Harry Potter – Finale alternativo apocrifo Fan Fiction FF

Pubblico con grande ritardo due saggi che scrissi riguardo ad Harry Potter.
Il primo fu scritto prima dell’uscita di Harry Potter e i Doni della Morte, e volevo ipotizzarne la trama.
Il secondo fu scritto dopo l’uscito di Harry Potter e i Doni della Morte, e volevo provare a riscrivere il finale, per vedere se fosse possibile scriverne uno migliore.
(La regola dei gialli è che la soluzione non può essere più complicata del caso stesso – G.K. Chesterton “Come scrivere un giallo”)

– UN POTERE A LUI SCONOSCIUTO –

HARRY POTTER E LA SETTIMA TRAMA
DUE SAGGI: UN’IPOTESI E UN APOCRIFO
(CON INTRINSECA APOLOGIA E CRITICA DI J. K. R.)

UN’IPOTESI (PRELUDENDO AL SETTIMO)
un’idea sulla trama del Settimo scritta prima dell’uscita medesimo

ANTEFATTO

L’obiettivo di Silente
Dal primo al sesto libro, qual è l’obiettivo di Silente?
Mi pare che gli elementi che si trovano nei primi sei libri vadano nelle seguenti direzioni:
1. aiutare Harry a sconfiggere Voldemort
2. difendere la vita dei suoi studenti
Un altro elemento è che Silente non teme la morte: lo ripete spesso, in varie occasioni.

Memorabile il dialogo fra Voldemort e Silente al ministero della magia:

Voldemort: “Niente è peggio della morte!”
Silente: “Ti sbagli. L’incapacità di capire che esistono cose assai peggiori della morte è sempre stata la tua più grande debolezza” (pag. 754 OdF)

Cosa ci sia peggio della morte secondo Silente possiamo solo ipotizzarlo.
Da parte mia ipotizzo che vivere senza amore sia peggio di morire.
Oppure vivere nella paura. Che, nell’ottica di Silente, sono la stessa cosa.

Severus Piton
Sappiamo che Silente è l’unico a fidarsi di Piton.
Fa bene? Fa male?
Fino a dieci pagine dalla fine del sesto non lo sappiamo, poi c’è un colpo di scena: Piton uccide Silente.
Perché?

Se è un Mangiamorte, i suoi motivi sono quelli che elenca Draco, nel dialogo con Silente: “Sarò il prediletto del Signore Oscuro” (pag. 533 PMS).
• Piton uccide Silente per dimostrare la sua fedeltà a Voldemort.
• Uccide Silente perché Narcissa lo ha costretto con il Voto Infrangibile: se Piton non aiuta Draco, Piton muore. Del resto Draco non riesce ad uccidere Silente.
• Uccide Silente perché gli altri Mangiamorte testimoni della morte di Silente (Amycus, Alecto, Grayback e uno innominato) gli chiedono cosa fare. Per tutta risposta, senza dire una parola, Piton uccide Silente.
• Uccide Silente per facilitare Voldemort nell’uccidere Harry
La ultime tre parole di Silente sono: “Severus…” e “Severus, ti prego” .
Harry paralizzato intende queste parole come una supplica.

Se è un membro dell’Ordine della Fenice, Piton sta solo eseguendo gli ordini di Silente, e i suoi motivi sono i motivi di Silente. Se Silente muore:
• Piton non muore per via del Voto Infrangibile.
• Draco non commette un omicidio e nello stesso momento non muore (se non avesse ucciso Silente, sarebbe stato ucciso da Voldemort).
• Piton rientra fra i Mangiamorte come eroe. Piton,ora, ha la piena fiducia di Voldemort. Se è fedele a Silente, Harry ha un alleato-spia potentissimo all’interno delle fila nemiche.
Con la morte di Silente, ci guadagnano, nell’ordine: Piton, Draco, Harry.
Alla fine, paradossalmente, con la morte di Silente per mano di Piton, chi ci guadagna è proprio Silente.
La ultime tre parole di Silente sono: “Severus…” e “Severus, ti prego” .
La Rowling descrive queste parole pronunciate “con dolcezza”: la dolcezza che fa coraggio a Piton, disgustato dal dover uccidere l’unico che si fida di lui e odiando Voldemort che l’ha messo in tale situazione.

I motivi a favore di Piton mi paiono più convincenti, dal punto di vista sia logico che narrativo, di quello che contro di lui.
E’ plausibile ritenere Piton fedele a Silente.
Nel resto della mia ipotesi lo considererò tale.

CAPITOLO PRIMO: TU SEI HARRY.

Fingiamo che tu sia Harry.
Quali sono i tuoi sentimenti, i tuoi pensieri, le tue scelte alla fine del sesto libro?
Lo dici chiaramente a Rufus, Ginny ed Hermione: essere l’uomo di Silente, cercare gli Horcrux, uccidere Voldemort e Piton (585-587 PMS).
Si chiama vendetta.
In particolare nei confronti di Piton: “Se incontrerò Severus Piton sul mio cammino, meglio per me e peggio per lui”.

Fino ad ora abbiamo poggiato le nostre ipotesi su un terreno abbastanza solido.
Da ora in poi il terreno si fa molto ipotetico, profetico, visionario.
Ma non per questo illogico.
Cerco di seguire la logica che la Rowling ha seguito nei suoi sei precedenti libri.

CAPITOLO SECONDO: LA TRAMA DEL SETTIMO.

La trama del settimo (“Harry Potter e le reliquie mortali”, o qualcosa del genere) sarà bipartita, come tutte le trame dei libri della Rowling: un 75% circa sarà dedicato alla Trama Particolare, che nel caso del settimo sarà la ricerca degli Horcrux, con avventure annesse e connesse; un 25% sarà dedicato alla risoluzione della Trama Generale, ovvero la risoluzione della relazione fra Harry e Voldemort.

In ognuno dei sei libri precedenti si riescono abbastanza facilmente a distinguere le parti dedicate allo sviluppo della Trama Particolare e quelle dedicate allo sviluppo della Trama Generale.
La Trama Semplice è quella che finisce all’interno di un singolo libro, la Trama Generale è quella che tiene legati i libri uno all’altro, è il filo rosso che li attraversa e lega.

La Trama Semplice è un giallo: da essa derivano i colpi di scena. In ogni Trama Semplice c’è una novità magica (le Maledizioni Senza Perdono; la Materializzazione; il Voto Infrangibile; il Custode Segreto eccetera…).
Ad esempio: nel sesto libro la Trama Semplice è “Tentativi di Draco per uccidere Silente” oppure “Chi è il Principe Mezzosangue?”. Nel terzo libro la Trama Semplice potrebbe intitolarsi “Chi è Sirius Black?” eccetera…
L’abilità della Rowling è proprio quella di saper fondere con grande abilità elementi propri di ogni singolo libro ed elementi costitutivi della grande Trama che tiene in piedi la saga.

Nel settimo libro la Trama Semplice sarà, con un grado significativo di probabilità: “La ricerca degli Horcrux”.
Tra l’altro la mia ipotesi è che le misteriose “Deathly Hallows”, che possiamo tradurre provvisoriamente con “Reliquie Mortali”, non siano altro che gli Horcrux.

CAPITOLO TERZO: A RITROSO.

Per ipotizzare sensatamente come sarà la trama del settimo libro di Harry Potter occorre partire necessariamente dalla fine: come farà Harry a sconfiggere Voldemort?

Quale strumento finora può essere efficace per sconfiggere Voldemort?
Il potere.
Che per Harry è la magia.
Se lo strumento è questo la scena sarebbe presumibilmente centrata sul lancio dell’Avada Kedavra prima di Voldemort, tipo Mezzogiorno di fuoco.

Problemi:
1. Harry è un mago potente, certo, ma è difficile che, nel giro di un solo libro, acquisisca l’abilità e il potere per sconfiggere il genio assoluto di Voldemort.
2. Voldemort certamente si aspetta di essere attaccato (da Harry, ma non solo) in questo modo: è il suo campo.
3. Le bacchette magiche (sede della magia, del potere) potrebbero rientrare in risonanza, come nel cimitero.

Tendo ad escludere che sia il potere lo strumento che Harry userà per sconfiggere Voldemort: sul piano del potere magico Voldemort è in deciso vantaggio.
Per quanto riguarda la risonanza delle bacchette tendo a dubitare che l’attenta Rowling ripeta due volte la stessa scena.

E’ più probabile che Harry utilizzi uno strumento che Voldemort non conosce, e che quindi non si aspetta.
(Del resto, è la stessa strategia che ìdea il Consiglio di Elrond per sconfiggere Sauron).
Uno strumento che segni una differenza fra i due, una novità.
Voldemort sarà sconfitto da una novità.
Una buona novità.

CAPITOLO QUARTO: BUONE NUOVE – 1.

Voldemort è già stato sconfitto.
Lui tende a dimenticarlo, e l’attenta Rowling, da buona narratrice, tende a farlo dimenticare anche a noi.

C’è una persona che ha già sconfitto Voldemort.
Una mamma: Lily Potter.
Fra tutti i personaggi mi sembra la più indicata per cercare di capire come sconfiggerlo di nuovo.
(E magari per sempre, questa volta.)

L’arma di Lily per sconfiggere Voldemort non è il potere: è l’amore.
Che è effettivamente un potere a lui sconosciuto. Come dice la profezia.
L’amore ha tante forme: nel caso di Lily l’amore che ha salvato Harry e ucciso Voldemort si è concretizzato nella forma specifica di sacrificio.
C’è chi dice che anche Harry potrebbe utilizzare la stessa modalità.
Ma in che modo? e, soprattutto, perché?
Ad esempio Harry potrebbe sacrificarsi per un suo amico che Voldemort sta per uccidere, buttandosi in mezzo all’Avada Kedavra come sua madre.
Chi potrebbe essere questo qualcuno?
Con tutto il bene che voglio agli amici di Harry, nessuno di essi è talmente importante da richiedere il sacrificio di Harry. Hermione? Ron? Hagrid? Ginny? Lupin?
Nessuno di essi (forse nemmeno tutti essi insieme) ha le caratteristiche letterarie e logiche per essere Motivo al Sacrificio di Harry.
• Nessuno di essi ha le caratteristiche letterarie per cui la Rowling dovrebbe preferirlo ad un altro. Perché Hermione e non Ron? O Ron invece che Hermione? o Ginny? Dal punto di vista narrativo-letterario questi personaggi svolgono tutti insieme l’importante funzione degli amici di Harry. Ma la svolgono appunto insieme. Ognuno con le sue caratteristiche e le sue peculiarità, ma tutto sommato sono intercambiabili, tanto più in una scena così importante dal punto di vista di tutta la saga e dell’attesa di miliardi di lettori.
• Nessuno di essi ha nemmeno le caratteristiche logiche affinché Harry si sacrifichi per lui. Perché Harry, che sa di essere l’unico a poter sconfiggere Voldemort, dovrebbe sacrificarsi per salvare una sola persona? Ricordiamoci che per dare la caccia a Voldemort (e per proteggerla) Harry non esita a troncare la relazione con Ginny.

Per cui mi pare plausibile un Harry che è conscio della sua importanza e non pensa a sacrificarsi finché Voldemort non sia sconfitto. Per sacrificarsi per qualcuno ci vuole un amore più grande di quello per l’amico.

Queste riflessioni, per quanto parziali e ipotetiche, mi portano a scartare l’ipotesi che l’ “arma amorevole” che Harry utilizzerà sia il sacrificio.
Del resto la Rowling ha già usato il sacrificio una volta, e dal punto di vista narrativo sarebbe poco elegante utilizzare lo stesso stratagemma due volte.
(Il sacrificio è un espediente letterario potente, che un autore deve sistemare nella sua opera con grande oculatezza.)
Senza contare che, nuovamente, Voldemort si può aspettare (avendola già subita una volta) una mossa di questo tipo. Del resto, è l’unico gesto di amore che lo abbia mai coinvolto, seppur in senso letale.

CAPITOLO QUINTO: BUONE NUOVE – 2.

Una volta scartato il sacrificio (ovvero l’amore per l’amato) come via per sconfiggere Voldemort, l’unico altro aspetto dell’amore utile a questo scopo mi pare sia il perdono (ovvero l’amore per l’odiato).
E’ una novità dal punto di vista narrativo: nei primi sei libri della saga mai nessuno ha perdonato esplicitamente nessuno.
Ma se dal punto di vista narrativo è una buona notizia, dal punto di vista logico sorgono una serie di problemi.
Harry dovrebbe perdonare Voldemort.
Ma come è possibile?
Harry non ha nessun motivo per perdonare Voldemort. Anzi, ha un’abbondanza insolita di motivi per desiderare vendetta, provare rancore e odio.

Proviamo a pensare a quali possono essere le condizioni necessarie per perdonare di cuore (perché o Harry lo perdona di cuore o non può farlo: dev’essere ben convito che perdonare Voldemort sia la cosa giusta) qualcuno.
La vita mi suggerisce che le condizioni quotidiane per poter perdonare sono principalmente due:
punto A sentire simile a sé la persona da perdonare, capirla, comprenderla, conoscerla;
punto B essere stati perdonati.

CAPITOLO SESTO: SOMIGLIANZE PARZIALI.

Harry si sente simile a Voldemort?
Per alcuni aspetti si, fin dal primo libro: la serpentofonia, il fascino per le Arti Oscure, il cappello parlante che lo voleva a Serpeverde, la babbanità, l’essere orfano, l’essere un mago potente.
Per pochi ma importanti aspetti no: Voldemort non ha amici, Voldemort passa tutto il giorno a spaventare e uccidere la gente.

Quindi Harry, per sentirsi del tutto simile a Voldemort, deve uccidere.
Ma chi, fra tutti i personaggi, è l’unico che Harry potrebbe arrivare ad uccidere?
Pensa pensa pensa pensa pensa pensa: Piton.
Harry, da pagina 587 del sesto libro, non esiterebbe a spacciare Piton.
Poniamo con un Avada Kedavra. Ne ha la volontà, né ha il potere.
E’ logico. La vendetta è logica.
[Parentesi narratologica: scorriamo gli Omicidi Illustri presenti nella saga:
quarto libro: Voldemort – Cedric
quinto libro: Bellatrix – Sirius
sesto libro: Piton – Silente
settimo libro?: Harry? – Piton?
C’è una formula che legherebbe queste coppie: la Prevedibilità dell’Assassino è indirettamente proporzionale all’Importanza della Vittima.
Tradotto significa che:
o un assassinio da parte di Voldemort ce lo aspettiamo, e, con tutto il bene che voglio a Cedric, è un personaggio trascurabile ai fini della trama, sia Particolare che Generale.
o un assassinio da parte di una Mangiamorte pazza ce lo aspettiamo, ma ci aspettiamo un po’ meno che uccida suo cugino Sirius, personaggio molto importante per la trama, ad esempio per capire cos’è successo la famigerata Notte di Halloween.
o un assassinio da parte di Piton non ce lo aspetteremmo, e meno che mai ci aspetteremmo la morte di Silente, cardine buono di tutta la saga.
o ancora meno ci aspetteremmo che Harry uccida qualcuno. D’altra parte Piton ha acquisito un ruolo fondamentale nella Trama Generale: è l’unico che è contemporaneamente Mangiamorte e Membro dell’Ordine della Fenice.]

Per motivi narrativi e per motivi logici la mia ipotesi dice che Harry ucciderà Piton.
Per poi scoprire che Piton era fedele a Silente.

CAPITOLO SETTIMO: SOMIGLIANZE TOTALI.

Come anticipavamo nell’Antefatto, è plausibile che Piton sia fedele a Silente, un amico, un preziosissimo alleato.
Ma Harry lo scopre solo dopo averlo ucciso.

A questo punto Harry:
1. ha ucciso.
2. ha ucciso un suo alleato.
3. ha ucciso colui che, per aiutarlo, ha ucciso l’unica persona che gli avesse mai dato fiducia: Silente.
4. ha ucciso colui per il quale Silente era morto.

Harry (A) ha ucciso, (B) si è sempre sbagliato sul conto di Piton e (C) il sacrificio di Silente è stato inutile.
A questo punto è come se Silente l’avesse ucciso lui.
Oltre ad aver ucciso Piton: un mago potentissimo che stava dalla sua parte.
Alla fine, ha ucciso un amico.

Piton il Giusto, Piton il Fedele, Piton il Martire.

Come si sente Harry a questo punto?
Male, molto male.
Si sente uguale a Voldemort. Anzi, peggio. Voldemort non ha mai ucciso un suo amico (perché amici non ne ha), lui si.
Ha voglia di scomparire, di morire: ha ucciso, quindi si sente morto. Sente la sua anima spaccarsi in due.
Un pensiero lo tormenta: non è diverso da Voldemort.
Ha sempre cercato di sconfiggerlo, e si ritrova ad essere come lui.
La somiglianza (punto A) è completa.

[Corollario: Consideriamo la – remota – possibilità che Harry stesso o la sua cicatrice sia un Horcrux (un indizio è a pag. 766 dell’OdF). Se lo è, dopo aver compiuto un omicidio può essere benissimo che il frammento di anima di Voldemort che è dentro di lui si scateni, acquisisca potere o lo possegga completamente. Ma è un campo nel quale è difficile fare ipotesi precise. Comunque l’identità fra Voldemort e Harry sarebbe ancora maggiore.]

CAPITOLO OTTAVO: ESSERE PERDONATI.

“No”.
E’ la voce di Ginny, o di Hagrid, o di Ron, o di Hermione, o di Lupin, o della McGranitt, o di Luna, o di Neville, o di Silente, o di James, o di Lily.
“Non sei come Tom Riddle: tu hai noi. Ti siamo amici. Anche adesso. Non temere.”

La somiglianza non è totale: Harry ha una cosa che Voldemort non ha: gli amici.

Ed Harry rinasce.
Ha avuto bisogno di perdono, e ha trovato qualcuno che gliel’ha dato.
Ora ha imparato una delle antiche magie: ecco il potere sconosciuto a Voldemort.
Ora può perdonarlo.
E sconfiggerlo.

CAPITOLO NONO: VOLDEMORT ED HARRY.

Perdonare Voldemort.
Ipotesi didascalica sui possibili pensieri di Harry, dopo essere stato perdonato dai suoi amici:
“Non importa se morirò. Non ho paura della morte. Ho paura di vivere senza perdonarlo. Ho vissuto abbastanza senza perdonarlo. E’ ora di farlo. Ora posso perdonare perché non posso più odiarlo: so cosa vuol dire avere paura, so cosa vuol dire odiare, so cosa vuol dire uccidere.
E so che l’unica strada che c’è per sconfiggerlo, per quanto rischiosa sia, è quella del perdono.
La strada del coraggio contro la strada della paura. Entrare nell’arena a testa alta o esservi trascinato: c’è tutta la differenza del mondo.
Voldemort mi ha insegnato la strada della paura, mia madre e Silente la strada del coraggio. Cosa c’è di più coraggioso del perdono? Nulla.

Ma il perdono deve sempre essere accompagnato da un gesto.
Come può fare Harry a dimostrare il suo perdono per Voldemort?
In un eccesso di arroganza, proviamo a raccontarla come la racconterebbe la Rowling.

FanFiction 3.1.
Come Norberto si posò sulla spiaggia di Azkaban Harry cominciò a starnutire.
Saltò sulla riva e pronunciò “Dissolvi!”. Norberto, libero dall’incantesimo, ruggì sommessamente e spiccò il volo.
Le imponenti mura del carcere si levavano davanti a lui. L’enorme ponte levatoio era sollevato.
Harry si fermò sulla riva, a pochi passi dalle onde.
Solo il fischio del vento gli faceva compagnia.
Aveva il naso freddo, ma si sentiva come se la Felix Felicis fosse ancora in circolo.
Harry strinse la spada di Godric, nascosta sotto il mantello.
Un soffio d’aria più forte, e Voldemort si Materializzò davanti a lui, lo sguardo cattivo e beffardo nel viso di serpe.
Intorno a lui, uno a uno, nascosti sotto le maschere di teschio, comparvero tutti i Mangiamorte. Nessuno voleva perdersi lo spettacolo.
Harry indurì lo sguardo e alzò la bacchetta.
In perfetto silenzio, anche Voldemort sguainò la sua con un gesto teatrale.
“La resa dei conti, Potter!” gridò, e scagliò una maledizione.
“Non qui!” rispose calmo Harry, e si Smaterializzò.
Al posto suo, per terra, rimase la spada di Godric Grifondoro.
Voldemort sbarrò gli occhi e ammutolì.

FanFiction 3.2.
Di Godric Hollow non rimanevano che rovine, quando Harry vi si Materializzò.
La casa che un tempo era servita da rifugio ai suoi genitori era ora un rudere invaso dalle piante. Harry si sedette su un sasso e attese.
Dopo poco, Voldemort si Materializzò davanti a lui, fremente di rabbia.
In una mano stringeva la bacchetta, nell’altra la spada di Grifondoro. Alzò la bacchetta, pronto a colpire.
Harry si alzò dal sasso, abbassò la sua bacchetta e la gettò per terra.
“Puoi uccidermi: sono disarmato e hai in mano l’ultimo degli Horcrux” disse a bassa voce “siamo dove tutto è incominciato, no?”.
Voldemort esitò. Poi ghignò.
“Il senso di colpa per aver ucciso ti sta uccidendo, Potter?” scoppiò in una risata senza affetto “Vuoi che ti sollevi dalle tue sofferenze?”
Gli piantò la bacchetta sotto il mento, contemporaneamente pestando quella di Harry.
Harry lo fissò, poi chiuse gli occhi.
“Ho paura…” disse.
Voldemort tremò.
“Perché mi hai riportato la spada? avresti potuto distruggerla, e io ora sarei mortale” disse avvicinando il suo volto a quello di Harry.
“E’ un regalo” disse Harry, sorridendo nonostante la bacchetta puntata sotto la gola.
“Crucio!” disse Voldemort, ed Harry si sentì trafiggere da mille lame, perse i sensi, li riacquistò e continuò a soffrire finché Voldemort non lo sollevò.
“Parla! Dimmi a che gioco stai giocando! Dov’è il trucco?”
“Nessun trucco. Se hai paura di me, uccidimi.”
“Sei tu quello che ha paura di me, Potter! Non ti ricordi cosa ho fatto a tua madre?”
“Si, mi ricordo…” le parole gli uscivano a malapena dalla bocca impastata di sangue “…mi ricordo cosa mia madre ha fatto a me.”
Voldemort lo guardò con odio, e fece per scagliare nuovamente la maledizione Cruciatus.
Poi si fermò, immobile, lo sguardo carico d’odio.
“Avada Kedavra”.
Harry aprì le braccia.
Uno schiocco potentissimo scosse le rovine di Godric Hollow.
Harry riaprì gli occhi.
Davanti a lui Voldemort, steso a terra, morto.
La spada di Godric si era spezzata a metà.

Come mai la maledizione finale di Voldemort rimbalza su di lui?
Per lo stesso motivo per cui gli era rimbalzata addosso la maledizione che gli aveva tirato da piccolo, nella culla.
L’amore vince la morte.
L’amore è il potere sconosciuto a Voldemort, ed è molto più potente.
Harry ha perdonato Voldemort e questi ha rifiutato il suo perdono.
Non avrebbe cercato di ucciderlo, altrimenti.
Quando uno è perdonato può fare due cose: accettare il perdono o rifiutarlo.
Voldemort non può accettare il perdono di Harry: farebbe cadere tutte le convinzioni su cui è basata la sua vita. Non comanderebbe più i Mangiamorte, non avrebbe più senso nulla.
Quindi rifiuta il perdono, e cerca di uccidere Harry, che è pronto a lasciarsi uccidere.
Una antica magia (una delle stanze dell’Ufficio Misteri può illuminarci?) agisce, come aveva agito con Lily, e salva Harry il Perdonatore.
L’amore è nuovamente, per Voldemort, letale.

Ma, se Harry gli ha donato l’ultimo Horcrux, Voldemort non è ancora morto: un frammento della sua anima esiste ancora.

(Nella mia fiction ho scelto la spada di Grifondoro come ultimo Horcrux – ma solo perché stava bene piantata nella sabbia: in realtà non credo che un oggetto di Godric possa diventare un Horcrux.)

CAPITOLO DECIMO: A LEZIONE DA CODALISCIA.

Seconda morte: Harry, evitando di distruggere l’ultimo Horcrux, ha di fatto salvato la vita a Voldemort.
Ricordate quando Harry, alla fine del terzo, risparmia Codaliscia? Silente commenta dicendo che fra i due maghi si crea un legame particolare, e non aggiunge altro.

Penso sia plausibile che nel mondo magico viga una regola magica di questo tipo: “se tu salvi la vita a un mago e questo cerca di ucciderti, muore”.
Questa regola me la sono inventata io, ma mi sembra in linea con le regole magiche della Rowling.

Se questa regola è vera, a Voldemort succede esattamente così: Harry gli dona l’ultimo Horcrux e gli salva la vita, ma Voldemort è irriconoscente e lo dimostra cercando di ucciderlo, e questo equivale a morire.
Per questo doppio motivo Voldemort muore due volte contemporaneamente: l’ultimo Horcrux non può salvarlo.
Harry, mettendo a repentaglio la sua vita, ha lasciato che Voldemort si sconfiggesse.

CONCLUSIONE

Ritengo inutile aggiungere che non ho avuto – come nessuno – anticipazioni di nessun tipo sulla trama del settimo.
Tutto ciò che avete letto deriva dalla contemplazione dei primi sei libri e dalla meditazione sulla mia vita e su di essi.

A me è piaciuto ragionarci, spero sia piaciuto a voi leggerla.

Se la trama effettiva dovesse rivelarsi simile in parte o in tutto, sappiate che si sperava così.
Se la trama effettiva dovesse rivelarsi completamente dissimile, l’auspicio è il raddoppiarsi del piacere.

APPENDICE – IN SINTESI

Fasi della mia ipotesi:
1. Piton è fedele a Silente.
2. Harry uccide Piton.
3. Harry scopre che Piton era fedele a Silente (e il modo ancor m’è ignoto).
4. I suoi amici lo perdonano: Harry può perdonare Voldemort.
5. Harry perdona Voldemort e per dimostrarglielo gli dona, disarmato, l’ultimo Horcrux.
6. Voldemort rifiuta il perdono, tenta di uccidere chi l’ha salvato e muore.

UN APOCRIFO (A SEGUITO DEL SETTIMO)
Proterva riscrittura del finale del Settimo a seguito della sua lettura

Stavo facendo un viaggio in treno con un mio amico, e abbiamo iniziato a fantasticare su come sarebbe stato il Settimo…
Un’idea tira l’altra e mi sono ritrovato ad avere in mano una trama sensata per l’Ultimo Libro della Saga.
Ma più ci ripensavo, più mi pareva che funzionasse.
Poi ho letto il Settimo e non ha funzionato, nel senso che la Rowling ha optato per altre strade.
Ma forse queste pagine hanno ancora una qualche validità.

Qui sotto c’è una mia riscrittura del finale dopo aver letto il finale originale, complementare al saggio precedente.
Un procedimento sicuramente arrogante e irrispettoso nei confronti di una grande autrice, che segue (e sostituisce) le “FanFiction” del precedente scritto.
Un procedimento criticabile, che trae forza unicamente dallo sconcerto che ha preso la maggioranza dei lettori di Harry Potter leggendo la fine del Settimo e, al contrario, l’entusiasmo dimostrato dai (pochi) lettori di queste righe.

Trovo il Settimo interessantissimo e ben congegnato fino al terz’ultimo capitolo: soprattutto la costruzione della dittatura mafiosa di Voldemort è descritta in modo tremendamente efficace.

Ho letto il Settimo con uno sguardo decisamente di parte: il mio scopo era vedere se la Rowling aveva seguito la mia strada.
Riconosco la mia colpa: leggendo il Settimo cercavo le mie idee, non quelle della Rowling.
E questo, inevitabilmente, ha compromesso l’oggettività (sempre che esista) della lettura.
(Altri, al contrario, potrebbero asserire che non esiste lettore migliore di quello che interagisce con il testo.)

Nonostante questa profonda parzialità di lettura, mi pare che oggettivamente il finale del Settimo abbia dei buchi.
Ne richiamo solo tre, macroscopici.
§ La questione delle bacchette è complicata al limite dell’indecifrabilità. Distinguere fra possessore e utente della bacchetta è complesso, mettere in scena una bacchetta invincibile è pericoloso. Se è invincibile, perché Harry l’ha vinta a Draco? Invincibile non significa proprio che non può essere vinta?
Siamo nel paradosso. E basare uno dei finali più attesi della storia della letteratura su un paradosso è poco convincente.

§§ Il Rimorso. Tanto più che la questione delle bacchette è inutile, dal momento che abbiamo scoperto che il rimorso può uccidere chi ha fatto degli Horcrux.
Ora, seminare una falsa pista così potente come quella del rimorso (a cui vengono dedicate due parti importanti dell’avventura di Harry: il litigio con Molly Weasley e il litigio con Lupin) è un colpo basso. O meglio, è incomprensibile.
E’ come avere in mano il biglietto vincente del Superenalotto, gettarlo via e andare a comprare un Grattaevinci.

§§§ Harry Horcrux. Come in molti avevano previsto, Harry è un Horcrux.
Ora, questa rivelazione non suscita in lui nessuna reazione, nessun ragionamento. Mettiamoci nei panni di Harry. Scoprire di avere un pezzo dell’anima di Voldemort a contatto con la propria (stiamo parlando di anima, non di calzini) non vi scuoterebbe? Non vi susciterebbe qualche forte reazione? non so disgusto, paura, vergogna, imbarazzo, rabbia… quello che volete. Ma che sia un’emozione forte!
Harry invece non prova nulla.
Non ci pensa neanche.
E’ come se fosse ovvio.
Eppure, se si fermasse a pensarci un secondo, l’aver avuto una parte di anima di Voldemort dentro di lui ha salvato Ginny quando era stata rapita da Tom Riddle, ha salvato il sig. Weasley dal morso di Nagini (nel Quinto), e infine gli ha rivelato la posizione degli Horcrux e gli spostamenti di Voldemort nel Settimo.
All’Horcrux dovrebbe dire: grazie!

Ma, forse, questo apocrifo è un grazie a JKR.

Voldemort lo fissava sotto gli occhi di tutti i presenti nella Sala Grande.
Gli occhi rossi di Voldemort sfiorarono quelli verdi di Harry – di Lily… Harry se l’aspettava, ma non per questo fece meno male. La mente di Voldemort, come una lingua ruvida, irruppe in quella di Harry, sollevando la catastrofe.
Harry rivide un pranzo ad Hogwarts, una notte nel sottoscala a Privet Drive, la caduta dalla scopa durante la finale di Quidditch, uno sguardo di Neville, Silente che camminava sul torrione, la sua stessa sagoma spettrale che baciava la visione di Hermione, la prima lezione di Lupin, l’Ardemonio, la notte a Godric’s Hollow, la zanna di basilisco che penetrava nella copertina del diario di Tom…
In quello stesso momento una voce sibilante gli risuonò in mente…
“I miei Horcrux! Assassino!”
Un attimo dopo le visioni erano cambiate: Harry, nella mente di Voldemort, stava ora scivolando verso la caverna sul mare, con in mano il medaglione… subito dopo con un colpo di bacchetta stava riparando le assi di una baracca abbandonata… infine vide Bellatrix uscire dalla porta stringendo la coppa…
Harry cadde a terra, come svuotato.
Riaprì gli occhi. Voldemort si era inginocchiato, ma si rialzò subito. Il suo sguardo gelido zigzagò fra la folla, la bacchetta si mosse e Ginny venne sollevata di scatto in aria, legata da funi invisibili. Cercò di urlare, ma non poteva. Il resto della Sala Grande era impietrito.
Harry sbiancò, ma non disse nulla, e con la coda dell’occhio vide il volto della McGranitt impallidire.
“Cosa si prova a perdere qualcosa di importante?” sibilò e Harry capì, dagli sguardi attoniti dei presenti, che stava parlando in serpentese.
La Bacchetto di Sambuco si alzò verso Ginny, attonita a testa in giù.
“Avada…”
“Grazie” disse Harry ad alta voce. Sentì un brusio serpeggiare per la Sala.
Quella parola fece sobbalzare Voldemort più che se l’avesse colpito con una maledizione. Non completò l’Anatema e i suoi occhi si strinsero ancora di più.
“Cosa cerchi di fare, Potter?” sibilò, sempre in serpentese “Qualche trucco di Silente?”.
“Nessun trucco. So una cosa che tu non sai.” Harry non stava parlando in serpentese.
Vide Voldemort impietrirsi.
“Grazie a te ho scelto Grifondoro, ho salvato Ginny dal Basilisco, Arthur da Nagini, ho distrutto il tuo stesso medaglione, ho saputo che eri qui, e…” deglutì “…che cercavi Piton…” La sua voce era calma e sicura, mentre elencava i doni che il frammento di anima di Voldemort gli aveva fatto “…grazie a te ho fatto la mia prima magia, al Rettilario, e…” stava sudando “…e grazie a te ho visto come hai ucciso i miei genitori.”
Voldemort fissò gli occhi rossi su di lui per qualche secondo. Poi urlò: “Menzogne! Inutili menzogne.”
La sua voce, ancora amplificata, rimbombò nella Sala. Ora non parlava più in serpentese. La voce stridula e fredda gli ferì le orecchie. Harry capì che qualcuno fra i presenti era svenuto.
Neville continuava a stringere Nagini in una mano e la spada di Grifondoro nell’altro, entrambi fermi dove Harry li aveva pietrificati.
“La notte in cui hai cercato di uccidermi un frammento della tua anima è entrato nella mia. Sono un Horcrux, Tom.” deglutì “Io sono te. E tu sei me.”
Voldemort aveva gli occhi sbarrati su Harry e il suo respiro sibilante era percepibile in tutta la Sala. Ginny continuava a galleggiare a mezz’aria. Alla parola Horcrux Lumacorno era svenuto.
“Puoi prendere Nagini e andartene. Non voglio ucciderti.”
“Prendere Nagini? Uccidermi? Tu non puoi uccidermi!” Voldemort esplose in una gelida risata di scherno “Hai forse intenzione di arrenderti, Potter? Il Bambino-Che-E’-Sopravvissuto si arrende!” urlò, rivolto agli astanti “Non sai che ti ucciderò ugualmente? Non sarà la tua resa a salvarti! Vigliacco!”
“Non credo ti convenga uccidermi, se davvero una parte della tua anima è dentro di me. Vuoi distruggere il più importante dei tuoi Horcrux?”
“Non è possibile che tu sia un… un Horcrux!” sibilò.
“Mia madre era disarmata quando ti ha ucciso.” E gettò a terra la bacchetta.
“NO!” urlò Voldemort, ed Harry scorse un lampo di panico negli occhi rossi “Chi te l’ha detto? Avada…”
“Non intendo ucciderti, Tom”. La cicatrice gli bruciava profondamente, un dolore nuovo, che non aveva mai provato in diciassette anni.
“…Kedavra!” E in quel momento la sua fronte si spaccò a metà. La cicatrice esplose di sangue, aprendosi completamente.
Harry urlò di dolore.
Ma l’urlo di Voldemort fu più forte.
Un lampo bianco attraversò la Sala Grande. La saetta partì dalla fronte di Harry e colpì Voldemort in pieno volto.
Un secondo lampo partì da Neville e colpì Voldemort in pieno petto.
Quando tutti riaprirono gli occhi, Harry e Voldemort erano distesi a terra.

Quando Harry si risvegliò era in infermieria.
Hermione, Ron, Ginny e Luna lo guardavano sorridenti. Neville dormiva nel letto di fianco al suo.
Vide madama Chips uscire in fretta dalla stanza, non prima di avergli rivolto un caloroso sorriso.
“Che cos’è successo?”
Hermione e Ron si scambiarono uno sguardo d’intesa, poi parlò Hermione.
“Non… non ne siamo sicuri, Harry, ci abbiamo pensato tutto il mese…”
“Quanto tempo è passato?”
“Un mese” disse Ginny. I suoi occhi erano cerchiati profondamente, ed Harry la immaginò seduta di fianco al letto, per un mese. Strinse i denti per non piangere.
“Ehm… Stavo dicendo…” continuò Hermione “che non siamo sicuro, ma – ne abbiamo parlato anche con Lumacorno e la McGranitt, e Vitious…”
“Hermione ha rotto le scatole a tutti i professori presenti, passati e futuri di Hogwarts!”
Hermione gli pestò un piede. “…e anche con Silente.”
Harry sorrise profondamente pensando al ritratto di Silente nello studio dei presidi, e a Hermione che discorreva con lui. “Ma crediamo che Voldemort abbia, diciamo, provato rimorso.”
Davanti allo sguardo stupefatto di Harry, Hermione deglutì e continuò “Le… le cose che gli hai detto…”.
“Il grazie” sottolineò Ron.
“Sì, quella cosa lì” continuò Hermione “devono avergli fatto provare dolore per aver ucciso i tuoi genitori, e aver cercato di uccidere te.”
“Ma… ma non è possibile!” protestò Harry.
“Invece sì! Anche Nagini è morta!” esclamò Hermione.
“Neville l’ha mostrata a tutti! Morta, mortissima!” aggiunse Ron.
Neville mugugnò qualcosa dal suo letto, senza svegliarsi.
“Gli Horcrux si riuniscono al loro creatore solo quando questo prova rimorso! C’era scritto nei Segreti dell’Arte più Oscura!”.
“Nagini è morta?” disse Harry “…ma io non sono morto, mi pare…”
“…anche se sembravi.” disse candidamente Luna.
“Harry, tu hai praticamente detto a Voldemort che, se non avesse cercato di ucciderti la sua anima non sarebbe mai entrata dentro di te” iniziò a contare sulle dita i passaggi logici “se tu non avessi avuto la sua anima non avresti potuto leggergli la mente, e quindi sapere i suoi segreti” era evidente che Hermione si era ripetuta tante volte quel discorso “e, sapendo i suoi segreti, abbiamo distrutto gli Horcrux. Insomma…” il suo volto si illuminò “…sei riuscito a distruggere gli Horcrux, perché lui ha cercato di ucciderti! In fondo, era colpa sua! E’ ovvio che gli sia dispiaciuto!”
Harry tacque. Non era sicuro di avere capito.
Si aprì la porta ed entrò madama Chips insieme alla prof.ssa McGranitt, accompagnata da Vitious e da Hagrid.
Vitious teneva in mano la Bacchetta di Sambuco, e Hagrid aveva iniziato ad aprire un enorme fazzoletto.
“Non sappiamo come hai fatto, Harry, ma crediamo che questa Bacchetta spetti a te. Ronald, potresti…”
Ron si avvicinò a Vitious e prese la Bacchetta e la porse ad Harry. Avvicinandosi gli sussurrò in un orecchio “Salute a te, signore della morte.”
Mentre un brivido gli percorreva la schiena Harry gli rivolse uno sguardo obliquo, e sorrise.
Prese la Bacchetta.
“Voldemort è… morto?”
Scoppiarono tutti in una fragorosa risata, che diminuì decisamente di volume quando Hagrid smise di ridere per rispondere, fra le lacrime di gioia: “Sì, Harry, e questa volta non credo che ritornerà”.
Ginny gli rivolse uno sguardo che gli incendiò ogni centimetro, poi madama Chips fece uscire tutti agitando la bacchetta.
Intorno al suo letto erano fioriti bigliettini, pacchetti, regali, gufi di pezza, areoplanini volanti. Harry sapeva che erano gli auguri per una sua pronta guarigione, ma non aveva ancora la forza per aprirli tutti. Si limitò ad aprire il pacchetto più grosso.
Gli venne da piangere. Come nel Natale di sette anni prima, c’era dentro il Mantello dell’Invisibilità. E un biglietto. “Abbia pietà per chi non ama”.

25.7.9
Matteo De Benedittis
famdebenedittis@libero.it

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~ di debenedittismatteo su 4 dicembre 2012.

5 Risposte to “Harry Potter – Finale alternativo apocrifo Fan Fiction FF”

  1. Ho letto con molto interesse il suo saggio: sono in terza liceo, e la mia tesina di maturità tratterà di harry potter. in pratica, stavo setacciando il web in cerca di materiale sulla saga che possa stimolare una riflessione, ho trovato il suo blog e la lettura mi ha molto appassionata. intanto, la sua intuizione che harry non avrebbe mai potuto sacrificarsi per uno solo dei suoi amici, e nemmeno per tutti gli amici messi insieme, ha fatto perfettamente centro nel pensiero della rowling: harry, infatti, si sacrifica per l’intero mondo magico. un po’ come gesù cristo, se vogliamo. su un tema vicino al cristianesimo, cioè sul perdono, non mi trovo d’accordo con lei: secondo me non sarebbe stato plausibile che harry perdonasse voldemort, ma anzi trovo fosse -ed è stato- il sacrificio l’unica comclusione plausibile: un incontro finale di harry con la morte mi sembra una necessità logica di tutta la trama, e visto che deve andarle incontro per amore -che è il motore di tutta la storia- deve per forza morire sacrificandosi. questo lo dico ora cercando di non pensare con il senno di poi: purtroppo, quando harry potter e i doni della morte uscì in libreria ero troppo piccola per ragionarci su in modo abbastanza complesso per ipotizzare un’evoluzione della trama. l’unica questione che, nella mia famiglia di potteriani, abbiamo dibattuto è stata quella della fedeltà di piton a silente, su cui ho preso un granchio madornale. mia madre, invece, è stata lungimirante come lei. perchè ritengo che sia l’incontro di harry con la morte fosse inevitabile? harry nella sua storia, e la saga nel proprio stile, subiscono una crescita che dall’infanzia li porta all’età adulta: harry matura, le atmosfere si incupiscono, le trame si infittiscono, compare addirittura la politica. la vita di harry non è, però, una vita normale: la complessità e la portata degli avvenimenti che lo coinvolgono, la loro tragicità o anche semplicemente anche solo la loro quantità, fanno sì che il vissuto di harry sia immensamente maggiore di quello di un qualsiasi diciottenne. il dialogo alla pari con l’istituzione pubblica, l’autonomia di scelte e di azione, ma soprattutto la morte dei propri cari -dei genitori, degli insegnanti, infine degli amici- sono tipici della vita adulta. soprattutto la morte dei propri amici, in genere, avviene durante la vecchiaia. insomma, harry, a diciotto anni, ha vissuto la vita che un uomo normale vive in 70, 80 anni. quindi deve morire. dopotutto, ignotus peverell va incontro alla morte da vecchio, e non prima del tempo. è lui il vero padrone della morte.

    • Cara Teresa,
      intanto ti ringrazio moltissimo di avere letto la mia ipotesi e di avermi scritto!

      Sono completamente d’accordo con te: Harry deve incontrare la morte.
      Il motivo che dici tu (la vita di Harry è un concentrato di esperienze) è sicuramente vero, ma non penso sia quello principale.
      Il motivo per cui Harry deve incontrare la morte è più semplice, e deriva dalla trama: Voldemort vuole ucciderlo.
      Quindi è inevitabile che Harry, prima o poi, si scontri con la morte.
      Anzi, a dire la verità si è GIA’ scontrato con la morte, precisamente quando aveva pochi giorni di vita e Voldemort cerca di ucciderlo. Voldemort cerca di uccidere LUI, non Lily o James (il suo scopo è uccidere Harry, non i suoi genitori: i coniugi Potter vengono uccisi per poter poi uccidere loro figlio).

      E poi incontra nuovamente la morte nel labirinto (Cedric), nel Ministero della Magia (Sirius), sulla torre (Silente).

      Il problema però, cara Teresa, non è questo.
      Lo sappiamo che Harry deve incontrare la morte, tutta la storia è incentrata sul fatto che la morte si avvicina: Voldemort, che rappresenta la morte, è sempre più forte, sempre più vicino. Il male dilaga, di libro in libro, tant’è vero che nel sesto abbiamo quasi perso ogni speranza. (La descrizione della corruzione globale – politica, istituzionale, scolastica – del mondo magico nel Settimo credo sia il suo aspetto migliore: vi si vive una vera e propria claustrofobia, ci si sente accerchiati, senza sapere di chi fidarsi).
      Credo che un’esperienza simile la viva chi vive in paesi a forte infiltrazione mafiosa.

      Quindi: la morte sta arrivando.
      Sempre più forte.
      Questo lo sappiamo.

      Sappiamo anche che l’amore è più forte della morte. Ce l’ha insegnato Lily.
      Lily ha amato suo figlio, e l’ha protetto dalla morte. Si sacrifica, e lo salva.
      Va bene.

      La Rowling, alla fine, ha optato per una scelta secondo me poco originale, e poco riuscita dal punto di vista narrativo: ha usato due volte lo stesso trucco.
      Harry ama il mondo magico, e lo protegge dalla morte. Si sacrifica, e lo salva.
      Va bene.

      Dove sta la novità? Non c’è. Lo sapevamo già.
      Harry ama il mondo magico, ok. Si sacrifica per salvare il mondo. Bene. Bravo. Come Gesù.

      Bel lieto fine, ma non c’è novità.
      (Lo dici anche tu: “deve per forza morire sacrificandosi”. Ma se una trama deve continuare per forza, è banale.)

      La vera novità sarebbe stata (come ho cercato di dimostrare, in maniere diverse, sia PRIMA che DOPO avere letto il Settimo) se Harry avesse amato Voldemort.
      Lo può amare solo se lo perdona, ma può perdonarlo solo se…
      Qua scatta la domanda: quand’è che si può perdonare chi ti ha rovinato la vita?

      Io credo che sia plausibile solo in un caso: se non ti senti migliore di lui.
      Se ti senti al suo livello. Se lo senti come un fratello.

      Come è possibile che Harry abbia sentimenti fraterni per Voldemort?
      Deve uccidere.

      Ecco il modo con il quale deve incontrare la morte.
      Se Harry uccide, può sentirsi simile a lui, può incominciare a comprenderlo, ad amarlo, a perdonarlo.

      Lo sapevamo che doveva incontrare la morte: ma non ci aspettavamo che la incontrasse così.

      Del resto, assistiamo ad un uso sempre più disinvolto della Maledizioni Senza Perdono da parte di Harry. Se non ricordo male nel Settimo lancia un Crucio.
      Dal Crucio all’Avada il passo è breve.

      Nella mia ipotesi – che mi sembra più plausibile di quella proposta dalla Rowling – le conseguenze sono circa queste:
      1. l’unica persona che Harry può avere intenzione di uccidere è Piton;
      2. se Harry capisce di avere fatto fuori il suo migliore alleato (Piton, appunto) si sente in colpa, può dirsi: sono COME il mio nemico. SONO il mio nemico (e, toh, un frammento di anima del suo nemico è esattamente incastrata nella sua). Il senso di colpa, di fallimento, potrebbe spingerlo a piangere, a fuggire (come Simon Pietro dopo il canto del gallo), addirittura ad uccidersi (come Giuda). Ma lui non è come Voldemort: lui ha degli amici. Potrebbe addirittura trovare i pensieri di Piton nel pensatoio, che, fra le altre cose, lo perdona. Si sente amato dagli amici, e a questo punto può sfidare Voldemort con un’arma nuova: il perdono.
      3. come ci viene detto nel Settimo, il rimorso provoca il ricongiungimento degli Horcrux con il loro possessore, e lo shock è fatale. Ho quindi provato ad ipotizzare la conclusione che hai letto sul sito (ma se la Rowling avesse seguito questa strada, avrebbe sicuramente trovato una soluzione migliore della mia). Te la riassumo a grandi linee: Harry getta la bacchetta e perdona Voldemort. Il segno del perdono è la riconoscenza, ed Harry lo ringrazia. Voldemort non può accettare di essere perdonato, e rifiuta il perdono. Harry è riconoscente con Voldemort: essendo un Horcrux, Harry ha saputo come sono morti i suoi genitori, ha saputo l’ubicazione degli altri Horcrux, ha previsto alcune mosse di Voldemort… insomma: ha sconfitto Voldemort proprio perchè aveva un frammento della sua anima dentro di lui (nella cicatrice?). E Voldemort prova rimorso: se non avesse tentato di uccidere Harry, il maghetto non sarebbe diventato un Horcrux, se non fosse diventato un Horcrux non avrebbe distrutto gli altri Horcrux. Insomma, per un nanosecondo Voldemort pensa: “era meglio non farlo”. Quel microsecondo è sufficiente. Gli Horcrux rimasti si ricongiungono al loro creatore, accoppandolo. Voldemort, in pratica, si è ucciso da solo.

      Cara Teresa, non so se ti ho risposto in modo sensato: se mi dai l’autorizzazione mi piacerebbe molto pubblicare il tuo commento sul blog.

      Ti ringrazio ancora perchè parlare di Harry è sempre molto bello.

  2. Questa trama è senz’altro più logica e meglio strutturata dell’originale che mi ha delusa moltissimo…Spero che sia stata costruita così perché l’autrice alla fine si deciderà a continuare l’opera almeno con un ultimo libro che ampli il ruolo di Silente e che ci mostri che Piton è sopravvissuto. Non è per niente logico che due menti come quella di Silente e Piton non avessero pianificato (dato che è Silente a chiedere a Piton di ucciderlo) che Voldemort avrebbe ucciso Piton perché divenuto il proprietario della Bacchetta di Sambuco. Il piano iniziale era proprio che divenisse Piton (almeno in apparenza, ma sempre di Voldemort!) il proprietario. Possibile che non avessero pianificato una strategia difensiva per la vita di Severus? Totalmente fuori luogo…anche perché lui aveva un compito importante, avvertire Harry che si sarebbe dovuto sacrificare. Come li fa incontrare l’autrice è ridicolo, per caso, con lui che si avvicina dispiaciuto….ma se lo odia per aver ucciso Silente!!! Ma per favore…

    • Cara Samanta, innanzittutto grazie per aver commentato e per aver gradito la mia proposta!
      Temo che un “ultimo libro che ampli il ruolo di Silente e che ci mostri che Piton è sopravvissuto” non arriverà mai… proprio perchè la Rowling dovrebbe smentire tutto il finale del Settimo.
      Il problema che poni è interessante: ma Silente sapeva che la bacchetta di Draco era la bacchetta di Sambuco?

      grazie dell’intervento, a presto

      • Mi intristisce molto come è stato stilato il libro HP7 perché sono una grande fan della saga, ma non ho potuto fare a meno di notare un’incongruenza che ha rovinato l’intera opera. Come è possibile che due menti come quella di Silente e Piton non avessero previsto che Voldemort avrebbe ritenuto Severus il padrone dell Bacchetta di Sambuco (sbagliando, per carità, perché la trama è diversa con Draco etc…) e che quindi l’avrebbe ucciso per impossessarsene? E che i due pilastri dell’Ordine della Fenice non abbiano elaborato un piano per salvaguardare la vita del maestro di Pozioni che aveva ancora l’importante compito di svelare ad Harry che sarebbe dovuto morire? Io parlo proprio di una strategia che dovevano concordare al momento che Silente rivela a Severus che Harry si dovrà sacrificare. Indipendentemente dal fatto che Piton sarebbe diventato o no effettivamente il padrone della Bacchetta di Sambuco, i due avrebbero dovuto prevedere che Voldemort avrebbe creduto che fosse di Piton: uccide lui il Preside!! Non è verosimile che due strateghi così non avessero preso in considerazione una cosa tanto semplice e macroscopica, a meno che i due non fossero degli emeriti idioti! L’autrice li ha dipinti proprio così in questa situazione…Come si incontrano i due rivali è davvero illogicamente ridicolo: Harry che gli si avvicina impietosito per raccoglierne le lacrime….ma se lo odia da 6 libri!!Lo detesta per l’omicidio di Silente!! Non è per niente verosimile una reazione del genere! Anche perché tanto pietoso, ma poi sia lui che Ron ed Hermione lo lasciano morire senza fare nulla… Ovviamente non dico che un buono non debba morire, ma il COME, almeno per i personaggi portanti, non sarebbe dovuto essere così rozzo. Almeno Silente era spacciato per la maledizione e quindi aveva un senso. Ma dopo l’intoppo con la bacchetta avuto da Voldemort al cimitero con Harry dopo il Torneo Tremaghi era più che prevedibile che sarebbe andato alla ricerca di un’altra bacchetta, la più potente del mondo magico. A questo punto, se proprio l’autrice non aveva idea di come sbarazzarsi di Piton (perché magari tenerlo in vita avrebbe complicato ed allungato il romanzo che doveva essere presto consegnato), fallo inciampare in un gradino: apparirà distratto, ma non stupido almeno (parlo per assurdo, ovviamente). Raffazzonato per raffazzonato almeno l’immagine da strateghi di Silente e Severus sarebbe rimasta intatta. Inevitabilmente rovinando l’ultima parte dell’ultimo libro ne perde la saga intera ed è un vero peccato.
        Non so potrebbe continuare l’opera dicendo che Piton all’ultimo è stato salvato da Funny, la fenice di Silente, che con le sue lacrime guarisce sia dai tagli che dal veleno…per dire…

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