SONO FORSE IO IL CUSTODE DI HANNAH BACKER? – Un commento a Tredici, 13 reasons why

Sono forse io il custode di Hannah Backer?
La recensione a “Tredici – 13 reasons why”.

[Attenzione Spoiler]

Tredici non parla di bullismo.
Nonostante sembri l’argomento principale, in realtà non lo è. E’ un tema presente, ovviamente, ma non centrale.

Basta elencare le “tredici” ragioni che danno il titolo alla serie:
1. la foto sullo scivolo fatta da Justin;
2. lo schiaffo che le dà Jessica;
3. la lista fatta da Alex;
4. la foto diffusa da Tyler;
5. le maldicenze di Courtney;
6. le molestie di Marcus;
7. il furto dei bigliettini di Zack;
8. la pubblicazione della poesia da parte di Ryan;
9. la debolezza di Justin nel difendere Jessica;
10. l’incidente di Sheri;
11. la non-dichiarazione di Clay;
12. lo stupro di Bryce;
13. l’inettitudine di Porter.

Quanti di queste tredici ragioni possono definirsi azioni di bullismo?
Vediamo la definizione di bullismo – “Forma di comportamento sociale di tipo violento e intenzionale, di natura sia fisica che psicologica, oppressivo e vessatorio, ripetuto nel corso del tempo e attuato nei confronti di persone considerate dal bullo come bersagli facili e/o incapaci di difendersi”.
Stando a questa definizione, solo un paio di queste ragioni possono essere considerate tali: lo spam della foto sullo scivolo e la vendetta di Tyler nel pubblicare la foto.
Due su tredici. Solo due su tredici.
E le altre undici ragioni, se non sono bullismo in senso stretto, cosa sono?
Allora, quattro sono da derubricare a semplici *dispetti* (lo schiaffo di Jessica, la lista di Alex, le bugie di Courtney, i bigliettini di Zack, la poesia di Ryan); tre sono ben peggiori del bullisimo, e infatti sono *violenze* (in crescendo: lo schiaffo di Jessica, le molestie di Marcus e infine lo stupro di Bryce); altre quattro sono davvero *paranoie* di Hannah (…la debolezza di Justin nel difendere Jessica non sarà mica un atto di bullismo nei confronti di Hannah? …il panico di Sheri dopo l’incidente non ha nulla di oppressivo o vessatorio nei confronti di Hannah, no? …e la non dichiarazione d’amore di Clay, così come l’inettitudine di Porter… beh, saranno stati degli inetti, ma sicuramente non due bulli).
Due ragioni su tredici.
Hannah NON è vittima di bullismo: è vittima di violenza (ma soprattutto di dispetti e paranoie).

[Ciò non vuol dire che il bullismo non sia presente: il fotografo Tyler, ad esempio, è sistematicamente preso di mira da Montgomery (e anche Clay ci mette del suo). Lui è il vero bullizzato della serie tv…
Possiamo aggiungere all’elenco del bullismo quando Bryce obbliga Clay e Alex a ubriacarsi (ma anche in questo manca la ripetitività tipica delle azioni di bullismo).
Quindi l’unico vero bullizzato della serie non è Hannah, ma Tyler (e infatti sta accumulando un arsenale in casa).
Anzi, potremmo anche dire che il disprezzo di Hannah nei confronti di Tyler che le chiede di uscire sia un comportamento un po’ da bulla (lei infatti in quel momento “considera Tyler come bersaglio facile e/o incapace di difendersi”). Senza contare che, ovviamente, Hannah si comporta da bulla anche quando sceglie di diffondere le cassette (ma su questo ci torniamo dopo).]

Quindi il bullismo è un tema presente in Tredici, ma non centrale: non tutti i personaggi sono bulli o bullizzati.
C’è un altro tema che, invece, coinvolge *tutti* i personaggi, genitori e insegnanti compresi.
Ed è il tema della *responsabilità*.
La responsabilità è il vero tema di “Tredici – 13 reasons why”, che mi sembra un argomento molto più interessante del bullismo (perchè, fra l’altro, lo include).

“Sono forse io il custode di Hannah Backer?”
E’ questa la domanda che sta sotto la storia di *ogni* personaggio della serie: i suoi genitori, i suoi insegnanti, i suoi amici, lei stessa.
E la risposta è: sì.
Sì: tutti sono custodi di Hannah Backer, e Hannah glielo fa capire nel modo più drastico e sbagliato – la vendetta.
Si suicida per vendicarsi dei torti (reali e terribili, ma anche immaginari e paranoici) che ha subito. Disegna un bersaglio sulla schiena di ognuno dei protagonisti delle tredici cassette: “adesso siete esposti come me”, vuole dire la diabolica vendicativa.
E questa vendetta ha effetti devastanti, che nella prima stagione si incominciano solo ad intuire, e che, presumo, serviranno da “semi” per la seconda stagione. Effetti devastanti che portano i tredici protagonisti a fare scelte forti, nel bene come nel male: Sheri si pente e costituisce, Alex e Tyler probabilmente danno di matto, Justin abbandona Bryce (e Jessica), Jessica parla col padre (che non ha l’aria di essere molto accomodante), Clay diventa vendicativo e fugge con Skye e Tony ecc…
Con la pubblicazione delle cassette sono tutti obbligati ad essere custodi di Hannah Backer – anche se in ritardo.
Non si sono presi cura di lei in vita, sono obbligati a farlo “in morte”: tipico dei fantasmi.
Hannah Becker è diventata un fantasma.
Ha scagliato la sua maledizione sugli altri. Perchè, non dimentichiamolo: la prima a non custodirsi è Hannah stessa. Tratta male Zack, tratta male Clay, addirittura va a finire nella festa dove sa che c’è lo stupratore della sua amica (che, fra l’altro, l’ha già molestata una volta).
Hannah inizia a suicidarsi molto prima di tagliarsi le vene. Accusa gli altri di non essersi presi cura di lei perchè è lei la prima a non essersi presa cura di sè. E quando non sei tu a prenderti cura di te, come puoi pretendere che lo facciano gli altri?
Davvero se Clay ti avesse detto che ti amava non ti saresti uccisa? Non credo. Davvero se Porter ti avesse inseguito nei corridoi non ti saresti uccisa? Non credo. Non ci credo perchè Hannah ormai aveva già chiuso gli occhi: quando viene il bene non lo vede.

E infatti Hannah è presente in tutte le cassette.
Ogni cassetta è (apparentemente) dedicata agli altri, ma, forse, sono tutte dedicate a lei.

Nelle cassette elenca i tredici motivi per uccidersi: peccato che non sia convincente. I tuoi motivi non convincono.
Hai patito dispetti, bullismi e violenze terribili – ma questo non ti dà il diritto di ammazzarti, nè tantomeno di vendicarti e di accusare gli altri – divenendo, in pratica, come loro. Hannah risponde al male col male, cieca al bene. Hannah non compie ciò che è bene, perchè non vede il bene.

Non vede il bibliotecario che le ha dimostrato stima e affetto davanti alle poste; non vede i tentativi (maldestri, ok) che Porter ha fatto per aiutarla; non vede il (doppio – sia per san Valentino che in sala mensa) pentimento di Zack; sputa sulla goffa dichiarazione d’amore di Tyler; fa in modo che Clay non potesse capirla (ed amarla); la mattina del suo suicidio non ha sentito le parole “raggio di sole” e “niente di ciò che fai è stupido” dette da sua mamma dopo che, tra l’altro, le aveva perso l’affitto; non ha visto l’amicizia e la (inquietante) fedeltà di Tony. Non ha visto i mille motivi che aveva per vivere – pur nel dramma e nella sofferenza.

Ed è questa la grandezza di Tredici: entrare nella mente della depressa, della vittima che diventa carnefice, nella cattiva che sembra buona.
Tredici è diabolico (e geniale) in questo: fa sembrare giusto ciò che è sbagliato.
Ma non per me: Hannah ha sbagliato. Hannah non mi ha convinto. Tutti i motivi che aveva non erano sufficienti ad ammazzarsi.
Nè a vendicarsi.

E concludiamo con l’altro grande inganno di Hannah (forse hanno ragione i personaggi che dicono che, in fondo, mente): la presenza di Clay nelle cassette.
Di nuovo Hannah confonde il giusto con lo sbagliato.
Dice che non ci sono motivi per cui Clay sia presente nelle cassette (e allora sei anche sadica: abbiamo sofferto l’ascolto di dieci cassette per saperlo, e mi vieni a dire che Clay non c’entra?!) …ma non è vero.
Clay ha tutti i motivi per stare nelle cassette, esattamente, come gli altri. E’ colpevole come gli altri, anzi, forse è più colpevole degli altri. E non tanto perchè non è riuscito a dichiararsi ad Hannah (lei ce l’ha messa tutta per impedirglielo), ma perchè *Clay era sempre presente e non ha fatto nulla*.

Clay crede alla foto sullo scivolo e alle voci sulla facilità di Hannah (tant’è vero che si offende pure e le lancia una frecciatina);
modifica le risposte del suo Dollar Valentine, col risultato di non finire nella lista di Hannah, quindi non la invita a S. Valentino, e lei finisce nella trappola di Marcus;
non la bacia dopo l’eclisse lunare;
non firma i bigliettini col disegno del coniglio;
potrebbe invitarla ad uscire quando lei restituisce la divisa del Clermont, vedendola giù di corda, ma non lo fa, e lei finisce nella piscina di Bryce…
e sono sicuro che ci sono anche molte altre situazioni simili, in cui Clay non fa nulla contro Hannah, ma non fa niente per aiutarla.
Clay è l’inetto, compie un peccato di omissione: poteva fare e non ha fatto.

Inoltre, tornando al tema del bullismo, *l’omissione è la vera sofferenza del bullizzato*: se dopo essere stato preso in giro arriva un amico e dice “lasciali perdere, sono dei perdenti” il bullo non esiste più, è disarmato. Il vero problema delle vittime di bullismo non è la violenza del bullo, ma l’indifferenza di chi bullo non è.
Come Clay, che non fa mai nulla per Hannah. In quante delle nostre classi c’è uno studente che si alza e dice al bullo: “smettila, lascialo in pace”? In troppe poche.
Eppure, se in tutte le classi ci fosse qualcuno (come, forse, poteva essere Jeff) che si alza e dice al bullo che è uno sfigato, il bullismo sarebbe già sconfitto.
La vera sofferenza del bullizzato non è la violenza del bullo, ma l’indifferenza di chi bullo non è. Come Clay.
Quindi Clay, complice d’indifferenza, ha tutti i motivi per trovarsi nelle cassette della cieca Hannah: imparando da lei, non l’ha custodita.

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~ di debenedittismatteo su 29 maggio 2017.

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