VINCITORE APOCRIFO DANTESCO PREMIO SPECIALE LANCILLOTTO 2015, III EDIZIONE

Commento Apocrifo Monografico 2015 – Lancillotto

Un cavalier d’albionica favella

Non m’era dipartito ancor da quella
fonte de l’alte rime di Provenza1,
3 ch’un cavalier d’albionica favella

mi mosse ai prieghi suoi: «Se canoscenza
hai sì gran lunga di sì gran poesia
6 e ben hai cara nostra penitenza,

tu che percorri l’alta, eterea via
con bassa e turpe carne2 ch’ha condotto
9 il nostro corpo a vana bramosia

e ‘l nostro spirito a penar lo scotto,
non sarà ignara certo tua memoria
12 del nome che port’io di Lancialotto.

Piàcciati rimembrare la mia storia,
acciocché ritornato nel tuo mondo
15 fuggir tu possa simil vanagloria.

Bambino ancor dal viso rubicondo
pasciuto fui da la Dama del Lago
18 che mi diè ‘l nome al quale corrispondo3.

Da grande ella fé ‘l mio volere pago
d’entrar d’Artù nell’ordine glorioso,
21 poco pria che ‘l figlio di Baudemago,

l’infame Melagante ignominioso,
portasse seco la gentil regina
24 per chiuderla in castello aspro ed ascoso4.

A riparare la trade meschina
venni chiamato: Artù fu mio mandante,
27 Ginevra fu mia meta e mia ruina.

Sanza caval, m’accinsi a por le piante
su la disonorevole carretta
30 che duce in su la forca ‘l lestofante5;

per essa al fin giunsi a la maladetta
torre del cavaliere traditore
33 compiendo de l’error giusta vendetta.

Conobbi allor la glorïa e l’onore
presso la corte, ma presso l’ostaggio,
36 sventura! e presso me conobbi Amore.

Tanto m’abbarbagliava ‘l dolce raggio
de li occhi suoi, tanto de la sua labbia
39 rapito ardevo in cerca d’un assaggio6,

quanto volevo uscir da quella gabbia
di rose insieme e di rovi ove tratto
42 m’aveano Melagante e la sua rabbia7.

Di tal disïo non fei motto affatto
se non all’un ch’a lei ‘l fé palese
45 e trascinòlla in peccaminoso atto8.

O Galeotto, che di tal cortese
amore ti facesti portavoce,
48 io pago ‘l prezzo de le tue imprese

e insieme a me mill’altri simil croce
sostegnono, genti ch’Amor trafisse
51 pei dardi de l’infamia mia atroce:

Galeotto fu lui ch’in versi infisse
la trista storia e rese imperitura,
54 Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse9.

O pericolosa letteratura,
che con malizïosa arte verbale
57 esalti ciò che fu disavventura,

perché menzogna immischi nel reale?
Poeta, che la penna non ti privi
de l’intelletto e mai ti pieghi al male.

61 Pon mente a quel che leggi e quel che scrivi10».

1 – v. 1-2 “Non m’era… Provenza”: Questa poesia rappresenta un finto canto, di lunghezza ridotta, della Divina Commedia di Dante Alighieri. l’Alighieri, la voce narrante, si trova nella balza dei lussuriosi (Purgatorio, canti XXV-XXVI). La scena vuole essere una continuazione del canto XXVI, seppure non ne mantenga la rima, alla fine del quale Dante finisce di parlare con il maggior trovatore provenzale, Arnaut Daniel. Egli, come gli altri spiriti penitenti della sua cornice, è immerso dentro un grandissimo fuoco che simboleggia la passione amorosa e sconta i suoi peccati soffrendo tra quelle fiamme e pregando Dio.
2 – vv. 7-8 “Tu che percorri… turpe carne”: Lo spirito del cavaliere sa già che Dante è vivo e che ha ancora con sé il corpo, al contrario degli altri che sono semplici anime. Questo perché, come già detto, si presume che questo brano apocrifo sia la continuazione dell’originale dantesco.
3 – vv. 16-18 “Bambino ancor… al quale corrispondo”: Il nome completo del cavaliere che parla è Lancillotto del Lago. Secondo la tradizione, infatti, suo padre morì quando ancora era un bambino e la Dama del Lago (una fata i cui romanzi forniscono molte ed incerte informazioni) lo rapì portandolo nel suo regno nascosto e facendolo crescere fino all’età di quindici o diciotto anni.
4 – vv. 21-24 “Poco pria… aspro ed ascoso”: L’impresa più famosa di Lancillotto consiste nel salvare la regina Ginevra, moglie di re Artù, dal malvagio cavaliere Meleagant, figlio di Baudemagus, che l’aveva rapita per rinchiuderla in un castello lontano.
5 – vv. 28-30 “sanza caval… lestofante”: Uno dei sicari di Meleagant uccise con una freccia il cavallo di Lancillotto mentre questi era in cammino, perciò egli si dovette rassegnare a continuare il viaggio per mezzo di una carretta sulla quale solevano essere condotti al patibolo i condannati a morte. Era un disonore salire su un mezzo così lugubre e funesto, ma Lancillotto preferì sopportare l’onta piuttosto che lasciare imprigionata la sua regina.
6 – vv. 38-39 “Tanto de la sua labbia… assaggio”: Parafrasi: (Io) ardevo tanto rapito in cerca d’un assaggio de la sua labbia. Lancillotto era preso dall’amore e desiderava ardentemente un bacio dalla sua dama.
7 – vv. 41-42 “Tratto… rabbia”: Ormai pentitosi della sua passione, Lancillotto la interpreta come una vendetta che Meleagant avrebbe ordito nei suoi confronti, presagendo i danni che essa avrebbe portato ad entrambi gli amanti.
8 – vv. 44-45 “l’un ch’a lei… atto”: Si tratta di Galeotto, siniscalco della regina e intermediario tra lei e il cavaliere. Fu lui a rivelare a Ginevra il sentimento di Lancillotto e a far sì che i due amanti si corrispondessero e consumassero il loro amore adultero. Nei versi successivi Galeotto viene prima chiamato come personaggio in sé e poi usato come attributo, nel senso di “messaggero” ma anche, nel moderno significato del termine, di “colpevole”.
9 – v. 54 “Galeotto… chi lo scrisse”: Il verso è una citazione del canto V dell’Inferno, nel quale si narra di Paolo e Francesca, amanti che hanno scoperto la loro passione proprio leggendo la storia di Lancillotto e Ginevra. Lo spirito del cavaliere è tristemente pentito perché la sua lussuria non solo l’ha portato a cadere nel peccato, ma ha anche contagiato altre persone innocenti per colpa della letteratura e dei poeti che, scrivendo di lui, si sono resi “galeotti” essi stessi.
10 – vv. 59-61 “Poeta… quel che scrivi”: Lancillotto ammonisce l’Alighieri e con lui tutti gli scrittori di usare con cautela la loro arte poetica per non fa sì che essa possa condizionare i lettori in modo sbagliato. Se già al tempo di Dante essa ha trovato in Paolo e Francesca le prime vittime, nei secoli successivi sono esemplari i personaggi di Don Chisciotte della Mancia, che è voluto diventare un cavaliere errante dopo una vita passata a leggere romanzi cavallereschi, e di Madame Bovary, delusa dalla monotonia della vita e convinta che l’amore descritto nei suoi romanzi rosa potesse esistere anche nella realtà.

Gabriele Mordini

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~ di debenedittismatteo su 17 febbraio 2016.

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