. Ciao! Penso anche io la stessa cosa. Sto leggendo un libro di un neurochirurgo che ha avuto una NDE e cita terribilmente tanto la divina commedia. Secondo me qualcosa sotto c’é davvero! 🙂

  4. Bene prof Matteo De Benedittis sono un collega torinese, questa storia funziona anche per me, ci penso già da un po’. Non si può escludere che Dante abbia avuto una visione mistica, e che poi l’abbia formalizzata mettendoci del suo, sul piano storico-razionale.
    Tra i testi utili e interessanti per un confronto, ti segnalo Franchezzo, un’impressionante resoconto tramite presunta comunicazione medianica. Ha passi che non hanno nulla da invidiare a Dante. E’ reperibile gratis sul sito “libri sulla spiritualità”.

  5. Sono una studentessa di lettere, ho commentato positivamente il suo articolo anche sulla pagina di Socci. Che dire, ottima analisi! Sono perfettamente d’accordo con lei, anche io penso che Dante abbia avuto una sorta di NDE, o comunque un’esperienza che molto si avvicina. Dirò di più: in futuro mi piacerebbe lavorare su questo tema per poi, chissà, fare qualche pubblicazione!

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