Perchè San Remo è San Remo?

Perchè San Remo è San Remo?
(ma anche San Romolo)

…tattarattattattà…

Il festival inizia oggi… e chisssenefrega? qualcuno dirà. Esatto, chissenefrega. Però a noi interessa chiederci chi diavolo sia il santo che dà il nome alla città, al festival, ai fiori eccetera.
Insomma, sappiamo tutto di Sanremo (tuttattaccato) ma cosa c’è di importante da sapere su San (staccato) Remo?
Ad esempio che si chiamava Romolo.
Non è uno scherzo: davvero i gemelli fondatori di Roma (allattati dalla lupa, eccetera) continuano a confondersi, anche secoli dopo la loro (presunta) esistenza.
San Romolo, quindi.

E chi diavolo era?
San Romolo da Genova un santo vescovo, vissuto nel decimo secolo dopo Cristo (cent’anni dopo Carlo Magno, e duecento prima di San Francesco, per intenderci: l’epoca in cui i longobardi invadevano la Lombardia e i pirati saraceni infestavano le coste mediterranee).
E’ nato e morto a Sanremo (che all’epoca si chiamava Villa Matutiae), ma fu vescovo di Genova.
La sua agiografia anonima ne attesta la bontà e la capacità di calmare quelli che litigavano.
Per sfuggire a longobardi e saraceni si ritirò in penitenza in una grotta vicina al suo paese natale: i liguri andavano da lui a chiedere protezione contro le invasioni (che a quanto pare funzionavano, visto che viene raffigurato con la spada in mano).
Alla sua morte Villa Matutiae cambiò nome in Civitas Sancti Romuli, che poi cambiò nome in:
San Romolo,
San Remolo,
San Remo,
Sanremo.

…tattarattarattara…

Il noto festival lo rende probabilmente il santo più nominato d’Italia (almeno in febbraio) e fa ridere pensare che, dal settimo cielo, abbia scelto un modo così originale per farsi ricordare.

Chi volesse festeggiare questo santo e generoso vescovo-eremita, può pregare con lui il 6 novembre (oppure il 13 ottobre, se siete di passaggio a Sanremo, che quel giorno è la festa del patrono).
Chi voglia organizzare un pellegrinaggio (magari nei giorni del festival) può andare a visitare l’eremo dove visse, nell’omonimo paese ai piedi del Monte Bignone, fra castagni, lecci e ginepro rosso.
Noi, da oggi, non pronunceremo più il nome di San Remo invano.

…ta-ta-ta!

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~ di debenedittismatteo su 7 febbraio 2017.

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