Ammutinare il Bouncin’ – Murubutu

Ammutinare il bouncin
Lettera aperta

Spesso i miei studenti scoprono che amo il rap.
E allora scatta la domanda: “Prof, qual è il suo rapper preferito?”
I loro rapper preferiti sono Emis Killa, Fedez, Guè Pequeno.
Se abitassi a Milano, i primi due potrebbero essere stati miei studenti, l’ultimo mio compagno di classe.
Invece abito a Reggio Emilia e rispondo “Murubutu”.

Quando mi chiedono come mai, rispondo che è una questione di topoi. Nell’hiphop ci sono dei topoi: l’autocelebrazione, la street credibility, i soldi, il dissing, la citazione del gossip delle marche dei loghi, ecc…
Sono topoi pop: popolari, conosciuti dalla gente. (L’hiphop è l’oppio dei popoli, diceva già in quinta superiore – quattordici anni fa – il mio compagno Ezio).
Ma a me fin da piccolo mi interessava ciò che aggiornava lo standard, mescolava i topoi, invertiva il canone.
Nell’arte, nella vita, in tutto.
Tutto Murubutu (inteso qui per metonimia) ha preso i topoi hiphop e li ha affrontati di sbieco, intrecciandoli con i topoi letterari – in particolare romanzeschi.
Il risultato? Un rap con una personalità.
Una rap-personalità che non continua a stupire: un hiphop per nulla pop.
Questa linea è particolarmente evidente e compiuta nel suo ultimo concept album “Gli ammutinati del bouncin”.

“Gli ammutinati del bouncin” è un album di concetto. E il concetto dell’album è il mare.
Il Mare.
Il Mare in 3D (tre dimensioni)? No.
Il Mare in xD (x dimensioni)? No.
Il Mare in tutte le dimensioni.
Mare visto da dentro (Marco gioca sott’acqua), mare visto da sopra (Il giro del mondo in un giorno), mare visto da ieri (Battaglia di Lepanto), mare visto da oggi (Sull’Atlantico), mare visto da domani (L’uomo che viaggiò nel tempo), mare visto da terra (I marinai tornano tardi, Storia di Laura, Isola Verde), mare visto da contro (Gli ammutinati del bouncin), mare visto dal mare (Mari Infiniti I e II).
Il Mare.

Ma.

Ma sia io che Murubutu siamo di Reggio Emilia.
Prima periferia, c/o corrente Crostolo, nutrie, circa.
Reggio Emilia. La città con meno mare dopo Aosta, Bolzano, Sondrio (che però hanno le montagne).
Reggio Emilia, nota per l’afa (e Ligabue).
Reggio Emilia, quella città che i miei colleghi di giù si lamentano che manca il mare.
Il Mare.

La prima cosa che vorrei chiedere a Murubutu sarebbe: “ma come ti è saltato in mente di parlare del mare? e dove sarebbe la sea credibility? se tu fossi Salmo, o i 99Posse, o Caparezza, o Noema, o Battiato potresti parlare del mare: loro abitano in regioni ad alto tasso marittimo! Noi invece siamo immersi nella più piatta pianura: dovresti parlare di Calatrava e dei partigiani e delle vigne e delle zanzare e di Peppone&donCamillo… come Tondelli, come Zucchero, come gli Offlaga… mica il Mare!”
O forse che.
O forse che del Mare possono parlare tutti?
O forse che il Mare è forse un luogo (topos) letterario che la Panizzi è forse il porto?

E poi la seconda cosa che vorrei chiedere a Murubutu sarebbe (ed è proprio una curiosità tecnica): “come diavolo fate voi della Kattiveria ad avere un flow così compatto, così simile e nello stesso tempo personale? Per intenderci: “l’uomo che viaggiò nel tempo” non è una canzone, è un film. Un film che rilegge insieme due topoi: il viaggio nel tempo (ma nella sua forma più semplice, senza paradossi tipo Primer, Edge of Tomorrow o anche solo Ritorno al Futuro) e il mondo sommerso (Waterworld). Una sorta di Atlantide al contrario, un Platone a testa in giù.
Ebbene. Questo film come l’avete fatto? Tu hai scritto la prima strofa, poi l’hai fatta leggere al Tenente che ha scritto la seconda e ha passato le prime due a Muraca che ha passato le prime tre a UGO che ha deciso come andava a finire? oppure prima è stata concepita la trama, e poi i capitoli sono stati divisi tipo io faccio questo tu fai quello? Oppure hai scritto tutto il testo tu e gli altri l’anno rappato e basta (dubito)? Insomma, saranno tecnicismi, ma mi interessano.”

E poi la terza cosa che vorrei chiedere a Murubutu sarebbe: “ma di tutti i mari presenti ne “Gli ammutinati del bouncin” non manca quello mitologico? Voglio dire, l’aspetto mitologico è sempre stato particolarmente presente nei tuoi lavori (Titanomachia, Le dodici fatiche). Non potevi fare un pezzo ispirato ad Ulisse, a Nettuno, agli Argonauti, a Enea, alla prima guerra punica? Come mai l’esclusione di un tema così facilmente legato al Mare? …forse proprio perchè era facile?”

Appena vado ad un live gli faccio queste tre domande, mi sa.

E l’ammutinar m’è dolce in questo mare.

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~ di debenedittismatteo su 6 giugno 2014.

Una Risposta to “Ammutinare il Bouncin’ – Murubutu”

  1. Matte condivido al 100%.
    Però il pezzo mitologico c’è è “Le sirene”.
    Un abbraccio.

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