PREMIO APOCRIFO DANTESCO 2017 – PURGATORIO – ERMENGARDA NELLA CORNICE DEI LUSSURIOSI

PREMIO APOCRIFO DANTESCO2017 – PURGATORIO

ERMENGARDA NELLA CORNICE DEI LUSSURIOSI

Di Giovanni Viola, ISISS-Liceo Classico “G. Falcone” (EN)

 

Poscia ch’il priego lo padre concluso

e pel focoso viale moso ‘l piede

ebbe¹, di nova cura gran perfuso

 

fui per quell’alma ch’etterna mercede

‘n cor attendendo ver’ noi s’appressava.                   5

Ella mi disse: «Or² tu se’ l’erede

 

d’inclito mastro³ che versi intonava

dolci, d’amore; questo dianzi intesi⁴:

ben che d’umana carne ‘l corpo grava

 

quasi purgasti lo spirto dai pesi                                 10

ché Dio, Signore nostro, sì dispose».

«Alma, chi foste ‘n vita?» quindi chiesi.

 

Ed ella a me: «Tra l’ombre lussuriose

hai tu ‘nnanzi la nobil Ermingarda⁵,

che fu del Magno⁶ prima delle spose⁷,                     15

 

di Desiderio figlia longobarda⁸;

fu sì ruinoso l’ardor di passione

che per lo sposo l’etate non tarda

 

ebbi⁹, come non l’ebbe¹⁰ già Didone¹¹

relitta pria, poi martire tapina                                    20

per l’om¹² ch’ei¹³cinse d’esimie corone¹⁴.

 

Giunsi in suol strano, vergìn peregrina,

arra di pace tra genti rivali¹⁵,

sposa d’un Franco, de’ Franchi regina¹⁶,

 

lungi dai cari parenti natali.                                         25

Tosto fui mossa d’affetto verace

qual è de’ cigni, divers’animali,

 

ove lo maschio con una sol giace¹⁷,

ma ripudiommi lo sposo diletto,

sì cagionando lo spirto pugnace,                                30

 

l’ultrice brama¹⁸ del patre nel petto¹⁹:

‘nquadrava l’un contro l’altro le schiere

frattanto ch’io languivo su d’un letto

 

di fronde²⁰ ‘n cor afflitta come fiere,

quando d’inetta prole son orbate²¹;                          35

né di sollievo mi furo preghiere

 

delle donzelle del chiostro velate²²,

né presi voti, consiglio fraterno²³,

ché vincol saldo di nozze sacrate

 

m’onnubilò ‘l sentiero ver’ l’Etterno                          40

ed ora vago tra l’alme purganti.

Salvommi Quei che puote²⁴ dall’inferno,

 

dove procella trascina l’amanti²⁵,

ché pur ‘nsanendo per sì grand’amore,

quando fui sciente di nozze trionfanti                       45

 

d’immonda donna col franco signore²⁶,

pur non sfilando dal dito l’anello²⁷,

pria di spirare ver’ Lui volsi ‘l core.

 

Pei falli de’ mortali, com’agnello

sacrificò Colui che move tutto                                      50

‘l Figlio, che poscia rinacque novello²⁸.

 

Lo mio trapasso fu l’acido frutto

per quel soldato nel nome celeste²⁹:

fu fatto d’Efegènia novo lutto³⁰.

 

Tutti siam polve³¹: effimera veste                               55

è ‘l corpo perituro³² dell’umani.

Ver’ Lui va’ tosto, trascura coteste».

 

Ed io rispuosi: «Fin che non ti sani,

resti ‘n tal sede tra margin accesi³³,

figlia poi sposa d’insigni sovrani».                              60

 

E verso ‘l Cielo lo viaggio ripresi.

 

NOTE

  1. Poscia … ebbe: l’intera espressione fa riferimento all’incontro, appena conclusosi, tra Dante e Guido Guinizzelli. Questi, dopo aver chiesto all’autore della Commedia di recitare per lui un padrenostro davanti a Dio (Purgatorio, XXVI, 127-130), «disparve per lo foco» (cfr. Purgatorio, XXVI, 134). – padre: predecessore (cfr. Purgatorio, XXVI, 97).
  2. disse: «Or… : dialefe.
  3. inclito mastro: si fa riferimento a Guido Guinizzelli.
  4. questo dianzi intesi: l’anima aveva ascoltato la conversazione tra Dante e Guido Guinizzelli da una delle due schiere di anime.
  5. Ermingarda: Ermengarda è il nome attribuito da Alessandro Manzoni a Desiderata nella tragedia Adelchi. La donna, figlia dei sovrani longobardi Desiderio (cfr. nota 7) e Ansa, fu la prima delle mogli di Carlo Magno (cfr. nota 5) e morì a soli ventidue anni nel 776 nel monastero di San Salvatore in Brescia.
  6. Magno: Carlo, figlio di Pipino il Breve e Bertrada di Laon e sovrano dei Franchi, al quale sarebbe stato attribuito il titolo elativo di Magno (abbreviazione di Magnus imperator) in seguito all’incoronazione imperiale del Natale dell’800.
  7. prima delle spose: Ermengarda rivendica il ruolo di prima moglie di Carlo, il quale non solo l’aveva ripudiata, ma aveva anche sposato in successive nozze l’alemanna Ildegarde.
  8. di Desiderio figlia longobarda: Desiderio, nobile di Brescia, in seguito alla morte di Astolfo, sovrano dei Longobardi, fu da essi eletto re nel 756. Si noti come Ermengarda si presenti prima quale moglie di Carlo e, subito dopo, quale figlia di Desiderio.
  9. etate non tarda / ebbi: anastrofe.
  10. ebbi … ebbe: poliptoto.
  11. Didone: regina fenicia. Nell’Eneide di Virgilio ella si innamorò, per intervento di Venere, dell’eroe troiano profugo a Cartagine. In seguito alla partenza di Enea, costretta a prendere atto del fallimento del suo amore, Didone si tolse la vita sul rogo.
  12. l’om: si fa riferimento ad Enea.
  13. ei: Ermengarda si riferisce a Virgilio, guida di Dante e autore dell’Eneide, in cui egli aveva cantato le imprese dell’eroe troiano, figlio d’Anchise.
  14. fu sì ruinoso … d’esimie corone: similitudine. Come l’eccessiva delusione per la partenza di Enea aveva indotto Didone al suicidio, così lo smisurato amore di Ermengarda fu causa della sua prematura morte.
  15. arra di pace tra genti rivali: Bertrada, vedova di Pipino il Breve, con lo scopo di stringere un’alleanza con i Longobardi, propose a Desiderio due matrimoni: uno tra Ermengarda, figlia di Desiderio, e suo figlio Carlo e l’altro tra Adelchi, figlio di Desiderio, e sua figlia Gisla. Le prime nozze si svolsero nel 770, le seconde non furono concluse (cfr. Adelchi, Notizie storiche).
  16. sposa d’un Franco, de’ Franchi regina: chiasmo e poliptoto.
  17. qual è de’ cigni… giace: metafora. Ermengarda contrappone la condotta del cigno, animale fedele alla compagna per tutta la vita, al ripudio voluto dal marito Carlo nei suoi confronti. – diversi: strani.
  18. lo spirto pugnace / l’ultrice brama: chiasmo.

19: l’ultrice brama del patre nel petto: allitterazione di labiali, dentali e liquide.

20: languivo … fronde: Ermengarda, estenuata dal dolore, si accascia tra le foglie nel giardino del monastero di San Salvatore in Brescia.

21: come fiere … son orbate: similitudine. Ermengarda paragona lo strazio per la lontananza dal marito alla sofferenza delle bestie, quando vengono private dei cuccioli.

22: Né di sollievo… velate: neanche le preghiere delle monache del monastero di San Salvatore alleviarono la sofferenza di Ermengarda. – donzelle del chiostro velate: iperbato.

  1. consiglio fraterno: Ansberga, badessa del monastero di San Salvatore, propose alla sorella Ermengarda di vestire la «sacra spoglia» (cfr. Adelchi, IV, 88-95), ma ella rifiutò.
  2. Quei che puote: perifrasi per indicare Dio (cfr. Paradiso, I, 62).
  3. dall’inferno … l’amanti: riferimento alla pena eterna delle anime dei lussuriosi nel II cerchio dell’Inferno (cfr. Inferno, V, 31-45).
  4. ché pur ‘nsanendo … franco signore: quando Ansberga spiegò alla sorella che Carlo aveva sposato Ildegarde (cfr. nota 6), Ermengarda cominciò a delirare, straziata dal duplice tradimento del marito, il ripudio prima e le «inique nozze» dopo (cfr. Adelchi, IV, 139-188). – nozze trionfanti / immonda donna: chiasmo.
  5. pur non sfilando dal dito l’anello: Ermengarda chiese alla sorella una modesta urna funeraria, esprimendo il desiderio che non le fosse sfilata dall’anulare la fede nuziale, simbolo del sacro vincolo del matrimonio con Carlo (cfr. Adelchi, IV, 80-88).

28: Pei falli … rinacque novello: si fa riferimento al sacrificio di Cristo sulla croce per volontà di Dio con lo scopo di liberare gli uomini dal peccato. Tale exemplum è in netto contrasto con quanto Ermengarda pronuncerà subito dopo. – Colui che move tutto: perifrasi per indicare Dio.

29: Lo mio trapasso … nome celeste: si fa riferimento a Desiderio, che dichiarò guerra ai Franchi, invocando la protezione divina. La morte di Ermengarda serve ad espiar dunque le colpe del padre longobardo.

30: fu fatto d’Efegènia novo lutto: metafora. La morte di una figlia per la brama di guerra del padre era stata già descritta da Sofocle nella tragedia Ifigenia in Aulide. Simili risultano a tal proposito le figure di Agamennone-Ifigenia e di Desiderio-Ermengarda. Il riferimento ai personaggi della tradizione mitologica greca verrà ripreso anche nel Paradiso (cfr. Paradiso, V, 68-72).

  1. Tutti siam polve: parole di Ermengarda nella tragedia manzoniana (cfr. Adelchi, IV, 83).
  2. effimera veste / corpo perituro: chiasmo.
  3. tra margin accesi: le anime dei lussuriosi camminano divise in due schiere tra le fiamme (cfr. Purgatorio, XXVI, 28-29).

 

PARAFRASI

Dopo che il mio predecessore ebbe finito di chiedere a me [di rivolgere a Dio una preghiera per lui] ed ebbe mosso il passo verso la strada invasa dalle fiamme, fui animato da un nuovo e grande interesse per quell’anima che, attendendo nel cuore di giungere in Paradiso, si avvicinava verso di noi.

Ella mi disse: «Dunque tu sei l’erede di quel celebre maestro che recitava versi dolci e d’amore; poc’anzi ascoltai ciò: sebbene il tuo corpo sia appesantito dalla carne umana, hai quasi purificato il tuo spirito dai peccati, poiché lo stabilì Dio, nostro Signore».

«Anima, chi foste in vita?» dunque chiesi.

Ed ella mi rispose: «Tra gli spiriti lussuriosi [del Purgatorio] hai di fronte la nobile Ermengarda, che fu la prima delle mogli di Carlo Magno e figlia longobarda di Desiderio; la mia brama d’amore fu tanto funesta che a causa del mio sposo non ebbi una vita longeva, come non l’ebbe allora Didone, prima abbandonata e poi vittima infelice per quell’uomo che Virgilio cinse di corone insigni. Giunsi in terra estera come vergine straniera, [fui] garanzia di pace tra popoli nemici, sposa di un Franco e regina dei Franchi, lontano dai cari genitori. Fui subito destata da un sentimento sincero [per Carlo], qual è quello dei cigni, animali strani, dove il maschio rimane fedele ad un’unica compagna, ma il mio amato sposo mi ripudiò, così suscitando nell’animo di mio padre l’indole bellicosa e la brama di vendetta: l’uno schierava l’esercito contro l’altro, mentre io mi consumavo in un letto di foglie, desolata nel cuore come le bestie, quando sono private dei cuccioli indifesi; non mi furono di conforto le preghiere delle monache velate del monastero [di San Salvatore], né presi i voti, quale consiglio fraterno, poiché il saldo vincolo delle nozze consacrate mi offuscò la strada verso Dio e adesso vago tra le anime del Purgatorio. Dio mi salvò dall’Inferno, dove una tempesta di vento trascina le anime dei lussuriosi, poiché, pur perdendo il senno per il mio amore smisurato, quando venni a conoscenza del matrimonio gioioso di una donna abietta con il sovrano franco, pur non sfilando la fede nuziale dall’anulare, prima di esalare l’ultimo respiro, rivolsi il cuore verso Lui. Per i peccati dei mortali Colui che muove tutto sacrificò come un agnello il Figlio, che dopo rinacque a nuova vita. Il mio decesso fu un amaro giovamento per quel soldato [che combatteva] in nome di Dio: fu rinnovata la morte di Ifigenia. Tutti siamo polvere: il corpo degli esseri umani destinato a morire è una veste effimera. Va’ subito verso Dio, non ti curare di queste [anime del Purgatorio]».

E io risposi: «Fino a quando non avrai purificato te stessa, resterai in questo luogo circondato dalle fiamme, figlia e poi sposa di sovrani illustri».

E ripresi il mio viaggio verso il Paradiso.

 

COMMENTO

La collocazione di Ermengarda nel Purgatorio non è casuale. La figlia di Desiderio non potrebbe essere condannata al II cerchio dell’Inferno, in quanto donna devota a Dio. Tuttavia non potrebbe neppure accedere al Paradiso, poiché ella rifiutò di vestire la «sacra spoglia», sentendosi ancora profondamente legata al marito Carlo e ponendosi in una situazione opposta a quella di Costanza d’Altavilla, anima beata del Cielo della Luna, che fu costretta a lasciare il chiostro con sommo dolore per un matrimonio indesiderato con Enrico IV.

Sebbene Ermengarda incarnasse simbolicamente il sacrificio per espiare le colpe del padre Desiderio, a causa di una smisurata passione d’amore per il marito che l’aveva ripudiata, perse il senno, cominciò a delirare e chiese alla sorella che non le fosse sfilata dall’anulare la fede nuziale.

Dunque il peccato, per cui ella viene collocata tra le anime lussuriose del Purgatorio, consiste proprio nel suo smisurato amore per lo sposo franco.

 

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~ di debenedittismatteo su 9 febbraio 2018.

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