COMPITO IN CLASSE A COPPIE – istruzioni per l’uso

IL COMPITO IN CLASSE A COPPIE 

Introduzione

Segue una modalità di “valutazione dinamica”, che cerca di privilegiare l’aspetto affettivo e relazionale del rapporto docente-studente rispetto alla sua componente docimologica. Tale attenzione alla relazione viene pensata anche in riferimento al cooperative-learning, alle capacità di team building e al potenziamento della gestione relazionale.

Una modalità che ha come fulcro il momento della verifica.

La verifica (cioè, il voto) è il momento nevralgico dell’insegnamento: la verifica e la valutazione che ne consegue hanno – volenti o nolenti – una ricaduta relazionale fortissima e un’influenza decisiva sul clima della classe. L’arte del docente si racchiude spesso nella capacità di verificare e valutare in modo professionale, credibile e corretto.

Si ritiene che le normali attività didattiche che mirano alla relazione fra gli studenti (i lavori di gruppo, i giochi di ruolo, ecc…) non raggiungano così pienamente l’obiettivo come durante una valutazione.

La modalità in oggetto è da ritenersi alternativa ed è da utilizzarsi in modo assolutamente eccezionale (non più di un paio di volte all’anno): mantiene infatti la sua efficacia solo se resta ben chiara la differenza e la complementarietà con le verifiche tradizionali-individuali.

Una modalità che mi è stata proposta dagli studenti stessi. Io mi sono limitato a regolarla, meditarla, applicarla.

La Verifica a coppie

Discipline interessate: qualsiasi materia che preveda compiti in classe che verifichino le conoscenze e non le competenze. Le conoscenze è possibile condividerle, organizzarle, comunicarle, mentre le competenze sono personali e si acquisiscono grazie all’esercizio personale, non allo studio.

Obiettivi socio-affettivi motivazionali (primari e costanti in ogni tipo di verifica[1]):

– imparare a collaborare con il compagno (imparare a dividersi il lavoro, a dare/meritare fiducia al/dal proprio compagno, a mettere in discussione il proprio punto di vista, a responsabilizzarsi nei confronti del professore e dei compagni, a valorizzare le capacità del compagno).

– vedere da un punto di vista nuovo la relazione studente-docente. Il docente non è solo il verificatore, ma anche il coordinatore del lavoro di coppia. Il rapporto può migliorare dal punto di vista affettivo, relazionale, sociale.

– privilegiare l’aspetto affettivo e relazionale del rapporto docente-studente e studente-studente a quello meramente docimologico.

 

Obiettivi cognitivi (secondari ed relativi al tipo di verifica):

– Compiere inferenze e abilità di sintesi a riguardo del programma di un anno, o di un quadrimestre: il ripasso di un argomento già sottoposto allo studio permette un migliore apprendimento e un’interiorizzazione dei contenuti.

– Saper costruire una mappa concettuale lunga.

 

Obiettivi operativi (secondari ed relativi al tipo di verifica):

– Imparare a riassumere e sintetizzare molto materiale. Questa abilità è anche propedeutica allo studio universitario.

 

Metodologia utilizzata:

A• Presentazione agli studenti (in classe). Il progetto consiste in un compito in classe che differisce dalle consuete verifiche per due aspetti: A) è un compito di ripasso su una larga parte di materiale (quella riguardante un quadrimestre o un anno scolastico); B) ogni studente, durante lo svolgimento del compito, potrà consultarsi con uno solo dei suoi compagni, e questo con lui. I due studenti formeranno cioè una coppia, che potrà collaborare prima e durante la verifica e poi verificarsi dopo la verifica.

B• Suddivisione delle coppie (in classe). Le variabili di tale suddivisione sono due: la modalità e la tempistica.

Modalità – Chi decide le coppie? Il docente può attuare due modalità per dividere la classe in coppie: il sorteggio, oppure la decisione unilaterale del docente, che comunica alla classe i nominativi che formano le coppie. (Escludo a priori la possibilità che siano gli studenti stessi a decidere le coppie: se fossero loro a deciderle non si avrebbe nessuna novità relazionale: ognuno starebbe con i propri amici e, nel bene come nel male, ciò non farebbe sviluppare nuove relazioni nè nuove abilità. Inoltre gli esclusi sarebbero nuovamente esclusi dal giro.)

Entrambe le modalità hanno pregi e difetti.

                Il sorteggio. Sorteggiare le coppie mette gli studenti in condizione di uguaglianza non-elitaria. Hanno anche la possibilità di collaborare efficacemente con un compagno con cui non vanno d’accordo, e questo è propedeutico alla vita. Sorteggiare le coppie può significare che ci saranno coppie più forti e coppie più deboli: il docente può decidere di caso in caso se questa modalità può essere adatta alla situazione che ha di fronte. La scelta casuale consente a tutti di essere esposti al rischio di capitare con un compagno più o meno bravo, il che mette tutti sullo stesso piano.

                Decisione unilaterale. Decidere le coppie da parte del docente può ovviare alla creazione di coppie troppo forti o troppo deboli, ma, ovviamente, inficia la neutralità della situazione, per cui gli studenti potranno valutare se le coppie fatte dal docente sono giuste o ingiuste. Fare coppie equilibrate è più difficile che sorteggiarle, e il docente deve avere chiaro il polso della classe.

Tempistica – Quando si dicono le coppie alla classe? La tempistica della comunicazione delle coppie ha una valenza decisiva nel lavoro di preparazione alla verifica.

Generalmente il docente può decidere se comunicare o sorteggiare le coppie in tre momenti: molto tempo prima, poco tempo prima, il giorno stesso.

Suddividere le coppie molto tempo prima permette agli studenti di pianificare con lungimiranza il lavoro, dividersi il materiale, pianificare le strategie da attuare durante la verifica e creare spirito di squadra. Ciò può significare che ogni componente della coppia studi/ripassi metà programma invece che l’intero programma. E’ una modalità adatta a verifiche che abbiano una mole di studio molto ingente (ad esempio il ripasso di tutte le conoscenze di tutto l’anno scolastico). Quando il docente suddivide le coppie con largo anticipo, è chiamato a comunicare agli studenti cosa succede nel caso uno di loro sia assente il giorno della verifica a coppie. Tale informazione può fare da deterrente ad eventuali fughe strategiche.

Suddividere le coppie il giorno stesso non permette alcuna collaborazione preventiva, affiatamento preliminare, organizzazione strategica, ma obbliga tutti gli studenti a studiare l’intero programma. E’ una modalità adatta a verifiche a coppie che abbiano una mole di studio relativamente modesta. E’ anche adatta a classi non particolarmente affiatate, dove le relazioni non sono sufficientemente motivanti ad uno studio diffuso: i meno volenterosi potrebbero sfruttare senza grossi rimorsi i più bravi.

Suddividere le coppie con poco anticipo cerca di ovviare ai difetti delle due modalità precedenti, limitandone i pregi.

Generalmente, a seconda del tipo di verifica e della mole di lavoro, sarà il docente a decidere con quanto anticipo suddividere le coppie.

C• Studio. (A casa). Gli studenti si organizzano nel lavoro di studio: si dividono il materiale, si incontrano per ripassare insieme, decidono quali strategie adottare prima e durante il compito, possono decidere di coinvolgere altre coppie nella preparazione…

D• Svolgimento della verifica. (In classe). Ogni studente ha il suo compito personale, ma può consultarsi (esclusivamente) con il suo compagno di coppia. In caso di disparità di vedute interne alla coppia, i due componenti sono liberi di dare risposte differenti.

Generalmente la media dei voti di un compito in classe a coppie è leggermente più alta rispetto alle verifiche tradizionali: ciò richiede che la verifica a coppie non sia proposta più di 2/3 volte nel corso di un anno scolastico, per non falsare la valutazione oggettiva dei singoli studenti. Per lo stesso motivo la verifica a coppie può essere più lunga e/o più difficile delle verifiche tradizionali proposte lungo il resto dell’anno scolastico. Quando lo si ritiene opportuno la verifica a coppie può contenere anche più materie (storia e geografia, italiano e latino, geometria e algebra…).

E• Correzione del docente dei compiti in classe a coppie (che solitamente richiede meno tempo della normale correzione, in quanto in larga parte i compiti sono simili due a due).

F• Riscontro. (In classe). Il docente consegna ed eventualmente corregge le verifiche insieme ai suoi studenti. Dopodichè (o prima) chiede un feedback da parte della classe sulle eventuali difficoltà o facilitazioni incontrate sia nello studio a casa che durante il compito. L’organizzazione con il compagno di coppia ha funzionato? O no? Se ne discute insieme al docente, che svolge una funzione di moderatore/esortatore, segnalando le difficoltà e le potenzialità relazionali incontrate dalle coppie.

Particolarità metodologiche: classi dispari e assenze.

Il compito in classe a coppie offre due limiti: le classi dispari e le assenze. Tali situazioni possono pregiudicare il raggiungimento degli obiettivi educativi e didattici.

Classi dispari.

Premettiamo che ogni soluzione a tale problema compromette gli obiettivi desiderati. Viene proposta la soluzione che pare salvaguardarne la maggior parte.

E’ da escludersi la possibilità di fare un gruppo da tre. Un trio è una situazione completamente differente rispetto alla coppia. L’organizzazione del lavoro, la fiducia reciproca, il senso di responsabilità ne è particolarmente minato. Inoltre il trio sarebbe decisamente avvantaggiato rispetto alle coppie.

La soluzione proposta prende il nome di lupo solitario. Al momento della suddivisione delle coppie viene nominato anche il Lupo Solitario (deciso dal docente oppure l’ultimo ad essere sorteggiato). Tale studente, durante la verifica, avrà la possibilità di fare X domande ad X compagni. In tale modo può avvalersi della collaborazione di tutta la classe, ma in misura minore.

Il numero di domande può essere deciso dal docente a seconda della situazione che si trova davanti, tenendo presente le osservazioni che seguono.

Occorre però specificare bene i termini di tale collaborazione. Infatti il lupo solitario, chiamando a sè un compagno – in pratica – ne avoca due (essendo i suoi compagni suddivisi in coppie). Il numero di domande X, quindi, è bene che non superi il numero delle coppie presenti.

Il docente è chiamato anche a decidere se il compagno chiamato può portare con se la verifica o se deve portare unicamente le sue conoscenze. Anche in questo caso la decisione viene rimessa al docente attuante tale progetto. (Portare con sè la verifica permette al compagno chiamato di attingere in modo ancora più certo alle conoscenze del suo compagno di coppia.)

Il compagno chiamato in che modo risponde alle domande del lupo solitario? Il docente può decidere una scadenza temporale (il compagno chiamto può consigliare il lupo solitario per un minuto) oppure un numero di esercizi massimo (il compagno chiamato può consigliare il lupo solitario per una sola domanda).

Il docente potrebbe anche consentire al lupo solitario di chiamare anche il docente stesso, secondo le modalità previste. Tale aiuto decisivo può essere messo in atto in verifiche decisamente complesse.

Il docente deve decidere se il lupo solitario può solo ricevere aiuto o anche darlo (infatti il lupo solitario può, virtualmente, venire a contatto con tutte le coppie, e l’ultimo compagno chiamato avrebbe a disposizione una verifica sulla quale ha lavorato – a rate – tutta la classe). Sempre a seconda della difficoltà della verifica, il docente può esprimersi o meno su tale possibilità.

Assenze

Durante lo svolgimento della verifica a coppie uno degli studenti può mancare. Ciò comporta che uno degli studenti si ritrova single, senza più compagno.

Se la suddivisione era prevista il giorno stesso della verifica, il docente comunica le nuove coppie prive dell’assente, oppure sorteggia senza l’assente.

Se la suddivisione invece era già stata fatta in precedenza, il docente si comporterà secondo le indicazioni date al momento della suddivisione. Tali indicazioni possono essere:

– se c’è un lupo solitario, il single va in coppia con lui;

– se non c’è un lupo solitario, il single diventa lupo solitario;

– il single fa comunque il compito da solo, senza alcun aiuto, che sia presente o no un lupo solitario – ciò dovrebbe fungere da deterrente ad eventuali abbandoni o fughe.

Tempi d’attuazione: circa 3 ore: ½ per la presentazione del progetto, 1 o 2 per lo svolgimento del compito in classe, ½ per la consegna e commento delle verifiche.

 

Costi: nessuno.

 

Conclusioni:

– gli obiettivi cognitivi vengono raggiunti dagli studenti, mediante questo progetto, in modo non più facile ma più semplice, essendo motivati dalla collaborazione con il loro compagno di coppia.

– gli obiettivi educativi possono o meno venire raggiunti dalla collaborazione in coppia, ma, in ogni caso, verificarli successivamente porta a rendere significativa didatticamente e umanamente anche una collaborazione difficile o inesistente.

– gli obiettivi socio-affettivi e relazionali permettono di promuovere in classe alcune dinamiche spesso dimenticate dal lavoro scolastico: la fiducia, la responsabilizzazione fra pari, la collaborazione.

– inoltre tale modalità di verifica può valorizzare le classi particolarmente vivaci, diminuire l’ansia da prestazione, dare alternative a situazioni psicologiche fragili.

Dal 2010 ad oggi le occasioni per riproporre il compito in classe a coppie si sono moltiplicate. La proposta è stata sempre accolta dagli studenti in modo positivo, e so che anche altri colleghi hanno sperimentato verifiche di questo tipo.

Manca una seria sperimentazione su larga scala, ma credo che se si diffondesse una tale pratica, il successo formativo e il benessere in classe potrebbero avere un sensibile miglioramento.

Come afferma il prof. Sergio Manghi, docente di Sociologia presso l’ateneo parmense, interrogato sull’argomento:

tale pratica, inoltre, aiuta a superare “il presupposto ‘individualistico’, che porta all’ideologia della ‘performance’ a solo vantaggio dell’ego, fondandosi sulla fiducia nel valore generativo dell’essere-in-relazione”.

Entrando anche nei dettagli tecnici del compito in classe a coppie, Sergio Manghi aggiunge, riferendosi alla formazione delle coppie:

Condivido anche l’idea che il gruppo di 3 non sarebbe altettanto generativo: troppe energie se ne andrebbero nei giochi di coalizione, inclusione, esclusione.  La diade orizzontale è il luogo dell’Io-Tu (Buber). La dimensione ternaria è presentissima, ma tramite la figura del docente, tramite gli altri compagni, eccetera. […]

Sorteggio o definizione preliminare? Forse metodologicamente il punto più delicato. Il primo lo eviterei perché se da un lato dice “equità”, dall’altro rischia imprevisti sgradevoli. Il secondo è meglio, ma rischia di demotivare (escluderei anch’io le scelte spontanee, va da sé). Forse lo si potrebbe ammorbidire esplicitando alcune variabili (sesso, provenienza geografica, profitto precedente…) che giustificano gli accoppiamenti privilegiando l’eterogeneità rispetto all’omogeneità… Ma anche su questo ho certo meno da dire di te e di tuoi colleghi che sono “sul fronte”….

Riguardo a quest’ultima proposta di creare coppie eterogenee ricordo un unico tentativo, nel quale si divisero gli studenti fra chi aveva la materia sufficiente e chi l’aveva insufficiente, accoppiando un elemento del primo gruppo con un elemento del secondo. Era stato un tentativo interessante e riuscito, ma che comporta poi ulteriori difficoltà tecniche, in quanto non sempre i due gruppi presentano lo stesso numero di persone.

La verifica a coppie crea un contesto relazionale nuovo, forse addirittura inedito nel panorama scolastico, dove è possibile aiutarsi o negarsi l’aiuto, ma, in ogni caso, lo studio diventa uno strumento funzionale alla relazione fra gli studenti, e non viceversa, come invece sostiene il noto pedagogista e psicologo Mario Polito.

Mario Polito, commentando il compito a coppie, lo criticava dicendo che “l’idea dei compiti di verifica a coppie può andar bene per prepararsi alla verifica, ma non come una vera verifica a coppie, non come una verifica ufficiale, con tanto di voto sul registro”.  Esattamente il contrario di ciò che si sostiene in queste pagine.

Nell’idea – non nuova – proposta da Polito che la verifica a coppie vada usata come ripasso è insita un’idea di scuola non relazionale e, in sostanza, “individualista” (usando il termine proposto da Sergio Manghi supra). Svincolare la verifica a coppie dalla valutazione non solo le toglie dignità e importanza, comunicando ai ragazzi che la vita può essere relazionale solo per ripasso, in allenamento e non in partita, ma si basa sull’idea che lo studio venga prima della relazione, che il cogito venga prima del sum (anzi, del sumus), mentre è evidente che il pensiero (lo studio, in questo caso) viene dopo l’esistere, anzi, il co-esistere. Per questo il “ripasso a coppie e però la verifica individuale” proposta da Mario Polito non apporta nessuna novità didattica: la relazione è funzionale allo studio. Nel compito in classe a coppie lo studio è funzionale alla relazione.

Proporre agli studenti, una tantum, una situazione relazionale complessa come quella del compito in classe a coppie, credo possa essere molto utile per completare la formazione degli studenti italiani.

Infatti la verifica a coppie si svolge contemporaneamente su due piani e raggiunge nello stesso tempo due obiettivi: gli obiettivi didattici (di studio, di pensiero) e quelli relazionali (di collaborazione, di coesistenza).

Gli obiettivi didattici sono l’area entro la quale si mettono gli studenti in condizione di raggiungere gli obbiettivi relazionali. Sono la cornice dentro la quale si move il quadro delle relazioni fra gli studenti. Il compito in classe a coppie serve per vedere in azione le dinamiche relazionali della classe. E’ per questo che è importante che ogni docente, almeno una volta all’anno, proponga una verifica a coppie: per conoscere la classe da un punto di vista nuovo, tridimensionale, più profondo e poter meglio agire su di essa, creando un “precedente” significativo che possa poi essere utilizzato per relazionarsi con loro.

Gli obiettivi didattici si valutano semplicemente con il voto, mentre gli obiettivi relazionali sono ben più difficili da valutare, ed è per questo che sarebbe bene, dopo ogni verifica a coppie, trovare il modo di dialogare con gli studenti, a tu per tu, oppure in gruppo, oppure tramite i rappresentanti di classe, per capire quali processi relazionali hanno vissuto gli studenti, per aiutare la classe a rendere significativa quell’esperienza, nella linea del sumus ergo cogito – coesistiamo e quindi studio.

Per maggior informazioni e confronti: matteo.deb[chiocciola]gmail.com

Grazie a skuola.net e a tgcom24 per aver dato visibilità a questa idea:

http://www.skuola.net/news/scuola/compito-coppie.html

http://www.tgcom24.mediaset.it/skuola/preoccupati-per-la-verifica-arriva-il-compito-in-classe-a-coppie_2142142-201502a.shtml

[1]              per “tipo di verifica” in questo caso si intende la mole di studio necessario, il tipo di materia, il momento dell’anno didattico in cui verificare gli studenti.

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~ di debenedittismatteo su 5 novembre 2015.

Una Risposta to “COMPITO IN CLASSE A COPPIE – istruzioni per l’uso”

  1. Una eccellente idea scoperta per puro caso arzigogolando sul web e citata in uno school kit del MIUR realizzato dalla docente Daniela di Donato (http://schoolkit.istruzione.it/schoolkit/preparare-classe-al-cooperative-learning/)
    Grazie.
    La utilizzero’ subito in una classe seconda come momento di verifica per recupero e ripasso degli argomenti studiati l’anno precedente.

    Personalmente stimolo gli alunni delle classi in cui insegno (Informatica e laboratorio di Economia Aziendale) al lavoro in coppia o in gruppo e alla creazione di nuove relazioni, anche (e forse soprattutto) per cercare di far superare alcune probematiche di inclusione/esclusione.
    Nella esecuzione dei lavori ho sempre trovato limitante, effettivamente, proprio la fase finale di valutazione: ne ho compreso ora i motivi leggendo la sua proposta.
    Infatti cio’ che facevo era valutare individualmente come se il compito o l’attività svolta fosse stata realizzata individualmente.
    Cio’ mi ha dato spesso l’impressione di una sorta di “declassamento” della stessa valutazione, vissuta non come valorizzazione del se ma come il solito voto più o meno adeguato alla “performance” dello studente.

    Anche in merito al lavoro di coppia lo adotto già da tempo anche rispetto al lavoro con gruppi più numerosi. Infatti mentre nella coppia le responsabilità sono immediatamente visibili e condivisibili, negli altri casi c’è sempre quello che riesce a evitarle e a “sfruttare” il lavoro degli altri e ottenere ottimi risultati di performance individuale (se ovviamente il docente non ne e’ consapevole).

    La vera difficoltà resta comunque la costruzione della coppia ma penso che utilizzero’ il metodo del sorteggio che garantirà una migliore “miscelazione” di vecchie e nuove relazioni.

    Ancora grazie.
    Francesco Raddi

    p.s. Se vorra’ inseriro’ un link a questa pagina sul mo sito personale.
    Grazie.

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