VINCITORE APOCRIFO DANTESCO INFERNALE 2016 – Giordano Bruno nel girone degli Eretici di G. G. Aniello

INFERNO

Giordano Bruno fra gli eretici

Poi ch’ebbi il tergo a Farinata porto,                  1
che giuso era omai casso ne la cassa
donde era pria sdegnosamente sorto,
 
lo duca seguitai con fronte bassa,
qual fantolin che per sentier oscuro                  5
al genitor securo il passo lassa.
 
Ed ecco, un po’ più in là, di costa al muro
ond’era cinto l’aspro avel cocente,
vidi un sepulcro e nel suo ventre scuro
 
giacer supina un’anima dolente.                       10
Chiusi avea gli occhi e ‘l volto assai deforme,
qual per soverchia bile internamente
 
chiusa talor veggiamo l’uom che dorme
e le cimmeriche regioni varca
pugnar feroce demoniache torme.                     15
 
Stett’io com’om cui grave dubbio carca
e ‘l duca mio, che intese la favella
di mia mente, disse: “Quest’eresiarca
 
dormir non puote, ché l’ardente cella
ognor lo strazia. Ma in suo dir ti fida                 20
acciò i tuoi crucci per sua sorte svella.”
 
Quei, che sentì ‘l parlar de la mia guida,
sanza degnarne disserrar li cigli
disse con lingua più di me rapìda:
 
“Io nacqui Filippo, né altri figli                         25
Fraulissa a Giovanni Bruno diede
là ‘ve il Cicala scema coi suoi tigli.
 
Da Nola a Napoli fanciullo il piede
mossi e in tetro chiostro poi fui Giordano,
non per amor di Cristo o innata fede                   30
 
ma per li sillogismi del Vairano
che, come tu ben sai, parecchie fiate
il teologale lume fanno vano.”
 
Io, che le guance avea tutte innostrate,
dimandai: “Qual fallo, anima dannata,                 35
trasseti dal chiostro all’urne infocate?”
 
“Col fuoco ch’or m’opprime fu bruciata
la mia carne da vili inquisitori.”
rispuose, si levò con faccia irata
 
e alfin mostronne gli occhi e parve fuori              40
sua bile esacerbata. Poi riprese:
“Ma più m’arsero gli eroici furori
 
onde ‘l mio verbo la tua Chiesa offese,
per ch’essa rise al suon de la mia morte.
Sprezzai le religioni e lor pretese                         45
 
di rinserrare a la Ragion le porte.
Dio credetti uno, non in tre distinto,
e tutto assorto ne la propria corte
 
e ‘l mio pensier, oltre ogni Sfera spinto,
mondi infiniti vide e l’universo                            50
da niun confine tutt’intorno cinto.
 
Però che in questa tomba u’ son riverso
che gli omeri m’opprime e ‘l fiato toglie
e al novissimo dì m’avrà sommerso,
 
solo chiudendo gli occhi le mie doglie                   55
oblìo e, come m’hai trovato, tale
qual uomo a la manier che dormir soglie,
 
posso varcar lo spazio siderale”
Così parlò quel gran guerrier di Nola
e poi ricadde giuso col suo male,                           60

né poscia proferì altra parola.
 
PARAFRASI:
 
Dopo che ebbi dato le spalle a Farinata, che ormai era sparito (casso) giù nella cassa dalla quale prima era uscito con atteggiamento sdegnoso, seguii Virgilio (lo duca) con la testa bassa, come un bambino (fantolin) che lungo un sentiero sconosciuto (oscuro) cede il passo al padre sicuro. Ed ecco, un po’ discosto, accanto (di costa) al muro dal quale era circondato quel terribile cimitero cocente (l’aspro avel cocente), vidi un sepolcro e nel suo interno (ventre) scuro giacere supina un’anima dolente. Aveva gli occhi chiusi e il viso molto deformato (assai deforme), come talora vediamo per eccedente rabbia (soverchia bile) repressa interiormente (internamente chiusa) l’uomo che dorme e sogna (le cimmeriche regioni varca -Nell’antichità si riteneva che nella terra del mitico popolo dei Cimmeri, situato ai confini della Terra, si trovasse una grotta in cui risiedevano i Sogni-) combattere inferocito (pugnar feroce) schiere di demoni (demoniache torme). Io restai come chi è oppresso da un tremendo dubbio (com’om cui grave dubbio carca) e la mia guida, che comprese i miei pensieri (che intese la favella di mia mente), disse: “Quest’eretico non può dormire poiché il sepolcro ardente lo strazia continuamente. Ma affidati alle sue parole (Ma in suo dir ti fida), in modo che estirpi i tuoi tormentosi dubbi circa la sua sorte (acciò i tuoi crucci per sua sorte svella). Quel dannato (Quei), che udì le parole di Virgilio (de la mia guida), senza degnarsi di aprirci gli occhi (sanza degnarne disserrar li cigli), prima che potessi parlare io (con lingua più di me rapìda) disse: “Io sono nato con il nome di Filippo e Fraulissa Savolina (madre di Bruno) non partorì (diede) altri figli a Giovanni Bruno lì dove il monte Cicala digrada con i suoi tigli (là ‘ve il Cicala scema coi suoi tigli. Da fanciullo mi recai (il piede mossi) da Nola a Napoli e in un tetro chiostro presi il nome di Giordano (all’età di circa 14 anni Bruno entrò nel convento napoletano di San Domenico Maggiore), non per amore nei confronti di Cristo o per innato sentimento religioso (innata fede), ma per apprendere la filosofia da Teofilo da Vairano (l’agostiniano Teofilo da Vairano fu, a detta di Bruno stesso, il suo più grande insegnante di filosofia), la quale, come tu ben sai, parecchie volte offusca il lume della teologia (Anche Dante, dopo la morte di Beatrice nel 1290, cercò consolazione negli studi filosofici, illudendosi di poter raggiungere la verità senza l’aiuto della fede e della teologia)” Io, che avevo le guance tutte arrossite (innostrate, dal latino ostrum=ostro), domandai: “Quale peccato, anima dannata, ti ha condotto da un chiostro a queste bare infuocate?” “Col fuoco che ora mi opprime io fui arso al rogo (fu bruciata la mia carne) da vili membri della Santa Inquisizione.” rispose, si sollevò con il volto irato e finalmente ci aperse gli occhi (mostronne gli occhi) e apparve esteriormente la sua collera esasperata (sua bile esacerbata); poi riprese: “Ma maggiormente mi accesero l’animo (Ma più m’arsero) gli eroici furori (espressione con cui Bruno indica il suo appassionato sforzo verso l’infinito alla base della propria filosofia) in virtù dei quali le mie parole attaccarono la Chiesa in cui tu ti riconosci (la tua Chiesa), motivo per il quale essa gioì al clamore suscitato dalla notizia della mia morte (per ch’essa rise al suon de la mia morte). Disprezzai le religioni tradizionali e le loro pretese di ostacolare il libero sviluppo della ragione umana (lor pretese di rinserrare a la Ragion le porte). Credetti in un Dio unico, non distinto in tre persone (nel 1576 Bruno rifiutò il dogma della Santissima Trinità), e tutto immerso (assorto) nel creato (ne la propria corte) (Bruno fu sostenitore del pampsichismo, dottrina che afferma che concepisce la Terra come permeata da una “grande anima”) e il mio pensiero, spinto oltre ogni Sfera (la cosmologia medievale si fondava sull’idea di un universo finito e costituito da sfere concentriche), concepì (vide) infiniti mondi e un universo non circondato da alcun confine (da niun confine tutt’intorno cinto). Perciò (Però che) in questa tomba, che mi stringe le spalle e toglie il respiro e che nel giorno del giudizio universale mi coprirà del tutto (al novissimo dì m’avrà sommerso), solo chiudendo gli occhi dimentico i miei mali e, simile ad un uomo nella maniera in cui è solito dormire, come mi hai trovato, posso attraversare lo spazio siderale.” Così parlò quello spirito combattivo originario di Nola (quel gran guerrier di Nola) e poi ricadde giù con suoi dolori (col suo male) e non disse più nulla.
 
 
 
 
COMMENTO
 
Dante, dopo aver lasciato Farinata degli Uberti, nel girone degli eretici incontra l’anima di Giordano Bruno, caratterizzata, anche attraverso il frequente utilizzo di termini relativi al campo semantico del fuoco e del calore, da un atteggiamento fiero e combattivo, non meno di quello di Farinata stesso. Bruno fa pochi riferimenti alla propria vita e si sofferma maggiormente nel delineare le cause che lo portarono sul rogo nel 1600, difendendo orgogliosamente la propria filosofia e non mancando di attaccare anche da morto la Chiesa e la religione. La sua figura, emblematicamente, domina interamente il canto, lasciando pochissimo spazio alle parole di Dante e di Virgilio.

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~ di debenedittismatteo su 17 febbraio 2017.

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