Cruor et plumae, fuoco e tenerezza – Oleron e la nostalgia dell’orrore

Cruor et plumae, fuoco e tenerezza.

La nostalgia dell’orrore

Oleron di Stefano Benni: etimologie, citazioni, interpretazione.

Ho proposto Oleron in prima superiore.
E’ piaciuto molto. Ne ho approfittato per approfondire la lettura di questo racconto che già mi affascinò quando lo lessi per la prima volta: ero in prima superiore anche io.

Tempo di lettura ad alta voce: circa 3 ore.

– Il racconto contiene molti (tutti?) i topoi dei racconti di paura:
la notte buia e tempestosa
la macchina che si ferma
l’assenza di comunicazioni (radio, telefono)
le leggende sulla valle misteriosa
la valle misteriosa
la vecchia
la porta da non aprire
il volto alla finestra
essere conosciuti da chi non si conosce (la vecchia che sa il nome del protagonista)
il conte
il cacciatore/licantropo?
la melodia inquietante
la poesia notturna
la ferita sul collo
gli “eterni” di lovecraftiano stampo
il manicomio
il patto col diavolo
il sacrificio della fanciulla
l’incendio
il libro inchiavardato

– I nomi propri di città e di persone segnalano una mescolanza di nomi: inglesi (Badle, Barcairn – che significa “sbarra del tumulo”, “chiavistello della tomba”), tedeschi (Lyz), fiabeschi (Oleron), latini (Egistus), italiani (Eleonora/Lea).
La melange crea un’atmosfera inquietante, vagamente mittleuropea.
Sempre a proposito di nomi, si noti il nome del collegio dove passano l’infanzia Egistus e Oleron: “Filodossi”, il cui ipotetico significato etimologico grecizzante potrebbe essere “amante della verità” (filia – doxa).

– Passando all’elenco del panthoen letterario caro a Oleron, troviamo:
Milton: autore di paradise lost, paradiso perduto, che racconta la cacciata di adamo ed eva
Lovecraft: autore di orrori cosmici e di follia
Poe: primo autore di racconti di paura
Petrus Borel: autore francese ottocentesco, chiamato il licantropo, truculento e sanguinoso
Charles Nodier: autore romantico di favole (quelle di nonna Speranza, ad esempio)
Pierre Francois Lacenaire: poeta e assassino
William Blake: poeta e pittore: demoni e draghi, divina commedia ed apocalisse
De Sade: criminale, filosofo e poeta
Algernon Swinburne: poeta provocatorio e immorale
Ligeia: racconto di Poe che parla di fantasmi.
Il commento di Baudelaire a Poe è tratto dall’introduzione a Poe del 1856.
Melmoth è uno che ha fatto il patto col diavolo per avere il prolugamento della vita – pseudonimo di Oscar Wilde e romanzo gotico del 1820, scritto dal prozio di Wilde (C. R. Maturin)
Cortez: Hernan Cortes distrusse l’impero atzeco.
Il Lewis a cui fa riferimento è ovviamente M. G. e non C. S.
Aubrey Beardsley: illustratore liberty di Poe e altro.

– Da notarsi che la poesia “il fuoco è la mia tenerezza” non è di Gilles De Rais, come erratamente risulta da alcuni siti, ma è – con ogni probabilità – dello stesso Benni.
A proposito di Gilles de Rais, per chi non lo conoscesse, è serial killer del XV secolo, il Barbablù storico.

– La citazione “Tum cruor et volsae labuntur ab aethere plumae.”
[sangue e piume divelte scorrono giù dal cielo] è di Virgilio, Eneide, libro XI.

– Concludiamo con la citazione che apre il racconto: la nostalgia a cui fa riferimento la citazione di thomas mann incipitaria si potrebbe riferire alla nostalgia che ha Oleron dei suoi “sogni” giovanili, per quanto orribili. Avevano speranza, per quanto tragica. Invece la grigia vita dell’avvocato è peggio di ogni mostro possibile. E’ un racconto sull’orrore della mediocrità, della banalità.
…prima del finale.

il finale
Nell’ultima pagina cambia in narratore, si passa dalla prima alla terza persona. Cosa significa? Che l’ultima pagina è stata scritta da qualcun altro. Ed è quindi vera? O è vero il resto?
Cosa significa la frase: l’ultima pagina spetta a me?
E’ il giornalista che se l’inventa, o al contrario, si è inventato tutto il resto? Perchè dice che l’ultima pagina spetta a lui, non ha forse scritto tutto il resto?

Cambia il narratore: si passa dalla prima persona di Egistus alla terza persona del narratore onniscente. Usciamo dalle memorie personali. La narrazione si fa più asettica, più oggettiva. Come mai? Come in certi film, in cui, dopo l’orrore, arriva un personaggio esterno (il vigile, i carabinieri, o anche solo l’inquadratura che si allarga alla fine di “Dal tramonto all’alba”) che ci dice qualcosa di più sulla storia.

Ipotesi uno: La parte in prima persona è il racconto del giornalista Egistus. La parte in terza persona è la parte che Egistus non vuole raccontare, ma che ci racconta Benni. Eppure dice che l’ultima pagina toccava a lui scriverla. Quindi, seconda ipotesi: la strage di Oleron è un’invenzione di Egistus. O forse (terza ipotesi) essendo uscito di scena Oleron, il racconto non è più in prima persona perchè il coinvolgimento esiste fino a che esiste Oleron. Come se per Egistus la storia fosse finita con la normalità di Oleron, in un certo senso.

Domanda: prendendo per assunto che Oleron abbia sterminato la famiglia: Oleron sbrocca per colpa dell’orrore lovecraftiano oppure sbrocca per l’orrore della mediocrità della sua vita, per i suoi sogni infranti e disperati?

Ho posto queste domande a mio papà, insegnante di lettere, e a Benni stesso.
Di seguito le due risposte.

commento di mio papà
Parliamo di Oleron. me lo sono riletto perché lo ricordavo molto approssimativamente. A me sembra che Benni giochi ad intorbidare le acque, cioè gli piace usare le convenzioni e gli stereotipi dei vari generi letterari giusto per giocare, senza curarsi troppo della coerenza del risultato. Per esempio, c’è un finale atteso (coerente con il contesto horror, alla Poe), ma evitato all’ultimo momento con lo scarto verso un finale di registro comico-realistico (la moglie che guarda le TV e il “diavolo” in pigiama); ma poi c’è un terzo finale del tipo “tragedia della follia”, cioè ordinario horror da cronoca nera del TG. Ciò a cui Benni tiene di più mi sembra che sia il rincorrersi dei colpi di scena che coincidono anche con improvvise variazioni di genere narrativo. Al cambio di voce narrante io darei questa giustificazione: il narratore in terza persona, esterno, ci dà la versione più oggettiva, quella dei fatti di cronaca, per mettere in evidenza il contrasto con i viaggi mentali della narrazione precedente: labirinto di paure infantili, sensi di colpa, fantasmi della mente repressi, ecc. Però il fatto oggettivo è peggiore delle fantasie più lugubri. Se l’ultimo finale fosse raccontato in prima persona si porrebbe sullo stesso piano di (in)credibilità delle pagine precedenti, invece così se ne separa per dire che – mi ripeto – le notizie della pagina di cronaca nera sono più spaventose dei racconti Lovecratf.
Buona notte.

risposta della segretaria di Benni, il 1 febbraio 2015
Caro Matteo,
sono Viviana Dominici l’assistente di Stefano.
Siamo felici che i suoi alunni leggano libri e un po’ di più che leggano anche qualche libro di Stefano.
Per quello che riguarda la sua domanda, può dire ai suoi alunni che non c’è un reale motivo per quella differenza di tempo, in realtà a Stefano capita spesso di modificare le forme verbali nell’arco di un racconto.
Buona giornata e un saluto ai suoi alunni da parte di Stefano.

Viviana Dominici

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~ di debenedittismatteo su 19 marzo 2015.

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