PATENTINO SMARTPHONE – GLI SMS DI RADIOTRE e altre obiezioni

PATENTINO SMARTPHONE – TUTTA LA CITTA’ NE PARLA – 9.11.17

La mattina del 9 novembre 2017 ho partecipato alla trasmissione di RadioTre “Tutta la città ne parla”, a proposito dell’articolo comparso su questo blog riguardo al patentino per l’uso degli smartphone. La trasmissione era nata dall’episodio di cronaca che riguardava una sessantina di ragazze modenesi che si erano scambiati foto intime sui social.

(Del problema tratta anche il mio romanzo per ragazzi S.M.A.R.F.O. edito da mondadori.)

Il mio intervento lo trovate a questo indirizzo (39′ minuto):
radio3: tutta la città ne parla

Durante la trasmissione era possibile mandare SMS sul sito di Radiotre. Alcuni messaggi richiedevano risposta, così ho pensato di rispondere.
Li ho copia-incollati di seguito, per poter proseguire il dibattito a riguardo.

– La patente va fatta per diventare genitori non per poter usare gli smartphone da adolescenti.
– Sì, in molti hanno fatto questa osservazione. Una patente per lo smartphone va esattamente nell’ottica di sensibilizzare le famiglie.

– Io, nonna, ho chiesto a mia figlia di sensibilizzare gli altri genitori. La solita risposta: “Lo fanno tutti!!!
– Questo conferma ciò che pensavo: la famiglia, da sola, non ce la fa.

– Mia nipote, quinta elementare si sente isolata perché nella sua classe è l’unica a non avere il cellulare collegato a WhatsApp. Non c’è una legge che pone dei limiti?
– E’ esattamente la legge che viene abbozzata in questo articolo.

– Può chiedere al suo ospite a che età si Può iniziare a fare sesso? A che età il patentino? Grazie.
– Allora mettiamo un “patentino” anche per bere la prima birra, o per il primo bacio?
– Certamente: sia la sessualità che l’alcol sono regolamentati dalla legge.

– Ma davvero qualcuno pensa di governare con la normativa, che è già scarsamente in grado di gestire l’ordinario, la grande rivoluzione culturale, economica e tecnologica che stiamo vivendo?
– Sì, io lo credo. Con le automobili è successo. E oggi nessuno si oppone al fatto che per guidare ci voglia la patente. Non vedo perchè non possa succedere anche con gli smartphone.

– Sono d’accordo. Ci vuole una iniziativa forte dello stato che regolamenti l’uso del cellulare. Ricordiamo come deprecabile l’incoraggiamento all’uso del cellulare in classe della nostra ministra dell’istruzione. Segno di totale insensibilità al tema e alle questioni legate all’apprendimento.
– Sono sostanzialmente d’accordo, anche se trovo che l’uso dello smartphone come strumento d’apprendimento non sia da demonizzare tout court.

– …giovani (e meno giovani) iperconnessi e sempre più tecnologici, ma con capacità dialettiche, relazionali, comunicative e di ragionamenti sempre più in calo… La scuola resta importante… (Date i numeri dell’andamento delle spese di istruzione in Italia, per esempio rispetto a quelle militari ed in percentuale rispetto all’Europa) Dopo cinque il discorso di Malala all’Onu resta attualissimo e non solo di fronte alla minaccia di quei talebani là… Il grido di Malala va riproposto: la penna e la carta sono la prima difesa, lo scrivere e le parole come diceva profeticamente non all’Onu ma a Barbiana Lorenzo Milani.
– Nonostante creda che l’esperimento di don Milani non sia riproponibile fuori da Barbiana, sono d’accordo.

– Il problema è che noi adulti italiani siamo stati sorpassati dalla nuova rivoluzione digitale.
– Non lo credo. Io so usare gli strumenti informatici molto meglio di molti miei studenti. Essendo cresciuto con il DOS, poi con Windows e infine con le app, so usarle tutte. I ragazzi sono appiattiti sulle app, e hanno un uso dell’informatica molto meno creativo di quanto si supponga normalmente.

– Educazione sessuale, educazione civica, psicologia. Cosa fa la scuola di tutto ciò? Niente, e ce ne accorgiamo nelle emergenze.
– Non è così. I buoni insegnanti, cioè la maggior parte, sono sensibili a questi temi, e li affrontano quotidianamente in classe. E comunque, l’osservazione è oziosa e serve solo a dare in modo facilone la colpa a qualcuno (e nello stesso tempo a nessuno, perchè cos’è “la scuola” tirata in ballo? un’espressione astratta).

– Non sapevano? Non capiscono i rischi? Per noia? La prossima estate andate a raccogliere i pomodori sotto il sole, andate a fare volontariato dagli anziani, dai bimbi in difficolta’. Ma la fatica, gli altri, non sono facili e belli da esibire!
– Un problema fra i ragazzi è la ricchezza. Hanno tutto. Avendo tutto, non hanno più desideri. Non avendo desideri, si annoiano. Annoiandosi, fanno scemenze. Visto che fanno scemenze con un telefono in mano, le scemenze diventano pubbliche.

– Smartphone alle superiori?!?! Demonizzare i nuovi device serve a creare ignoranti digitali in un paese da terzo modo. I giovani vanno seguiti e limitati nell’uso, ma devono imparare ad usare le tecnologie, altrimenti verranno condannati ad essere cittadini di serie c.
– “I giovani vanno seguiti e limitati nell’uso”: esatto, allora siamo d’accordo. (Il problema è quando non c’è nessuno – cioè spesso – che ne limiti e segua l’uso.)

– La cosa che piu’ mi colpisce, senza sottovalutare il grosso problema dell’uso dei social, e’ l’idea di oggetto che queste ragazze hanno di se’ stesse, e’ come se il femminismo non ci fosse stato….!
– Il femminismo perde sistematicamente contro la femminilità (anche nei suoi lati meno nobili)

– Ho 4 figli. Tra i 21 e i 7. Al primo non ho fatto avere il telefono mobile fino a 14 anni. Alla seconda è alla terza a 12 e 13 anni ma solo.per le chiamate visto che usavano quelli delle amiche. Internet e Facebook dopo i 14 compiuti. Non è stata una passeggiata né forse risolutivo…ma conto e spero di riuscire anche con il quarto!
– Sono certo che i tuoi figli non solo non hanno accusato danni permanenti, ma hanno un senso del desiderio molto sviluppato. Spero di riuscire a fare lo stesso coi miei.

– La patente dovrebbero prenderla tutti i genitori e gli adulti che lo usano sapendone molto poco, spesso molto meno dei loro figli. Patente che dovrebbe prevedere acquisizione di consapevolezza tecnologica e sentimentale.
– “Consapevolezza tecnologica e sentimentale”: è esattamente quello che vorrei.

– Buongiorno, il problema secondo me non sta nella trasgressione di regole che tutti i giovani da che mondo è mondo hanno sempre trasgredito (se si rendessero conto delle conseguenze sarebbero consapevoli e responsabili), ma della pigrizia mentale dei genitori nell’affrontare il conflitto che sorge quando dopo la trasgressione bisogna applicare la “punizioni” tese a correggere ma pur sempre conflittuali. I giovani che sbagliano, come vanno corretti? Rimango a disposizione Un cordiale saluto
– Sì, è vero, ma le trasgressione in epoca non-social erano limitate nel tempo e nello spazio, spesso private. Il bullismo e le scemate adolescenziali sono sempre esistite: però da quando esistono i social-cosi il loro impatto ha conseguenze virtualmente (e realmente) molto più gravi. Possono incidere sulla vita in modo molto più acuto.
Correggiamo pure i nostri ragazzi, che male non gli fa, ma cerchiamo anche di prevenire che si facciano troppo male (ad esempio, provando ad istruirli con un “corso di scuolaguida per smartphone”).

– D’accordissimo sul patentino, sarebbe uno strumento di difesa.
– Esatto. E anche uno strumento di cultura. Grazie.

– Io, mamma di due bambini, sono d’accordissimo!
– Grazie.

– Ma tolto lo smartphone resta il pc!
– E’ vero, ma il computer non è tascabile, e questo ne limita la pericolosità. Inoltre, se l’idea della patente per lo smartphone andasse in porto, ciò certamente servirebbe ad acquisire anche consapevolezza su tutti i devices: non solo smartphone ma anche pc.

– Gli adolescenti, ma non solo loro, hanno fatto di se stessi il nuovo idolo. Non si fotografa più un luogo ma se stessi in un luogo. Non si partecipa al dialogo, ma ci si pone al centro del discorso. Un narcisismo passivo, senza sbocchi creativi.
– Certo: è la ricchezza a renderci idoli di noi stessi, gli adolescenti sono solo la fascia più debole (e assediata).

– Ecco, una legge di tal genere sarebbe il solito, deleterio demandare a “qualcun’altro” da parte dei parte dei genitori ciò che sarebbe loro dovere fare. Ma diciamolo che c’è una colpa ben precisa da parte dei genitori, colpevolmente assenti.
– E’ vero: da un sondaggio approssimativo fra i miei studenti risulta che il 50% di loro non ha mai avuto alcun controllo da parte dei genitori sull’uso degli smartphone.
Tuttavia è troppo facile dare la colpa ai genitori: i genitori da soli non ce la fanno. Anche quelli che sono presenti nella vita dei figli. Per creare una cultura credo che occorra l’intervento statale: una legge in tal senso potrebbe aiutare. Non è un demandare, ma un domandare.

– Bravissimo questo insegnante!!!!!
– Grazie: la scuola italiana è piena di bravissimi insegnanti.

– Sono una mamma anch’io… Non ho mai avuto nessun sogno di fare un video della mia vita ed ai miei figli cerco di dimostrare ogni giorno come wapp sia una grande finzione! I miei figli non giocano con i cellulari… Non hanno ancora i cellulari (7 e 12 anni) e non li avranno ancora per molto tempo. Il mio compito non è insegnare loro ad usare wapp, ma altro!!! Dovremmo liberarli da questi inganni invece discutiamo su come usarli…
– Quindi sarebbe a favore di una soglia prima della quale non consentire l’uso degli smartphone, immagino.

– Leggete o rileggetevi “Demenza digitale” del dott Manfred Spitzer. Non si considera mai l’implicazione fisiologica, neurologica dell’uso dello smart phone.
– Le implicazioni sono tanto visibili quanto sottovalutate: recupererò il titolo citato.

– Suggerisco leggere la pubblicazione di Carlo Bianchini su “come imparare a riconoscere il falso in rete”.
– Grazie.

– Da rileggere il racconto”Anni luce”, una delle Cosmicomiche di Italo Calvino. Profetico!
– Grazie per la segnalazione.

– L’unica arma di difesa per tutti è una forte educazione/istruzione di base e anche relazionale che dovrebbe aggiornare e accompagnare la l’evoluzione del sistema scolastico… Fa impressione però il continuo taglio (in Italia) sulle spese scolastiche pubbliche rispetto all’aumento stratosferico degli investimenti su queste piattaforme per trasformare tutti noi, e soprattutto i più giovani, in target di consumatori preconfezionati.
– “Una forte educazione/istruzione di base e anche relazionale che dovrebbe aggiornare e accompagnare la l’evoluzione del sistema scolastica”: l’idea del corso di scuola guida per smartphone è esattamente questa.

Si dovrebbe parlare della “dipendenza”in relazione a Facebook, whats app, ecc.ecc., come nei videogames!
– E’ proprio per sensibilizzare intorno alla nosofobia (dipendenza da internet) e alla ludopatia che propongo questo corso di scuola-guida per smartphone.

– Buongiorno. Sono farmacista e tossicologo. Se possibile vorrei brevemente esporre a voce un paragone tra i rischi dei farmaci e quelli degli smartphone, e di come la protezione dai primi sia molto sviluppata e severa, ma quella dai secondi sia ancora inesistente. Occorrerebbe mettere nelle scatole degli smartphone un foglietto come quello che c’è nelle scatole dei farmaci.
– D’accordissimo: l’idea del patentino va esattamente in questa direzione.

Sono maria capozzi docente della scuola europea di monaco di baviera, volevamo dire che in classe, una classe italiana di ragazzi di 11 anni, con supporto dei genitori e di un ispettore di polizia postale, svolgiamo un progetto che prevede anche la lettura del libro SMARFO da parte dei ragazzi e che si concluderá il 5 marzo con l’intervento da noi, a Monaco, dell’autore.
– Grazie Maria!

– Più che dare voce agli imbecilli, i social danno “potere” ed evidenza ad umanissimi aspetti dell’essere umano, tra cui anche l’esibizionismo, l’egoismo, il cinismo… Il social è uno strumento, non la causa, ma l’effetto. Il problema sta sempre a monte: il modo di gestire questi umanissimi aspetti è un affare umano-psicologico di ogni epoca, a prescindere dalle nuove o vecchie tecnologie, e dipende dalla capacità della parte adulta/educatrice della società. Se quest’ultima non riesce ad educare correttamente, a dare l’esempio, a far fronte alle storture dell’uso “tossico” di questo strumento, è proprio lì che va cercata la risposta. Grazie per questa preziosa trasmissione.
– Grazie per l’intervento, che condivido completamente. E’ proprio per educare correttamente che mi è venuta l’idea del patentino (e non è venuta solo a me, ovviamente).

 


AGGIORNAMENTO DEL 14.11.17
Aggiungo un intervento che ho ricevuto a seguito della pubblicazione dell’intervista sulla Gazzetta di Reggio visibile a questo indirizzo: articolo gazzetta di reggio patente-per-usare-gli-smartphone

– Caro Matte, se la tua è una boutade – finalizzata a suscitare un dibattito sul problema – allora tutti d’accordo. Se invece, seriamente, sostieni l’opportunità di regolamentare per legge “l’accesso alla rete ad un’età nella quale serva davvero” e l’idea che “normare l’uso dello smartphone NON corrisponda a una limitazione della libertà personale”, allora non si tratta di negare o riconoscere un problema ma – piuttosto – di sostenere idee e pedagogie chiaramente illiberali. Dichiarare poi che si tratterebbe di un modo per “difendere innanzitutto le fasce deboli” mi pare essere una affermazione che rovescia del tutto la realtà: ti immagini, “immigrato minorenne multato perché mandava vocali su whatsap alla famiglia senza esser riuscito a passare l’esame del patentino per lo smartphone”. Al di là della facile satira e del nonsense in sé di una norma del genere (poi cosa si fa, smartphone normato e tablet libero per tutti?), quello che mi interessa è discutere le idee profondamente illiberali e, dal mio punto di vista (da amante di Dewey, de Rougemont e Salvemini) decisamente non democratiche che hai espresso nell’intervista.
– 1. Qual è il contrario di libertà? Schiavitù, che oggi vengono chiamate “dipendenze”. Gli smartphone contengono molte possibili dipendenze: ludopatia, pornodipendenza, codipendenza, gioco d’azzardo, nosofobia… Regolamentarne l’accesso e l’uso (ad esempio con un corso di scuola guida per smartphone) potrebbe servire a limitare tali schiavitù, e valorizzare la libertà personale. Ciò è esattamente il contrario dell’essere illiberale. (Del resto, ogni legge presuppone una piccola perdita di libertà, per il vantaggio di tutti. Nel caso di questa proposta la perdita di libertà mi sembra minima, a fronte di vantaggio che mi pare considerevole.)
2. Come sarebbe a dire “non democratiche”? Una proposta che crede nel valore delle leggi sarebbe anti-democratica? Da quando in qua? Non confondiamo democrazia e menefreghismo.
3. Le fasce deboli a cui penso sono quelle che non hanno i mezzi sociali per rialzarsi in caso di inciampi digitali: in particolare penso alle persone sole, che non hanno un tessuto famigliare o amicale che, nella realtà, possano aiutarle in caso di cyberbullismo, di stalking, dipendenze amplificate dall’uso degli smartphone.
4. Smartphone e tablet sono diversi. Lo smartphone è fatto apposta per stare in mano, e posso facilmente filmare o fotografare senza essere notato, cosa più complicata con il tablet. Comunque questo è un problema tecnico, facilmente risolvibile da un legislatore sensato. Mi rendo conto delle difficoltà tecniche di attuazione di una proposta come la patente sullo smartphone, ma anche istituire i corsi di scuola guida non dev’essere stato subito semplice.
5. Certo, l’obiettivo è “discutere il problema”. Ma prima il problema bisogna averlo chiaro, come non sembra avere chi beffardamente prende in giro chi prova ad abbozzarla, con tutti i suoi limiti, una soluzione.


AGGIORNAMENTO DELL’8 dicembre 2017 – Intervento al programma AriaPulita (7Gold Emilia Romagna).

Sono stato ospitato telefonicamente al programma AriaPulita (7Gold). In studio c’era l’avv. Laura Lecchi, presidente dell’associazione Cromosoma 2.0 che si occupa di cyberbullismo e dintorni.
Entrambi concordavamo sul problema: gli smartphone possono essere pericolosi e bisogna diffondere una cultura di responsabilità e consapevolezza.
Ci discostavamo però nelle soluzioni.
Provo qui a dare risposta alle obiezioni mosse dall’avv. Lecchi – cosa che non è stata possibile durante il programma dati i tempi tecnici del dibattito televisivo, ben condotto da Alberto Maio.
(Purtroppo nel citare l’avvocato devo andare a memoria perchè non ho ancora avuto modo di ascoltare alcun tipo di registrazione del programma.)

Avv. Lecchi: Non credo che il patentino per lo smartphone funzionerà perchè va contro alcuni interessi commerciali.
Io: Davvero davanti ad una problematica così seria come l’utilizzo errato del telefono da parte dei nostri figli ci preoccupiamo di quanti soldi fanno Samsung e Apple?
Comunque, se vogliamo rimanere su questa strada, a mio parere ridicola, rispondo che, in passato, la patente automobilistica non sembra aver intaccato molto gli introiti di Ford, Fiat e Renault, così come la legge per il divieto di fumo nei locali pubblici non ha fatto fallire (purtroppo) Camel, Marlboro e Lucky Strike.

Avv. Lecchi: Non credo alla patente per lo smartphone perchè sono contro al proibizionismo o agli sbarramenti d’età.
Io: La mia proposta non è proibizionista: vuole regolamentare una situazione adesso priva di regole. Fra proibire e regolamentare c’è una certa differenza.
Riguardo agli sbarramenti d’età vorrei chiedere all’avv. se è contraria anche agli sbarramenti d’età per la patente di guida, per l’alcol, per il sesso, per il voto. C’è un tempo per ogni cosa: mi sembra strano che solo gli smartphone facciano eccezione.

Avv. Lecchi: Il proibizionismo e gli sbarramenti d’età non sono efficaci a creare una cultura di consapevolezza nell’uso dello smartphone. Devono essere le famiglie e la scuola, con corsi di educazione civica digitale.
Io: Belle parole, ma astratte. Cosa significa che devono essere le famiglie a dare consapevolezza ai figli? Prevediamo un corso per genitori? Obbligatorio o no? Perchè se non è obbligatorio non tutti lo faranno – anzi, non lo faranno proprio quelli che, forse, ne avrebbero più bisogno.
Sul corso di educazione civica digitale a scuola nutro molti dubbi di fattibilità: in quale ordine scolastico andrebbe fatto? entro la scuola dell’obbligo, direi, per coinvolgere tutta l’utenza possibile, quindi alle medie (quando ancora lo smartphone non serve quasi a nulla). E chi sarebbero i docenti? Bisognerebbe istituire corsi di laurea appositi? E quante ore si prevendono alla settimana? Aggiungere una materia in tutte le scuole medie d’Italia non è impresa semplice, dovendo gestire organici di insegnanti, monte-ore settimanali e altri dati concreti che evidentemente l’avvocato, non essendo insegnante, non conosce. Basti poi ricordare il fallimento più o meno completo dei corsi di educazione civica o sessuale nelle scuole: un corso del genere rischia di fare la stessa fine.
Comunque: se, nonostante il mio scetticismo, un corso del genere (obbligatorio e diffuso capillarmente) si riuscisse davvero a realizzare, sarebbe già un passo avanti per tutelare i minori nell’uso dello smartphone.

Avv. Lecchi: Una patente per lo smartphone lede il diritto di comunicare.
Io: Intende dire che la patente di guida lede il diritto alla libera circolazione?
Inoltre, se il problema è questo, come già spiegato sopra, prevederei il patentino solo per gli smartphone, non per i telefoni normali.
Inoltre, al presunto diritto di comunicare con lo smartphone, corrisponde il dovere di utilizzare lo smartphone senza ledere i diritti degli altri.

Avv. Lecchi: Pensare che rimandare l’utilizzo dello smartphone alla fine delle scuole medie, cosicchè nel frattempo i preadolescenti possano sviluppare altri tipi di creatività è una visione pedagogica distorta.
Io: Quindi, tutti noi (io e l’avvocato compresi) che abbiamo fatto le medie quando gli smartphone non c’erano saremmo cresciuti in modo distorto?
Inoltre: i limiti stimolano sempre la creatività, i digiuni stimolano il desiderio, l’attesa moltiplica il piacere. E’ una visione distorta della realtà?

Io: I genitori hanno il compito di controllare e guidare i loro figli nell’uso degli smartphone.
Avv. Lecchi: I genitori non devono spiare lo smartphone dei figli.
Io: Fra “controllare”, “guidare” e “spiare” c’è una certa differenza. Il controllo e la guida presuppongono un dialogo con i propri figli e un confronto responsabilizzante: lo spiarli invece no, è fatto di nascosto e con l’inganno, senza un dialogo e un confronto preliminare e successivo, in cui i genitori abbiano modo di spiegare perchè è giusto, fino a una certa età, accompagnare i propri figli sulle strade virtuali, proprio come si fa sulle strade vere e proprie.

Ringrazio l’avv. Lecchi per il confronto costruttivo: entrambi cerchiamo di risolvere un problema che abbiamo a cuore, seppur io ritenga le sue soluzioni poco efficaci, e lei le mie.

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~ di debenedittismatteo su 10 novembre 2017.

Una Risposta to “PATENTINO SMARTPHONE – GLI SMS DI RADIOTRE e altre obiezioni”

  1. […] Risposte agli sms ricevuti articolo sulla gazzetta di reggio […]

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