IL SISTEMA SCOLASTICO e i pesci rossi che si arrampicano (I JUST SUED THE SCHOOL SYSTEM)

Gira da tempo un video (I JUST SUED THE SCHOOL SYSTEM, in italiano IL SISTEMA SCOLASTICO) che non amo:

Sotto il fluente rap di questo bell’avvocato di colore si nasconde, per l’ennesima volta, un discorso che volge a minare la fiducia di chiunque nei confronti di una qualsiasi autorità.
Minare la credibilità della religione è stato facile, minare la fiducia nei politici un po’ meno… ma era sempre giocare facile (come minare la fiducia nei confronti delle banche). Adesso si prova a minare la fiducia nella medicina tradizionale, nella scienza, nei mass media (facilissimo) e, da qualche anno, anche nei confronti della scuola.

In questo modo vivremo in un mondo dove non ci si potrà fidare di nessuno: nè del prete (che è pedofilo), nè del politico (che è corrotto), nè del banchiere (che è ladro), nè del medico (che è schiavo delle multinazionali), nè del giornalista (che manipola i dati), nè dello scienziato (che è noioso), nè, figuriamoci, del prof (che, stando al video, è schiavo di un sistema discriminante, che fa sentire stupidi gli altri e tarpa le ali alla creatività).

L’alternativa alla fiducia non è la libertà, ma la superstizione, la creduloneria: se non credo al medico crederò al santone, se non credo al prete crederò al mago, se non credo allo scienziato crederò agli alieni, se non credo ai politici crederò ai dittatori, se non credo al prof crederò al ciarlatano.

Un mondo in cui nessuno si fida di nessuno è un inferno percorso dal sospetto, dalla rabbia e dalla solitudine.

E questo video contribuisce a costruire un pezzetto di questo inferno.

Oltre a questa terribile visione di fondo, che non condivido assolutamente, il video sostiene, in pratica, che la scuola, che ha 150 anni, è vecchia e va aggiornata. Io la penso in modo diametralmente opposto: la scuola è una delle poche istituzioni (insieme alla Chiesa, che però non è obbligatoria) che è riuscita a salvare alcuni valori che erano diffusi nel mondo di 150 anni fa e adesso non lo sono più. Ad esempio, il rapporto fra le generazioni (in quale altro luogo un quarantenne può dialogare a lungo con dei dodicenni?), la completa gratuità (non c’è scambio diretto di soldi fra prof e alunni, fra gli alunni e fra i prof), il gusto per fare cose che subito non piacciono… (e l’elenco continua in base alla vostra capacità di vedere il bene quando lo incontrate).

La scuola nella sua struttura (il famoso “sistema scolastico”) va benissimo così: sono più i pro che i contro.

Il video dice che “non è colpa degli insegnanti” a loro volta vittime del “sistema scolastico”: è ovviamente una falsità. Se l’esperienza scolastica di uno studente è negativa è completamente colpa degli insegnanti: il “sistema scolastico” ha pochissime colpe. La retorica con cui l’avvocato conclude la sua filippica (i sogni, il cuore bla bla bla) è, in realtà, la quotidianità didattica dei bravi insegnanti… quotidianità che è molto immune dai problemi del “sistema scolastico”, dei quali gli studenti si accorgono in percentuale molto piccola. Gli studenti si ricordano se al loro prof piaceva insegnare, se amava le sue materie e stare con loro, ricordano se li ha fatti lavorare oppure se leggeva il giornale. Ecco le cose che ricordano degli insegnanti. Nessuna delle critiche che vengono mosse dall’avvocato accusatore rientra nelle normali critiche che gli studenti italiani fanno alla scuola. Se uno studente si lamenta, è perchè il prof non spiega, oppure perchè fa compiti a sorpresa, o perchè è ingiusto nelle valutazioni, oppure se è sempre assente o se porta le verifiche corrette in ritardo… lo studente non si lamenta perchè deve stare seduto in ordine o perchè gli viene dato un intervallo breve o perchè viene castrata la sua creatività. In tanti anni che sono a scuola, in tanti tipi di scuole diverse, non ho mai ascoltato nessuna di queste critiche. Sono gli adulti (mi verrebbe da dire in malafede) che attaccano la scuola con questi argomenti.

L’accusatore dice che matematica è come danza o arte (e infatti in certe scuole ci sono sia matematica che arte). Con una differenza fondamentale: è estremamente raro che un bambino si appassioni da solo alla matematica, mentre può capitare molto più facilmente che si appassioni alla danza o all’arte o alla musica. E per questo che la scuola deve educare a ciò che è difficile (la matematica), non a ciò che è facile.

L’accusatore dice che la scuola è pensata per gli operai: questo è proprio un errore storico. Chi studia storia della scuola sa che il modello su cui è costruita la scuola italiana è il liceo classico, che non mi pare sia una scuola pensata per gli operai (lo dimostra il fatto che letteratura italiana è l’unica materia presente in tutte le classi di tutte le scuole italiane).

L’accusatore dice che la scuola mette in competizione gli studenti. Forse. In certe classi. E’ soprattutto una tendenza nelle classi femminili. Ma non è una costante. Ci sono studenti competitivi e altri meno competitivi. Non è il sistema scolastico che li spinge alla competizione, anche perchè: cosa si vincerebbe? Cosa ci guadagnerebbe il sistema scolastico a mettere in competizione gli studenti? Anzi: si diffondono sempre di più modelli di didattica collaborativa.

L’accusatore dice che ogni cervello è diverso. Benissimo. Dopo anni passati a combattere la discriminazione adesso si propone una scuola che deve discriminare, facendo programmi personalizzati (“come il sistema sanitario, l’automobile o la pagina fb”). La personalizzazione dell’insegnamento è impossibile, a meno di fare classi da un solo studente (e infatti i medici ricevono i pazienti uno alla volta – quindi il paragone presente nel video con il medico che dà a tutti la stessa medicina non regge). Finchè avremo classi da trenta studenti, sarà impossibile personalizzare. E il paragone della scuola con l’automobile o la pagina fb è semplicemente ridicolo e, forse, pericoloso: si intende la scuola come un prodotto consumistico, nel quale vado e prendo “quello che mi pare”. L’ideologia del “faccio quello che mi pare” è esattamente ciò che la scuola italiana combatte ogni giorno, attraverso i compiti a casa, le verifiche, le lezioni, i programmi: ed è un valore che la scuola mantiene vivo da 150 anni. Imparare a “fare anche ciò che non piace” è educazione alla vita, al matrimonio, alla pace, al lavoro: come ogni adulto sa benissimo. E’ un compito che la scuola deve fare, che quasi tutti gli studenti e i genitori desiderano dalla scuola. E che il “sistema scolastico” svolge con grande destrezza.

Eppure, l’ideologia del “faccio quello che mi pare” è un altro caposaldo ideologico su cui è costruito questo video dittatoriale e terrorista. Dittatoriale, perchè nessuno degli accusati ha mai diritto di replica, e terrorista perchè definisce il “sistema scolastico” come uno dei “peggiori crimini mai commessi”. Una definizione che dà la misura della malafede di questo video. Davvero l’uccisione della creatività, o il rispetto dei programmi ministeriali, o lo stare seduti composti… sarebbe uno dei peggiori crimini mai commessi? Non so, al pari della Shoah? Dello sterminio dei pellerossa? Di una guerra? Delle mine antiuomo? Dell’ecomafia? Della tortura? Stiamo scherzando, vero?

La tua sensibilità dovrebbe rivoltarsi a tali paragoni offensivi per l’intelligenza.

Al contrario io credo che la scuola, per come la conosco e la pratico ogni giorno, sia una grandissima esortatrice alla creatività, di cui gli studenti approfittano molto. Gli studenti che desiderano stare a scuola e avere insegnanti bravi sono la stragrande maggioranza. Mentre c’è una piccolissima minoranza che non vuole essere studente, e si ribella al sistema scolastico. Tale piccola minoranza è ascoltata continuamente dalla scuola italiana, e si creano centinaia di percorsi per aiutare chi vive male la scuola. Ma cambiare l’intero sistema scolastico – che funziona per 23 studenti su 25 – mi sembra assurdo.

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~ di debenedittismatteo su 30 luglio 2017.

2 Risposte to “IL SISTEMA SCOLASTICO e i pesci rossi che si arrampicano (I JUST SUED THE SCHOOL SYSTEM)”

  1. Ciao Matteo,
    come spesso accade in questo tuo blog, la tua disamina del problema è approfondita e costituisce un utile spunto di riflessione.
    Non conosco il “sistema scolastico” da dentro e non mi posso esprimere su di esso, ma condivido i tuoi pensieri.
    Voglio solo e sinteticamente riportare un paio di esperienze personali di quando frequentavo la scuola (liceo scientifico).
    1- una volta ho litigato pesantemente con qualche mio compagno perché ho sostenuto in una assemblea scolastica con presenti anche i genitori che la classe non poteva sempre marciare alla velocità di chi aveva poca voglia di fare (e ce n’erano parecchi…) e invece gli insegnanti avrebbero potuto dare un’accelerata a molti argomenti, facendo di più e in modo più approfondito. Il problema nasceva però soprattutto dalla condotta, dalle lamentele a carattere disciplinare di alcuni prof. nei confronti della classe in generale. Io non l’ho presa bene, perché secondo me anche da ragazzi c’è la maturità per scegliere e ciascuno fa le sue scelte, la classe non è un’entità egemone e unitaria, quindi fare di tutta l’erba un fascio non mi pareva proprio il caso.
    2- discende dall’esperienza n.1: per me, come sottolineavi tu, gli insegnanti migliori non sono mai stati quelli che si sono adeguati alle istanze degli studenti più nullafacenti, ma quelli che hanno messo impegno ed entusiasmo nel loro insegnamento, senza arrivare sempre in ritardo, senza sbuffare ogni 3×2, senza lamentarsi di donne-tempo-governo. Per me, se una classe è motivata a seguire, è perché ha di fronte un modello forte e competente: l’insegnante. Non ho mai molto apprezzato quegli insegnanti che cadevano nella trappola intessuta per loro, ovvero quello di identificarsi con le vittime di un sistema in cui erano privati di forza decisionale e perciò si adeguavano a occupare una poltrona in modo sterile. Fatto curioso: ho avuto la fortuna in qualche modo di vedere i miei vecchi compagni tutti molto ben inseriti nel mondo del lavoro. Chi avvocato con importanti studi in proprio, chi medico con il proprio studio, chi agente immobiliare (con la propria agenzia), chi dirigente in banca, chi rappresentante pubblicitario per Mondadori, chi responsabile di rami finanziari per Unicredit, chi ingegnere informatico, ecc…tutte persone che si sono rimboccate le maniche e hanno fatto una strada, senza tralasciare la famiglia (abbiamo quasi tutti 2-3 figli, c’è anche chi ne ha 10!!!). Vista la giovane età non mi sembra poco. Eppure, al liceo molti non avevano per nulla voglia di studiare o “fare i compiti”. Come mai questo cambiamento, questa presa di coscienza? Secondo me per i semi che sono stati gettati. Per merito di quegli insegnanti che un tempo erano stati disprezzati o mal sopportati, ma poi sono stati rivalutati quando, da adulti, si è scoperto il valore del lavoro e del sacrificio.
    Ah, aggiungo un’esperienza n.3…: una volta una mia insegnante (peraltro molto stimata nella mia città), disse: “qui a scuola il nostro compito è di insegnare, l’educazione la dovete imparare a casa, non è il nostro dovere insegnarvela”. Posizione che non ho mai apprezzato e sopportato. Stavamo a scuola 32 ore alla settimana…ragazzi di 16-17 anni…e la scuola non aveva un risvolto educativo? Impossibile, a mio avviso…
    Ti saluto, buon tutto!

    • Caro Lorenzo, grazie mille come sempre per le tue riflessioni.
      Mi è piaciuto particolamente questo passaggio:

      “Non ho mai molto apprezzato quegli insegnanti che cadevano nella trappola intessuta per loro, ovvero quello di identificarsi con le vittime di un sistema in cui erano privati di forza decisionale e perciò si adeguavano a occupare una poltrona in modo sterile.”

      Mi pare delinei con chiarezza una categoria di insegnanti che, pur essendo una minoranza, fa scuola.

      E’ un modo di pensare che non fa per me: come quei mariti che si lamentano della loro moglie (ma l’hai scelta tu, no?). Te l’ha ordinato il dottore di fare l’insegnante?
      Sarebbe come presentarsi a una cena e dire: “vedete che vestito orrendo mi sono messo? che orologio nuovo penoso ho comprato?”. Ecco, gli insegnanti che sputano sul loro lavoro a me fanno lo stesso effetto. Fortunatamente sono pochi.

      Anche perchè il 99% della “forza decisionale” di un docente si esprime in classe, dove l’unico ostacolo all’insegnante è l’insegnante stesso.
      Alcune classi aiutano di più, altre meno, ma un insegnante conscio del suo compito sa affrontare tutte le classi in modo creativo e con forza decisionale.

      Grazie e a presto!

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