VINCITORE APOCRIFO DANTESCO PURGATORIO 2016 – Foscolo nella cornice dei lussuriosi, di M. Masolo

PURGATORIO

Foscolo nella cornice dei lussuriosi

Virgilio fe’: “Tua mente or sia veloce, 1
ché cosa nova poi dovrìa referre”.
E un’ombra ver’ noi venne e prese voce:
   “O uomo che qui vieni de le terre
che morte prima veggiono, e seconda,    
u’ popoli tra loro etterne guerre
   principian, e Fortuna le asseconda,
dimmi de ‘l Ciel qual favore tu avesti,
che pur se’ qui, e porti quasi monda
   di carne veste, e vita manifesti.” 10
Rispuosi: “Vita nostra è peregrina,
ovunque Dio noi voglia, e che lo attesti
   lo Apostol de le genti, il fa dottrina;
e per Sua grazia noi siam quel che siamo:
s’io qui accresco Sua gloria divina,
   felice obbedisco a Colui ch’i’ amo
seguendo l’orme di questo mio Duce,
già per li antichi al Dio vero richiamo”.
   “Or se’ tu colui che fama  traluce
insin – rispuose – al secol mio? Credea 20
falsi tuoi canti intessuti di luce
   u’, pria ch’i’ nato fu’, fosti altro Enea.
E tu Virgilio sei.”, mirando il padre
con reverenza, “A Te, Dio, gloria sea!”
   Poi continuò: “Dal latte de mia madre,
fuggendo sino all’ultimo giaciglio
de l’Aquila bicipite le squadre,
   sapore non conobbi che d’essiglio.
Son Niccolò Ugo Foscolo, de Zante,
de’ versi tuoi ammirator, e figlio. 30
   Ne l’altro mondo considerai sante
non orazioni né offerte d’incensi
ma rime mie, e provai con cor zelante
   corrispondenza d’amorosi sensi
co’ cari estinti miei, a calde e meste
lagrime mie conforto. Ma mai spensi
   li ardori del desìo, che pur in este
fulgenti fiamme posero mio spirto,
guerrier vinto d’Amor. Or da celeste
   incendio, qual ruggea ‘n roveto irto 40
u’ Moïsé Dio vide prender loco,
acceso è lo cor mio, di lauri et mirto.
   Tu vedi me pur contento nel foco
perch’io trovai de la sete riposo
ne l’acqua de l’etterna pace, e poco
   mancò de predarmi a l’invidïoso
nemico che qui è nulla. Florïana
curò ne l’anglo rifugio penoso
   lo padre suo, devota a la fontana
ch’al mondo grazie piove, e che io appresi 50
soffrire per mia parte sovrumana
   a cui negava vita e vilipesi.
Naufrago in gran tempesta, vidi ’l porto:
a’ Sacramenti umìl le palme tesi
   e ’n pace alfine, lasso e quasi morto,
ebbi ciò che l’antica patria spera:
resurrezion in Colui ch’è risorto.”
   Qui si partì, sul volto gioia vera,
mentr’io de maraviglia costernato
lo mio pingea, ché ‘n fronte posto m’era 60
   stato qualcun ch’ancor non era nato.

Commento all’Apocrifo Dantesco
Parafrasi:
Virgilio disse: “La tua mente ora sia rapida nel comprendere, poiché poi dovrà riferire sulla terra una cosa grandiosa”. Ed uno spirito venne verso di noi e disse: “O uomo che vieni qui dall’emisfero delle terre, dove si possono vedere la morte corporale e quella spirituale in atto, e dove i popoli iniziano tra di loro guerre infinite, e la Storia (Fortuna) lascia loro fare, dimmi quale grazia divina avesti per essere qui, portando la tua veste di carne già quasi del tutto purificata, e manifestando vita”. Risposi: “La nostra vita è un pellegrinaggio, ovunque Dio ci voglia, e il fatto che lo dica anche San Paolo rende ciò dottrina della Chiesa; e per grazia di Dio noi siamo così come siamo: perciò se il mio viaggio qui nell’aldilà accresce la gloria di Dio, io obbedisco felice a Lui che amo, seguendo i passi di Virgilio, che mi fa da guida, e che indicò la vera religione già ai suoi contemporanei”. Rispose lo spirito: “Sei dunque tu colui la cui fama splende fino alla mia generazione? Credevo falsa la tua Commedia, pur se piena di bellezza e di senso, nella quali raccontasti il tuo viaggio nell’Aldilà, parallelo a quello di Enea nell’Eneide, compiuto prima che io nascessi. E tu sei Virgilio.”, disse guardando il mio maestro con reverenza, “A te, o Dio, sia gloria!”. Poi continuò: “Da quando, poppante, bevevo il latte materno, in poi, sempre fuggendo fino alla mia morte le armate dell’Impero Asburgico, non sentii alcun altro sapore se non quello dell’esilio. Sono Niccolò Ugo Foscolo, nativo di Zante, ammiratore dei tuoi versi e, come poeta, figlio della tua poetica. Nell’emisfero dei vivi considerai come sante non le preghiere o i riti cristiani, ma le mie rime, e sentii con il mio cuore impetuoso un dialogo di sentimenti di affetto con i miei cari che erano già morti, conforto alle mie lacrime calde e tristi. Ma non spensi mai l’ardore del desiderio amoroso, che ha fatto sì che il mio spirito sia qui a purgarsi, nella cornice dei lussuriosi, poiché appunto è stato vinto dalla forza dell’amore carnale. Ora, invece, il mio cuore, desideroso di gloria e di amore terreno, è acceso da una fiamma di amore divino, quale quella che bruciava il roveto ardente in cui Mosè vide che Dio dimorava. Tuttavia tu mi vedi contento in questo fuoco purgatoriale, e quindi salvato, perché trovai sollievo alla sete del mio cuore in Cristo, e mancò poco a Satana, il nemico invidioso che qui nel Purgatorio non può niente, di catturarmi. Floriana, mia figlia, curò me nel penoso rifugio trovato in Inghilterra, credente in Dio, il quale fa piovere le sue benedizioni sul mondo come una fontana e che capii da mia figlia che soffriva per l’anima a cui io negavo l’immortalità, e che in vita spregiai. Allora, come un naufrago in mare, vidi la pace per la vita che avevo vissuto tempestosamente: mi avvicinai ai Sacramenti  umile, e, infine in pace, ma stanco e alla fine della mia vita, ebbi ciò che l’Italia, mia antica patria, spera da molto tempo, ovvero una resurrezione, quale quella di Cristo, che è risorto, e sostenuta da lui”. E qui Foscolo se ne andò, con un volto pieno di gioia, mentre io dipingevo il mio di meraviglia, costernato, perché mi ero reso conto che mi era stato posto davanti qualcuno che ancora non era nato.

Note:
2. “Poi”, nell’emisfero delle terre, dei viventi, a cui Dante tornerà e testimonierà il suo viaggio.
5. Si riferisce alla morte corporale e a quella spirituale (Cantico delle Creature).
7. L’anima esprime un’attenzione particolare alla Storia e a come si svolge, e un’amarezza per la sofferenza che i suoi conflitti provocano. È per questo e per altri motivi (l’essere peccatore, poeta, esule e profondamente legato  alla propria patria) imago Dantis.
13. “Lo Apostol de le genti”, è S. Paolo. San Paolo “attesta” (v. 12) che la vita è un pellegrinaggio verso il Cielo in Fil 3, 13-14.
14. Citazione letterale da San Paolo (1Cor 15, 11).
18. Virgilio è considerato un autore protocristiano dalla cultura medioevale. Nel canto XXI del Purgatorio, è lodato dal poeta latino Stazio proprio per avergli fatto conoscere la vera religione, quella cristiana, e avergli potuto dare la salvezza eterna. In questo canto vi è un altro poeta salvato dalla Grazia operante.
19. “Che”, uso dantesco del pronome relativo, sta per “la cui”.
21. Si riferisce alla “Commedia” stessa.
22. “Fosti altro Enea”; ripercorresti il viaggio di Enea nell’aldilà (Inferno II, 32, “Io non Enea, io non Paolo sono”).  Sono ripresi entrambi i due autori di una catàbasi già citati da Dante. Nella figura del protagonista dell’Eneide è riecheggiato Virgilio (già lodato ai vv. 17-18) e dunque la classicità, amata da Foscolo.
27. Foscolo fuggì per l’Europa temendo l’arresto degli Asburgo (il cui stemma è l’aquila con due teste).
28. Foscolo apparentemente contraddice Dante, dicendo che per sua esperienza la vita è stata un esilio, pù che un pellegrinaggio. Alla fine del discorso, tuttavia, dichiara che “Naufrago in gran tempesta, vidi’l porto” (v. 53), ponendosi dunque in accordo con Dante e il suo discorso più dottrinale che esperienziale (Dante personaggio non conosce l’esilio che dovrà subire, ma Dante autore ne è conscio).
29. Foscolo si presenta. È situato nella cornice dei lussuriosi, in cui Dante sceglie di collocare tutti i grandi poeti che cantarono rime d’amore e nella cui corrente Dante si colloca. Egli è un suo continuatore nella letteratura italiana e nella trattazione di temi importanti quali l’amore e il fine ultimo dell’uomo.
30. “altro mondo” si riferisce sempre al nostro emisfero.
32. Foscolo è stato notoriamente ateo. Di una sua conversione in extremis non sappiamo nulla (si pensi al 5 maggio di Manzoni, dove è immaginata la conversione di Napoleone).
34. Citazione foscoliana (“Celeste è questa / corrispondenza d’amorosi sensi”, Carme dei Sepolcri, v. 30); essa è l’affetto tra vivi e morti, che ce li fa sentire ancora presenti con noi (“celeste”, v. 39).
36-42. Predomina qui la figura etimologica del fuoco, indice della pena di questo cerchio nonché dell’animo infiammato del poeta e del vizio della lussuria.
38-39-40. Citazione indiretta a “Alla sera”, sonetto foscoliano (“Questo spirto guerrier ch’entro mi rugge”)
40-41. Episodio biblico, il roveto ardente (Esodo 3, 2-6)
42. La pianta del mirto è simbolo di Afrodite già dalla classicità. Raffigura qui la passione d’amore, il peccato della lussuria. L’alloro è simbolo di gloria, indica il peccato della superbia.
43. “color che son contenti / nel foco”, Inferno I, vv. 118-119. Foscolo ci esplica perché è “pur” qui nel Purgatorio: è stato salvato.
46. Satana. “là onde invidia prima dipartilla”, Inferno I, v. 111
47. Figlia di Foscolo, di cui si sa molto poco; qui si immagina essere stata lei il tramite della grazia di Dio, che ha provveduto a salvare il padre. Dante immagina spesso le conclusioni di vite notevoli nella sua Commedia (per esempio, Bonconte da Montefeltro in Purgatorio V).
48. Foscolo fu costretto all’esilio in Inghilterra tra il 1816 e il 1827, anno della morte.
49. La Provvidenza divina, Dio (oppure, come in Paradiso XXXIII, 12, la Madre di Cristo).
50. Uso transitivo di “piovere”. Per esempio: “Padre e Signor, s’al popol tuo piovesti / già le dolci rugiade entro al deserto” (Tasso).
54. “ma io deluse a voi le palme tendo”,  citazione foscoliana (sonetto In morte del fratello Giovanni).
56-57. Richiamo all’Italia, patria vilipesa e amata da Foscolo come da Dante, ancora in attesa di un “risorgimento” (v.54, “umìl”, come “di quella umìle Italia fìa salute”, Inferno I, v. 106).
61. “dinanzi agli occhi mi si fu offerto”, Inferno I, 62. Dante rimane con senso di stupore per l’incontro appena fatto (“cosa nova”; v. 2); non ci spiega come sia stato possibile, ma non si può escludere in un canto successivo la sua domanda e la risposta conseguente di Virgilio.

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~ di debenedittismatteo su 17 febbraio 2017.

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