CIGOLA LA CARRUCOLA DEL POZZO – montale

Nell’analisi di questa poesia trovo sempre scritto che il ricordo che sale dal pozzo della memoria è l’immagine di un “volto caro” al poeta, oppure si parla di “persona amata”.

Mi chiedo: c’è qualche fonte o documento a me ignoto che può provare questa tesi?

Perchè – leggendo il testo – a me sembra chiaro che il volto riflesso nel secchio è il volto di Montale stesso, il suo volto da giovane.

Quindi vorrei informazioni su tale importante dettaglio. Cordiali saluti.
Prof. Matteo De Benedittis

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~ di debenedittismatteo su 7 maggio 2015.

Una Risposta to “CIGOLA LA CARRUCOLA DEL POZZO – montale”

  1. Ciao Matteo, mi leggi o il post è troppo vecchio?
    Sto leggendo il tuo blog solo ora, ma ho il tuo libro da qualche anno e lo sfrutto, ogni tanto, nelle mie classi del biennio. Grazie!
    Tra le molte cose interessanti che scrivi, ho trovato questa e sono felice di trovarmi d’accordo con te, anche io sola.
    Non c’è, anche secondo me, un volto di “persona amata” di “donna”. Anche io trovo che ci sia essenzialmente un rispecchiamento del sè perduto (nel tempo?).
    Oppure è il segno di una fede recisa, impossibile e perduta per sempre, e azzardo un nesso che mi pare evidente: Dante, ultimo canto del Paradiso, visione di Dio nel «puro cerchio» trinitario.

    O luce etterna che sola in te sidi,
    sola t’intendi, e da te intelletta
    e intendente te ami e arridi!

    Quella circulazion che sì concetta
    pareva in te come lume reflesso,
    da li occhi miei alquanto circunspetta,

    dentro da sé, del suo colore stesso,
    mi parve pinta de la nostra effige:
    per che ‘l mio viso in lei tutto era messo.

    Anche lì il cerchio (uno e triplice) riflesso, l’immagine ridente, la trinità che racchiude l’umanità intera, presente e irragiungibile insieme.
    In Montale la «visione» (e la parola mi pare sintomatica) è infine negata, il sè perduto potrebbe essere quello di un sè-credente impossibile per l’uomo adulto, per il Montale che guarda, oggi, nel pozzo e da quella visione è irrimediabilmente diviso. Il secchio ricade nell’«atro fondo», l’ascesa («l’acqua sale alla luce e vi si fonde») verso un Dio si interrompe e il movimento è vertiginoso, verso il basso, definitivo.
    Varrebbe la pena di approfondire assai. Chissà che non mi ci metta, un giorno.

    Intanto grazie per l’occasione di confronto, buon lavoro

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