BANDO APOCRIFO DANTESCO 2018

•11 settembre 2018 • Lascia un commento

concorso patrocinato dalla

Società Dante Alighieri


puoi scaricare il bando in pdf qui: Apocrifo Dantesco Anacronistico 2018 – bando oppure continuare a leggere


Concorso di Poesia Creativa 

Apocrifo Dantesco Anacronistico

Bando 2018 – VI edizione

con altra voce tornerò poeta


Presentazione

Mettiti nei panni di Dante!

Inoltrati nella selva oscura e percorri migliori acque, muovendo anche tu il sole e l’altre stelle!

“In questo girone ci metterei…”

La Divina Commedia ha avuto ed avrà migliaia di lettori, e tutti si sono posti o si porranno una domanda simile a questa: io chi ci avrei messo?

Da questo gioco metaletterario è nato il progetto Apocrifi Danteschi Anacronistici: aggiungere alla Divina Commedia un incontro, preso da qualsiasi parte del tempo o dello spazio.

Per farlo bisogna imparare come si scrive un endecasillabo, come si scrive una terzina, quanti sono i contrappassi, com’è strutturato il cosmo dantesco.

E poi bisogna avere un’idea.

Chi ci metto? Perchè proprio in quel girone?

Cosa direbbe Dante a Robespierre? E a Gollum? E a Annibale? E a Lincoln? E…

Da questo gioco nasce una sfidaa tutti coloro che vogliano cimentarsi in questo progetto meta-letterario: inventa anche tu il tuo Apocrifo Dantesco!

Scegli un girone infernale, una cornice purgatoriale o una sfera paradisiaca e piazzaci il tuo cantante preferito, il più detestato uomo politico, il capitano della squadra avversaria, il tuo personaggio dei fumetti preferito, il cattivo che nei film ti ha fatto più paura ecc…!

Il tutto in rima, endecasillabi e terzine, rispettando nel dettaglio le caratteristiche del cosmo dantesco, se non vuoi essere bannato per l’eternità!!


Indicazioni poetiche

1. Mettiti nei panni di Dante.

Puoi farlo se sei uno studente o una studentessa di una delle scuolesecondarie superiori di lingua italiana.

La partecipazione è personale: non è possibilepartecipare al concorso in coppia o in gruppo.

2. Scegli un noto personaggio storico oletterario, di qualsiasi epoca storica (futuro compreso).

(Se credi di essere più bravo di Dante puoi anche spostare un personaggio già presente nella Commedia, ma devi motivare lo spostamento in modo molto credibile).

Per conoscenza in allegato si trova l’elenco dei personaggi protagonisti degli apocrifi delle precedenti edizioni del concorso.

3. Colloca coerentemente il personaggioprescelto in uno dei gironi infernali,in una delle cornici purgatorialio in uno dei cieli paradisiaci.

4. Racconta in almeno 10 e non più di 20 terzine dantesche (+ 1 verso di chiusura) l’incontro che avviene fra Dante e ilpersonaggioche hai scelto.

5. Rispetta le regole date da Dante all’aldilà, così come tutte le caratteristiche linguistiche, poetiche, grammaticali, drammatiche e narrative della Divina Commedia.

Piùtopoidanteschi sono poeticamente presenti nel tuo apocrifo, più il tuo Apocrifo Dantesco Anacronistico sarà pregiato.

Insomma, deve sembrare scritto da Dante.


Indicazioni tecniche

6.Quota di partecipazione.

La quota di partecipazione individuale al concorso è di 5 euro, da versarsi alle seguenti coordinate bancarie:

– Banca Prossima – Fil. Di Milano

– IBAN: IT43D0335901600100000143556

– CAUSALE: “Partecipazione concorso apocrifo dantesco + nome partecipante”

7.I premi.

7.1.Prima categoria: Premi “Apocrifo Dantesco Anacronistico 2017”

Verranno aggiudicati i tre seguenti premi:

  • Miglior Apocrifo Dantesco Anacronistico Infernale 2017”,

  • Miglior Apocrifo Dantesco Anacronistico Purgatoriale 2017”,

  • Miglior Apocrifo Dantesco Anacronistico Paradisiaco 2017”.

Ognuno di questi tre classificati riceverà un premio di 100 euro.

Gli Apocrifi vincitori (così come gli Apocrifi ritenuti meritevoli) saranno pubblicati sulla pagina facebook dedicata al concorso, e sul blog del presidente di giuria, rispettivamente agli indirizzi:

www.facebook.com/ApocrifoDantescoAnacronistico

www.matteodebenedittis.wordpress.com.

https://sway.com/Fwab2BH6NvZNvtEA

Tutti i vincitori riceveranno un attestato di partecipazione. Gli altri partecipanti lo riceveranno solo su loro richiesta.

7.2.Seconda categoria: Premi speciali.

La giuria si riserva la possibilità di insignire di premi speciali tutti gli apocrifi che, a suo insindacabile giudizio, ne saranno meritevoli.

8. La giuria.

Lagiuriasarà composta da insegnanti, studenti ed ex studenti del Liceo Scientifico “San Gregorio Magno” di S.Ilario D’Enza (Re). Inoltre, la giuria sarà composta anche dai vincitori delle precedenti edizioni che desiderino farne parte.

La giuria valuterà le seguenti condizioni di vittoria:

– la perfezione formale dell’Apocrifo(un solo endecasillabo o una sola rima non corretti pregiudicano gravemente la vittoria. Inoltre è richiesta perfezione grammaticale e sintattica. In altri termini: se pensi che due parole facciano rima quando hanno le ultime lettere uguali non sei pronto per questo concorso; se pensi che un endecasillabo abbia sempre undici sillabe non sei pronto per questo concorso);

– la sua coerenza con l’universo dantesco (ad esempio i contrappassi, le caratteristiche tipiche dei gironi, delle cornici e delle sfere, l’organizzazione dello spazio oltremondano, la lingua dantesca…);

l’originalità, lo stupore, la novità e la profondità psicologica dell’incontro narrato dall’Apocrifo.

La giuria si riserva altresì la possibilità di non aggiudicare uno o più premi, qualora non ci fossero le condizioni sufficienti per assegnarlo.

9.Cosa inviare.

9.1.L’apocrifo.

Invia i file del tuo Apocrifo Dantesco Anacronistico all’indirizzo mailapocrifodantesco@gmail.comentro il 31 dicembre 2018.

I file devono essere tutti in duplice formato testo(.doc, .rtf, .odt…) e pdf. Si prega di impaginare l’apocrifo secondo le indicazioni contenute nell’allegato B.

L’oggettodella mail dev’essere:

Apocrifo Dantesco seguito dalnome del personaggio prescelto e dal girone/cornice/cielo dantesco nel quale è stato posizionato.

9.2.I dati.

Allega anche un file di testo con i tuoi dati: nome, cognome, data di nascita, indirizzo di residenza, contatti mail e telefonici, scuola e classe di appartenenza (che saranno trattati ai sensi delle vigenti leggi sulla privacy).

9.3.La ricevuta.

Allega anche la ricevuta del versamento della quota di partecipazione.

10.Documenti aggiuntivi: il commento.

Al fine di rendere perfettamente comprensibile l’Apocrifo Dantesco Anacronistico si consiglia all’autore di allegare alla mail anche un proprio Commento all’ApocrifoDantesco(che può anche prevedere la parafrasidell’Apocrifo stesso).

Tale Commento serve ad esplicare alcuni passaggi delle terzine che necessitano di nota, a spiegare gli eventuali neologismi o a chiarire in prosa le licenze poetiche utilizzate.

Al fine di semplificare la correzione, si prega di impaginare l’apocrifo numerando i versi uno ogni cinque.

11.Scadenze e premiazione.

Entro la fine difebbraio 2019sarannocomunicati tramite mail e messaggio facebook i vincitori del concorso, che dovranno ritirare il premio personalmente, pena la non assegnazione del premio stesso, nel corso della cerimonia di premiazione che avverrà in data e luogo che saranno comunicate personalmente ai vincitori e agli altri partecipanti tramite sulla pagina facebook http://www.facebook.com/ApocrifoDantescoAnacronistico e sul blog http://www.matteodebenedittis.wordpress.com.

In ogni caso la cerimonia di premiazione non avverrà oltre la fine dell’anno scolastico 2016/2017.

L’organizzazione offre ai vincitori: il pernottamentola sera antecedente la premiazione e un rimborso per le spese di viaggiopari a 50 euro.

12.Accettazione.

L’atto di partecipazione a questo concorso comporta l’intera accettazione del presente regolamento e il giudizio insindacabile della giuria.

Apocrifo Dantesco Anacronistico

non dirmi che non ci avevi mai pensato…



Allegato A – Elenco apocrifi delle precedenti edizioni

Prima edizione – 2013

inferno (6 partecipanti)

Petrarca nel cerchio degli accidiosi

Dott. Jekyll nel girone dei violenti contro gli altri

Piramo e Tisbe nel girone dei suicidi (vincitore)

Belen nella bolgia dei consiglieri fraudolenti

Michele Misseri nella zona dei traditori dei parenti

Gheddafi nella zona dei traditori della patria

purgatorio (1 partecipante)

Alberto Sordi nella cornice dei golosi

paradiso (2 partecipanti)

Dante incontra se stesso nel cielo di Mercurio

Mozart nel cielo di Mercurio (vincitore)

totale: 9 partecipanti

Seconda edizione – 2014

inferno (16 partecipanti)

Bellini e Maria Malibran nel girone dei lussuriosi

Lesbia nel girone dei lussuriosi

Berlusconi nel girone dei lussuriosi

Caparezza nel cerchio degli iracondi

Galileo Galilei nel cerchio degli eretici

Bin Laden nel girone dei violenti contro gli altri

Brigante Pagnotta nel girone dei predoni e omicidi

Nerone nel girone dei tiranni

Hitler nel girone dei suicidi

Einstein nella bolgia dei consiglieri fraudolenti

Lord Henry Wotton nella bolgia dei consiglieri fraudolenti

Osama Bin Laden e Obama nella bolgia dei seminatori di discordia

Atreo nella zona dei traditori dei parenti (vincitore)

Gheddafi nella zona dei traditori della patria

Mussolini nella zona dei traditori della patria

Schettino nella zona dei traditori degli ospiti

purgatorio (5 partecipanti)

Clorinda nella schiera dei morti di morte violenta

Pia Tolomei 2.0 nella schiera dei morti di morte violenta

Un politico nella schiera dei morti di morte violenta

Alberto Sordi nella cornice degli avari (vincitore)

Dante incontra se stesso nella cornice dei lussuriosi

paradiso (3 partecipanti)

Torquato Tasso nel cielo di Mercurio (vincitore)

Artemisia Gentileschi nel cielo della Luna

Dante incontra se stesso nel cielo di Mercurio

premio speciale monaca di Monza (1 partecipante)

Gertrude fra i lussuriosi dell’inferno

totale: 25 partecipanti

Terza edizione – 2015

inferno (21 partecipanti)

Francesco Spagnolo nella selva oscura

Benedetto xvi fra gli ignavi

Didonefra i lussuriosi

Leopardifra gli eretici (vincitore)

Cesare Borgiafra i violenti

Alberico II fra i violenti

Clitemnestrafra i violenti

Macbethfra i violenti

Vlad III fra i violenti

Mumpy Sarkar fra i suicidi

Orlandofra i suicidi

Primo Levi fra i suicidi

Rita Atria fra i suicidi

Adenolfofra i sodomiti

Matteo Renzi fra gli ipocriti

Frate Cipolla fra i simoniaci

Berlusconifra i consiglieri fraudolenti

Lupinfra i ladri

Rousseaufra i traditori

Mussolinifra i traditori

Kangarsfra i traditori

purgatorio (9 partecipanti)

Magellano fra i tardi a pentirsi

Oriana Fallaci fra i morti di morte violenta

Dan Brown fra i superbi

Napoleone fra i superbi

Salvador Dalì fra i superbi (vincitore)

Tony Scott fra i superbi

Martina Raimondifra gli iracondi

Pascalfra gli accidiosi

Turingfra i lussuriosi

paradiso (3 partecipanti)

Eduardo De Filippo nel cielo di mercurio

Falconee Borsellinonel cielo di giove

Elia Barbetti nel primo mobile

premio speciale Lancillotto (1 partecipante)

Lancillotto fra i lussuriosi del purgatorio (vincitore)

Quarta edizione – 2016

inferno (3 partecipanti)

Andromacanel limbo

Frollofra i lussuriosi

Giordano Brunofra gli eretici (vincitore)

purgatorio (1 partecipante)

Foscolofra i lussuriosi (vincitore)

paradiso (3 partecipanti)

De Gasperi nel cielo di mercurio (vincitore)

Totò e Peppinonel cielo di mercurio

Quinta edizione – 2017

inferno (6 partecipanti)

Talete e Massenzio nell’Acheronte

Totò Riina alla giuria di Minosse (vincitore)

Dorian Gray fra i lussuriosi

Polifemofra i violenti (vincitore)

Kantfra i consiglieri fraudolenti

Papa Alessandro VI fra gli ipocriti

purgatorio (3 partecipanti)

Dario Fo nella prima balza dell’antipurgatorio

Ermengardafra i lussuriosi (vincitore)

Max Pezzali nel paradiso terrestre

Allegato B – Impaginazione – istruzioni

ESEMPIO DI IMPAGINAZIONE CORRETTA

Copia-incolla ciò che segue sul tuo file di lavoro.

TITOLO APOCRIFO

La gloria di colui che tutto move (1)

per l’universo penetra, e risplende


in una parte più e meno altrove.

Nel ciel che più de la sua luce prende

fu’ io, e vidi cose che ridire
 5

né sa né può chi di là sù discende;

perché appressando sé al suo disire(2),

nostro intelletto(3) si profonda tanto,


che dietro la memoria non può ire.

Veramente quant’ io del regno santo 10

ne la mia mente potei far tesoro,


sarà ora materia del mio canto.

O buono Appollo(4), a l’ultimo lavoro


fammi del tuo valor sì fatto vaso,


come dimandi a dar l’amato alloro. 15

Infino a qui l’un giogo di Parnaso


assai mi fu; ma or con amendue


m’è uopo intrar ne l’aringo rimaso.

Entra nel petto mio, e spira tue


sì come quando Marsïa traesti
 20

de la vagina de le membra sue.

O divina virtù, se mi ti presti


tanto che l’ombra del beato regno


segnata nel mio capo io manifesti,

vedra’mi al piè del tuo diletto legno 25

venire, e coronarmi de le foglie


che la materia e tu mi farai degno.

Sì rade volte, padre, se ne coglie


per trïunfare o cesare o poeta,

colpa e vergogna de l’umane voglie, 30

che parturir letizia in su la lieta


delfica deïtà dovria la fronda


peneia, quando alcun di sé asseta.

Poca favilla gran fiamma seconda:


forse di retro a me con miglior voci
 35

si pregherà perché Cirra risponda.

Surge ai mortali per diverse foci
…

NOTE

(1) Nota esplicativa numero uno

(2) Nota esplicativa numero due

(3) Nota esplicativa numero tre

(4) Nota esplicativa numero quattro

PARAFRASI

La parafrasi dell’apocrifo si impagina così. La parafrasi dell’apocrifo si impagina così. La parafrasi dell’apocrifo si impagina così. La parafrasi dell’apocrifo si impagina così. La parafrasi dell’apocrifo si impagina così. La parafrasi dell’apocrifo si impagina così.

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COMMENTO

Il commento dell’apocrifo invece si impagina così. Il commento dell’apocrifo invece si impagina così. Il commento dell’apocrifo invece si impagina così. Il commento dell’apocrifo invece si impagina così. Il commento dell’apocrifo invece si impagina così. Il commento dell’apocrifo invece si impagina così. Il commento dell’apocrifo invece si impagina così. Il commento dell’apocrifo invece si impagina così.

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Diario dello scrittore – Sei storie della rabbia

•4 maggio 2018 • Lascia un commento

DIARIO DELLO SCRITTORE – SEI STORIE DELLA RABBIA

copertina - sei storie.png

Maggio 2018, esce LE SEI STORIE DELLA RABBIA (Gribaudo).

Sei storie illustrate a colori per aiutare i bambini a gestire il sentimento della rabbia. I no che fanno arrabbiare, gelosie e invidie, le piccole grandi ingiustizie, le burle dei compagni… Tanti racconti da leggere per imparare a far sbollire la rabbia.

Ho scritto questo libro nell’agosto 2017, le illustrazioni sono state fatte nell’autunno seguente.
Dopo Dinotrappole e Smarfo, Le sei storie della rabbia è il mio terzo libro di narrativa.

SCHEDA
Età: 3+ (infanzia)
Battute: 16.000
Copertina ed illustrazioni: Francesco De Benedittis

Marchio:
GRIBAUDO
Data d’uscita: 3, Maggio, 2018
Collana: Le sei storie
Pagine: 96
Prezzo: 9,90€
ISBN: 9788858021699

Lo trovate in tutte le librerie e anche qui:
http://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/le-sei-storie-della-rabbia/
https://www.amazon.it/sei-storie-della-rabbia/dp/885802169X
https://www.ibs.it/sei-storie-della-rabbia-libro-matteo-de-benedittis/e/9788858021699

Diario dello scrittore – SMARFO

•4 maggio 2018 • 1 commento

DIARIO DELLO SCRITTORE – S.M.A.R.F.O.

Copertina - Smarfo.png

Giugno 2017, esce S.M.A.R.F.O.

Da quando i loro genitori si sono separati anche Lorenzo e Francesca non sono più sulla stessa lunghezza d’onda: il primo è sempre iperconnesso, l’altra ha messo al bando cellulare e videogiochi. Lui sta con i Cliccati e vive a colpi di click, lei esplora il mondo insieme agli Sconnessi. Ma il fantasma di Urre incombe sui due gruppi, e i gemelli devonosincronizzarsi al più presto per risolvere il mistero.

Ho scritto questo libro fra aprile e maggio 2016, poi il lavoro di editing è durato tutta estate, perchè mi era venuto troppo lungo.
Un paio di mesi dopo Dinotrappole, il 20 giugno 2017, S.M.A.R.F.O. è in libreria.

SCHEDA
Età: 8+ (quarta elementare)
Pagine: 128
Battute: 60.000
Copertina ed illustrazioni: Marta Baroni

Copertina flessibile: 128 pagine
Editore: Mondadori (20 giugno 2017)
Collana: Oscar primi junior
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8804676191
ISBN-13: 978-8804676195
DIMENSIONI 19,0 X 12,5 CM
CONFEZIONE BROSSURA

Lo trovate in tutte le librerie e anche qui:
http://www.ragazzimondadori.it/libri/smarfo-matteo-de-benedittis/
https://www.amazon.it/S-M-R-F-Matteo-Benedittis/dp/8804676191
https://www.ibs.it/smarfo-libro-matteo-de-benedittis/e/9788804676195

Dinotrappole! – Ed SanPaolo, aprile 2017

•4 maggio 2018 • 4 commenti

DIARIO DELLO SCRITTORE – DINOTRAPPOLE

Aprile 2017, esce Dinotrappole.

Una spassosa storia a base di dinosauri e trappole, pubblicata dalla casa editrice SanPaolo.

Davide Abissali, detto Dino, è un bambino con una grande passione per i dinosauri. Vorrebbe addirittura essere uno di loro!

Quando scopre i resti di uno strano uovo, Dino non ha dubbi: è quello di un dinosauro che si nasconde da qualche parte nel giardino di casa sua. È un’occasione unica per fare la conoscenza del suo animale preferito. Decide di catturarlo chiedendo aiuto a Sara, sua amica e compagna di classe.

Ma come si cattura un dinosauro?

Ovvio!

Con le dinotrappole!

Ho scritto questo libro fra marzo e aprile 2016, poi il lavoro di editing (che si è limitato ai refusi) si è svolto fra maggio e giugno. Un anno dopo era in libreria, presentato a Bologna nell’occasione della Children Book Fair!

SCHEDA

Età: 7+ (seconda elementare)

Pagine: 63

Battute: 40.000

Copertina ed illustrazioni: Maddalena Gerli

1ª edizione aprile 2017

Collana NARRATIVA SAN PAOLO RAGAZZI

Formato 14 x 21,5 cm – BROSSURA CON ALETTE

Disponibile anche in formato eBook

CDU R6N 119

ISBN/EAN 9788821599736

Lo trovate in tutte le librerie e anche qui:

http://www.edizionisanpaolo.it/varie_1/ragazzi/narrativa-san-paolo-ragaz/libro/dinotrappole.aspx

https://www.amazon.it/s/?ie=UTF8&keywords=dinotrappole&tag=amamitsp-21&index=aps&hvadid=80058222131546&hvqmt=p&hvbmt=bp&hvdev=c&ref=pd_sl_1j5zwd4jsk_p

https://www.ibs.it/dinotrappole-libro-matteo-de-benedittis/e/9788821599736

IL GIOCO SERIO DELL’AFORISMA

•5 aprile 2018 • Lascia un commento

Con il patrocinio della Società Dante Alighieri, Comitato di Reggio Emilia e Guastalla e dell’Aipla, Associazione italiana per l’aforisma

CONCORSO

IL GIOCO SERIO DELL’AFORISMA

Concorso scolastico nazionale di scrittura breve aperto agli studenti del triennio di liceo classico e scientifico

 Bando 2018 – I edizione

PRESENTAZIONE

Nella scatola degli attrezzi di un bravo artigiano aforista non possono mancare certi utensili: solide basi culturali sorrette da letture eccellenti, idee originali, il coraggio di esprimere opinioni controcorrente, inclinazione alla sintesi e un’ironia innata. L’aforisma rappresenta un genere troppo spesso misconosciuto che, in Italia, vanta tuttavia una lunga, autorevole tradizione. Un albero letterario che affonda le sue radici millenarie fra gli epigrammi di Marziale, le satire di Giovenale, le riflessioni di Marco Aurelio Imperatore. E che nel corso del Novecento ha offerto splendidi beffardi frutti, grazie a intellettuali di rango quali Giuseppe Prezzolini, Giovanni Papini, Leo Longanesi, Ennio Flaiano, e a un trio di argute poetesse, come Maria Luisa Spaziani, Alda Merini, Lalla Romano. Nel nostro Paese l’aforisma resiste anche in questo primo scorcio del XXI secolo. Una produzione di nicchia, perlopiù trascurata dalla critica ed esiliata dai circuiti del grande pubblico. E uno sparuto manipolo di aforisti che gravita attorno a piccole case editrici e che, in Gino Ruozzi, docente di Lettere all’Università di Bologna, ha trovato il suo più appassionato portavoce e paladino. Nel 2008, Anna Antolisei ha fondato il Torino in sintesi, divenuto il più prestigioso premio internazionale in materia, con iscritti da ogni parte del mondo. Sempre a Torino, nel 2011 è nata la Aipla, Associazione italiana per l’aforisma (www.Aiplaforisma.org). In questa stessa città, nel 2009 Fabrizio Caramagna ha poi dato vita al sito http://aforisticamente.com, un’agorà virtuale frequentata da 150 mila visitatori al giorno. La realtà dell’aforisma italiano, seppure minore, marginale, costituisce insomma un baluardo irrinunciabile contro il progressivo imbarbarimento del nostro nobile idioma, oggi minacciato da invadenti inglesismi, disaffezione alla lettura, analfabetismo di ritorno, tecnicismi e burocratese. E per ingaggiare, in nome dell’aforisma, una battaglia di retroguardia a difesa della lingua italiana, quale miglior strategia allora che cercare i nostri alleati proprio tra i giovani, già avvezzi alla brevità per aver navigato sui mari dei social? Colpire il bersaglio, ovvero coniugare sintesi e sapere, concisione e contenuti. Ecco l’entusiasmante gioco che questo concorso, patrocinato dall’Associazione italiana per l’aforisma, (www.Aiplaforisma.org), propone agli studenti. Li invita a duellare con il pensiero, a costruirsi una palestra privata, per allenare non i muscoli ma le sinapsi. Così da abitare un futuro più sereno, edificato sulla saggezza. Perché in effetti il percorso di meditazione che prelude a una comunicazione lucida, profonda ed equilibrata risulta formativo già di per sé. La ricerca del termine preciso, limpido, efficace si rivela inoltre un esercizio assai proficuo, viaggio che conduce alla meta, solo dopo aver superato una selva di difficoltà. Se da un lato le sfide fortificano, dall’altro ci svelano i nostri angoli segreti. Concluso l’insolito cammino, i ragazzi potrebbero addirittura sentirsi meno smarriti. Poiché, in fin dei conti, avranno conquistato un dono forse ancor più prezioso del diamante: la capacità di spiegarsi. Con se stessi. E con gli altri. Impareranno cioè a eliminare le pieghe dal groviglio delle emozioni, a orientarsi nella giungla della mente. La rinuncia al superfluo, paradossalmente, li educherà a distinguere un maggior numero di sfumature, a cogliere il fiore dei concetti. Per risolvere i rebus della vita, si tufferanno nei fondali dell’animo umano. Ricaveranno pepite d’oro dalle miniere della conoscenza. Li incontrerete sul sentiero quasi deserto dei giudizi autonomi. Vestiranno il dissenso con vocaboli seducenti. Diluiranno in un sorriso le questioni più spinose. Nella pagina scritta vedranno riflesso il volto dello spazio-tempo. Si accorgeranno che il computer portatile più sofisticato che esista è il nostro cervello. Innaffiata la consapevolezza, spunterà magari l’autostima. I giovani diventeranno perciò più sicuri. E più liberi dunque di prendere in mano le redini dei loro destini.

Lidia Sella (membro del Comitato Direttivo della Associazione italiana per l’aforisma) 

REGOLAMENTO

1) La partecipazione al concorso è gratuita, individuale e aperta agli studenti del triennio di liceo classico e scientifico.

2) Ogni partecipante può concorrere con l’invio di un solo aforisma di sua produzione.

3) Gli elaborati, in formato odt, doc o pdf, vanno inviati via posta elettronica,  all’indirizzo matteo.deb@gmail.com

Nel file, oltre al testo dell’aforisma, occorre specificare: nome e cognome del partecipante, data di nascita, indirizzo, un indirizzo di posta elettronica, numero di telefono, Istituto scolastico e sezione di appartenenza.

I dati forniti saranno trattati nel rispetto della legge sulla privacy.

4) Il 1 giugno 2018 è il termine ultimo per l’invio dell’elaborato.

5) La giuria, formata da letterati, insegnanti ed esperti di comunicazione, assegnerà i seguenti premi:

– al primo classificato 300 euro;

– al secondo 200 euro;

– al terzo 100 euro.

La giuria ha inoltre facoltà di assegnare menzioni speciali.

E il suo giudizio è insindacabile.

6) La premiazione si terrà nel prossimo mese di ottobre, in occasione della giornata di apertura dell’anno sociale del Comitato di Reggio Emilia e Guastalla della Società Dante Alighieri.

7) I vincitori sono tenuti a ritirare personalmente il premio.

8) Nella notte che precede la premiazione, i vincitori saranno ospitati in albergo a spese dell’organizzazione.

9) I testi premiati saranno pubblicati sulla pagina Facebook del concorso e sul Blog www.matteodebenedittis.wordpress.com.

10) La VI edizione del Premio Internazionale per l’aforisma, Torino in sintesi, ha dedicato a Il gioco serio dell’aforisma una sezione speciale. Gli attestati Aipla verranno poi consegnati ai vincitori sabato 27 ottobre alle 17, presso il Centro Congressi Unione Industriale, Via Fanti 17 a Torino.

11) La partecipazione al concorso vincola all’accettazione del presente regolamento.

Presidente del Comitato di Reggio Emilia e Guastalla della Società Dante Alighieri

Edmea Aldegarda Sorrivi 

Coordinamento

Matteo De Benedittis

PRIMO PREMIO INFERNALE – APOCRIFO DANTESCO 2017 – POLIFEMO FRA GLI IRACONDI

•9 febbraio 2018 • Lascia un commento

PRIMO PREMIO INFERNALE A PARIMERITO – APOCRIFO DANTESCO ANACRONISTICO 2017

Polifemo nel V cerchio dell’Inferno

di Claudia Lo Cascio, I.I.S.S. Francesco Crispi (AG), III liceo Linguistico

Sicché penitenti già condannati e ch’en la lor vita furon violenti or periscon de li stessi peccati. Tra di lor percossi sì tumescenti in etterno scontan le giuste pene 5 da sferze partite d’infiniti enti. Immersi nel fango che li contiene oltre a le genti che qua visser di ira chi vil accidia preferì al bene. Così vid’io (1) colui che delira, 10 sovente, lo sperduto mio sguardo (2) così cattura pertan che mi mira (3) : questo dal limo chiedette d’azzardo, l’occhi (4) scrutando (5) con stizza ciascuno: <<Non me guatar (6) viaggiator sì beffardo, 15 i’ son Polifemo prol di Nettuno; vissuto colà nell’isola etnea un dì vi giunse l’astuto Nessuno, che per lo suo acume ebbe l’idea d’accecarmi e disertar per il mare. 20 Or, sì lecito, per natur si crea l’imperios’impulso di ricercare degna risposta di che nell’Averno seppur innocente debba restare. In vita l’amor mi crebbe d’interno 25 per colei che parve a l’occhi sì bea, ma che m’ardore ch’i giammai governo volle ignorare quantunque sapea. Forse mai storie non più che fugaci parlaron già della mi Galatea (7) 30 e del su amor e dei disiati baci che riversò su di un sicul pastore. Omo dal vulgo etneo appellato Aci (8) fece di me un iorno suo aggressore sicché con masso gli tolsi la vita (9) 35 cagionandole sì tanto dolore. Allor déi da la bontade infinta, per ella fecero del bell’amante del già vermiglio sangue acqua pulita in etterno nel pelago sgorgante. 40 Et io che solo d’amor fui mosso un’intera vita, sconto sprezzante l’attimo di che pentir non mi posso.>> Note (1-6) I termini seguiti dalle note appartengono tutti ad uno stesso campo semantico; sono, infatti, legati alla sfera visiva e consentono così di focalizzare l’attenzione sulla natura ciclopica di Polifemo. (7) Ninfa marina dalla pelle color latte, figlia di Nereo e Doride, che, secondo l’Idillio XI di Teocrito, Polifemo conobbe grazie alla di lui madre, Toosa, anch’essa una ninfa marina. (8) Pastore siciliano, figlio del dio Fauno e della ninfa Simetide. (9) Polifemo, avendo sorpresi insieme i due amanti, strappa dall’Etna un masso gigantesco e lo scaglia contro il giovane, uccidendolo sul colpo, come narrato nel libro XIII delle “Metamorfosi” di Ovidio. Da qui nacque il mito dei “faraglioni” nel catanese. Parafrasi Sicché sono anime (penitenti) già condannate e che nella loro vita furono violenti, ora soffrono dello stesso peccato [legge del contrappasso per analogia]. Tra di loro si malmenano e sono gonfi di botte (tumescenti), scontano in eterno la giusta punizione di colpi mossi da entità diverse. Sono immersi nel fango in cui vi sono, oltre a coloro che vissero di ira, chi preferì la vile accidia al bene. Così io vidi lui che per il dolore delira e che cattura il mio sguardo sperduto poiché mi guarda (mira). Questo dal fango (limo) chiese azzardando, scrutando con stizza i volti (l’occhi) di ciascuno di noi:<<Non mi guardare, viaggiatore, così beffardo, io sono Polifemo figlio di Nettuno; vissuto là in Sicilia (isola etnea) un giorno arrivò l’astuto Nessuno, che, grazie alla sua perspicacia, ebbe l’idea di accecarmi e fuggire per il mare. Ora, com’è giusto, naturalmente si crea l’impellente (imperios’) impulso di trovare una degna risposta del perché nell’Inferno (Averno) anche se innocente debba restare. In vita m’innamorai di lei che si mostrava agli occhi così bella ma che i miei sentimenti che non controllo (governo) volle ignorare nonostante ne fosse a conoscenza. Forse storie non più che passeggere (fugaci) parlarono già della mia Galatea e del suo amore e dei desiderati baci che riversò su un pastore siciliano. Uomo dal popolo siciliano (vulgo etneo) chiamato Aci, un giorno mi fece suo aggressore sicché con un masso gli tolsi la vita causando lei (cagionandole) così tanto dolore. Allora dèi dalla bontà infinita per lei trasformarono il sangue di Aci (bell’amante) in un fiume (acqua pulita) che in eterno sgorga nel mare. Ed io, che fui mosso d’amore tutta la vita, sconto sprezzante l’attimo di cui non posso pentirmi.>> Commento Ho deciso di collocare Polifemo nel V cerchio dell’inferno poiché è considerato una figura tra le più irascibili; uno degli esempi più celebri è il suo incontro con Ulisse, in questo caso chiamato con il falso nome di “Nessuno”, durante il quale il ciclope venne accecato. Per questo Apocrifo ho scelto di riportare un’altra vicenda, forse meno nota, e che vede inizialmente Polifemo pervaso dal suo amore per la ninfa Galatea. Lei, però, ignora questi sentimenti poiché innamorata di un pastore siciliano: Aci. Quando il ciclope li scopre insieme, viene inondato da un fatale sentimento d’ira che porterà alla morte del povero amante e al collocamento di se stesso nel girone degli iracondi.

PREMIO APOCRIFO DANTESCO 2017 – PURGATORIO – ERMENGARDA NELLA CORNICE DEI LUSSURIOSI

•9 febbraio 2018 • Lascia un commento

PREMIO APOCRIFO DANTESCO2017 – PURGATORIO

ERMENGARDA NELLA CORNICE DEI LUSSURIOSI

Di Giovanni Viola, ISISS-Liceo Classico “G. Falcone” (EN)

 

Poscia ch’il priego lo padre concluso

e pel focoso viale moso ‘l piede

ebbe¹, di nova cura gran perfuso

 

fui per quell’alma ch’etterna mercede

‘n cor attendendo ver’ noi s’appressava.                   5

Ella mi disse: «Or² tu se’ l’erede

 

d’inclito mastro³ che versi intonava

dolci, d’amore; questo dianzi intesi⁴:

ben che d’umana carne ‘l corpo grava

 

quasi purgasti lo spirto dai pesi                                 10

ché Dio, Signore nostro, sì dispose».

«Alma, chi foste ‘n vita?» quindi chiesi.

 

Ed ella a me: «Tra l’ombre lussuriose

hai tu ‘nnanzi la nobil Ermingarda⁵,

che fu del Magno⁶ prima delle spose⁷,                     15

 

di Desiderio figlia longobarda⁸;

fu sì ruinoso l’ardor di passione

che per lo sposo l’etate non tarda

 

ebbi⁹, come non l’ebbe¹⁰ già Didone¹¹

relitta pria, poi martire tapina                                    20

per l’om¹² ch’ei¹³cinse d’esimie corone¹⁴.

 

Giunsi in suol strano, vergìn peregrina,

arra di pace tra genti rivali¹⁵,

sposa d’un Franco, de’ Franchi regina¹⁶,

 

lungi dai cari parenti natali.                                         25

Tosto fui mossa d’affetto verace

qual è de’ cigni, divers’animali,

 

ove lo maschio con una sol giace¹⁷,

ma ripudiommi lo sposo diletto,

sì cagionando lo spirto pugnace,                                30

 

l’ultrice brama¹⁸ del patre nel petto¹⁹:

‘nquadrava l’un contro l’altro le schiere

frattanto ch’io languivo su d’un letto

 

di fronde²⁰ ‘n cor afflitta come fiere,

quando d’inetta prole son orbate²¹;                          35

né di sollievo mi furo preghiere

 

delle donzelle del chiostro velate²²,

né presi voti, consiglio fraterno²³,

ché vincol saldo di nozze sacrate

 

m’onnubilò ‘l sentiero ver’ l’Etterno                          40

ed ora vago tra l’alme purganti.

Salvommi Quei che puote²⁴ dall’inferno,

 

dove procella trascina l’amanti²⁵,

ché pur ‘nsanendo per sì grand’amore,

quando fui sciente di nozze trionfanti                       45

 

d’immonda donna col franco signore²⁶,

pur non sfilando dal dito l’anello²⁷,

pria di spirare ver’ Lui volsi ‘l core.

 

Pei falli de’ mortali, com’agnello

sacrificò Colui che move tutto                                      50

‘l Figlio, che poscia rinacque novello²⁸.

 

Lo mio trapasso fu l’acido frutto

per quel soldato nel nome celeste²⁹:

fu fatto d’Efegènia novo lutto³⁰.

 

Tutti siam polve³¹: effimera veste                               55

è ‘l corpo perituro³² dell’umani.

Ver’ Lui va’ tosto, trascura coteste».

 

Ed io rispuosi: «Fin che non ti sani,

resti ‘n tal sede tra margin accesi³³,

figlia poi sposa d’insigni sovrani».                              60

 

E verso ‘l Cielo lo viaggio ripresi.

 

NOTE

  1. Poscia … ebbe: l’intera espressione fa riferimento all’incontro, appena conclusosi, tra Dante e Guido Guinizzelli. Questi, dopo aver chiesto all’autore della Commedia di recitare per lui un padrenostro davanti a Dio (Purgatorio, XXVI, 127-130), «disparve per lo foco» (cfr. Purgatorio, XXVI, 134). – padre: predecessore (cfr. Purgatorio, XXVI, 97).
  2. disse: «Or… : dialefe.
  3. inclito mastro: si fa riferimento a Guido Guinizzelli.
  4. questo dianzi intesi: l’anima aveva ascoltato la conversazione tra Dante e Guido Guinizzelli da una delle due schiere di anime.
  5. Ermingarda: Ermengarda è il nome attribuito da Alessandro Manzoni a Desiderata nella tragedia Adelchi. La donna, figlia dei sovrani longobardi Desiderio (cfr. nota 7) e Ansa, fu la prima delle mogli di Carlo Magno (cfr. nota 5) e morì a soli ventidue anni nel 776 nel monastero di San Salvatore in Brescia.
  6. Magno: Carlo, figlio di Pipino il Breve e Bertrada di Laon e sovrano dei Franchi, al quale sarebbe stato attribuito il titolo elativo di Magno (abbreviazione di Magnus imperator) in seguito all’incoronazione imperiale del Natale dell’800.
  7. prima delle spose: Ermengarda rivendica il ruolo di prima moglie di Carlo, il quale non solo l’aveva ripudiata, ma aveva anche sposato in successive nozze l’alemanna Ildegarde.
  8. di Desiderio figlia longobarda: Desiderio, nobile di Brescia, in seguito alla morte di Astolfo, sovrano dei Longobardi, fu da essi eletto re nel 756. Si noti come Ermengarda si presenti prima quale moglie di Carlo e, subito dopo, quale figlia di Desiderio.
  9. etate non tarda / ebbi: anastrofe.
  10. ebbi … ebbe: poliptoto.
  11. Didone: regina fenicia. Nell’Eneide di Virgilio ella si innamorò, per intervento di Venere, dell’eroe troiano profugo a Cartagine. In seguito alla partenza di Enea, costretta a prendere atto del fallimento del suo amore, Didone si tolse la vita sul rogo.
  12. l’om: si fa riferimento ad Enea.
  13. ei: Ermengarda si riferisce a Virgilio, guida di Dante e autore dell’Eneide, in cui egli aveva cantato le imprese dell’eroe troiano, figlio d’Anchise.
  14. fu sì ruinoso … d’esimie corone: similitudine. Come l’eccessiva delusione per la partenza di Enea aveva indotto Didone al suicidio, così lo smisurato amore di Ermengarda fu causa della sua prematura morte.
  15. arra di pace tra genti rivali: Bertrada, vedova di Pipino il Breve, con lo scopo di stringere un’alleanza con i Longobardi, propose a Desiderio due matrimoni: uno tra Ermengarda, figlia di Desiderio, e suo figlio Carlo e l’altro tra Adelchi, figlio di Desiderio, e sua figlia Gisla. Le prime nozze si svolsero nel 770, le seconde non furono concluse (cfr. Adelchi, Notizie storiche).
  16. sposa d’un Franco, de’ Franchi regina: chiasmo e poliptoto.
  17. qual è de’ cigni… giace: metafora. Ermengarda contrappone la condotta del cigno, animale fedele alla compagna per tutta la vita, al ripudio voluto dal marito Carlo nei suoi confronti. – diversi: strani.
  18. lo spirto pugnace / l’ultrice brama: chiasmo.

19: l’ultrice brama del patre nel petto: allitterazione di labiali, dentali e liquide.

20: languivo … fronde: Ermengarda, estenuata dal dolore, si accascia tra le foglie nel giardino del monastero di San Salvatore in Brescia.

21: come fiere … son orbate: similitudine. Ermengarda paragona lo strazio per la lontananza dal marito alla sofferenza delle bestie, quando vengono private dei cuccioli.

22: Né di sollievo… velate: neanche le preghiere delle monache del monastero di San Salvatore alleviarono la sofferenza di Ermengarda. – donzelle del chiostro velate: iperbato.

  1. consiglio fraterno: Ansberga, badessa del monastero di San Salvatore, propose alla sorella Ermengarda di vestire la «sacra spoglia» (cfr. Adelchi, IV, 88-95), ma ella rifiutò.
  2. Quei che puote: perifrasi per indicare Dio (cfr. Paradiso, I, 62).
  3. dall’inferno … l’amanti: riferimento alla pena eterna delle anime dei lussuriosi nel II cerchio dell’Inferno (cfr. Inferno, V, 31-45).
  4. ché pur ‘nsanendo … franco signore: quando Ansberga spiegò alla sorella che Carlo aveva sposato Ildegarde (cfr. nota 6), Ermengarda cominciò a delirare, straziata dal duplice tradimento del marito, il ripudio prima e le «inique nozze» dopo (cfr. Adelchi, IV, 139-188). – nozze trionfanti / immonda donna: chiasmo.
  5. pur non sfilando dal dito l’anello: Ermengarda chiese alla sorella una modesta urna funeraria, esprimendo il desiderio che non le fosse sfilata dall’anulare la fede nuziale, simbolo del sacro vincolo del matrimonio con Carlo (cfr. Adelchi, IV, 80-88).

28: Pei falli … rinacque novello: si fa riferimento al sacrificio di Cristo sulla croce per volontà di Dio con lo scopo di liberare gli uomini dal peccato. Tale exemplum è in netto contrasto con quanto Ermengarda pronuncerà subito dopo. – Colui che move tutto: perifrasi per indicare Dio.

29: Lo mio trapasso … nome celeste: si fa riferimento a Desiderio, che dichiarò guerra ai Franchi, invocando la protezione divina. La morte di Ermengarda serve ad espiar dunque le colpe del padre longobardo.

30: fu fatto d’Efegènia novo lutto: metafora. La morte di una figlia per la brama di guerra del padre era stata già descritta da Sofocle nella tragedia Ifigenia in Aulide. Simili risultano a tal proposito le figure di Agamennone-Ifigenia e di Desiderio-Ermengarda. Il riferimento ai personaggi della tradizione mitologica greca verrà ripreso anche nel Paradiso (cfr. Paradiso, V, 68-72).

  1. Tutti siam polve: parole di Ermengarda nella tragedia manzoniana (cfr. Adelchi, IV, 83).
  2. effimera veste / corpo perituro: chiasmo.
  3. tra margin accesi: le anime dei lussuriosi camminano divise in due schiere tra le fiamme (cfr. Purgatorio, XXVI, 28-29).

 

PARAFRASI

Dopo che il mio predecessore ebbe finito di chiedere a me [di rivolgere a Dio una preghiera per lui] ed ebbe mosso il passo verso la strada invasa dalle fiamme, fui animato da un nuovo e grande interesse per quell’anima che, attendendo nel cuore di giungere in Paradiso, si avvicinava verso di noi.

Ella mi disse: «Dunque tu sei l’erede di quel celebre maestro che recitava versi dolci e d’amore; poc’anzi ascoltai ciò: sebbene il tuo corpo sia appesantito dalla carne umana, hai quasi purificato il tuo spirito dai peccati, poiché lo stabilì Dio, nostro Signore».

«Anima, chi foste in vita?» dunque chiesi.

Ed ella mi rispose: «Tra gli spiriti lussuriosi [del Purgatorio] hai di fronte la nobile Ermengarda, che fu la prima delle mogli di Carlo Magno e figlia longobarda di Desiderio; la mia brama d’amore fu tanto funesta che a causa del mio sposo non ebbi una vita longeva, come non l’ebbe allora Didone, prima abbandonata e poi vittima infelice per quell’uomo che Virgilio cinse di corone insigni. Giunsi in terra estera come vergine straniera, [fui] garanzia di pace tra popoli nemici, sposa di un Franco e regina dei Franchi, lontano dai cari genitori. Fui subito destata da un sentimento sincero [per Carlo], qual è quello dei cigni, animali strani, dove il maschio rimane fedele ad un’unica compagna, ma il mio amato sposo mi ripudiò, così suscitando nell’animo di mio padre l’indole bellicosa e la brama di vendetta: l’uno schierava l’esercito contro l’altro, mentre io mi consumavo in un letto di foglie, desolata nel cuore come le bestie, quando sono private dei cuccioli indifesi; non mi furono di conforto le preghiere delle monache velate del monastero [di San Salvatore], né presi i voti, quale consiglio fraterno, poiché il saldo vincolo delle nozze consacrate mi offuscò la strada verso Dio e adesso vago tra le anime del Purgatorio. Dio mi salvò dall’Inferno, dove una tempesta di vento trascina le anime dei lussuriosi, poiché, pur perdendo il senno per il mio amore smisurato, quando venni a conoscenza del matrimonio gioioso di una donna abietta con il sovrano franco, pur non sfilando la fede nuziale dall’anulare, prima di esalare l’ultimo respiro, rivolsi il cuore verso Lui. Per i peccati dei mortali Colui che muove tutto sacrificò come un agnello il Figlio, che dopo rinacque a nuova vita. Il mio decesso fu un amaro giovamento per quel soldato [che combatteva] in nome di Dio: fu rinnovata la morte di Ifigenia. Tutti siamo polvere: il corpo degli esseri umani destinato a morire è una veste effimera. Va’ subito verso Dio, non ti curare di queste [anime del Purgatorio]».

E io risposi: «Fino a quando non avrai purificato te stessa, resterai in questo luogo circondato dalle fiamme, figlia e poi sposa di sovrani illustri».

E ripresi il mio viaggio verso il Paradiso.

 

COMMENTO

La collocazione di Ermengarda nel Purgatorio non è casuale. La figlia di Desiderio non potrebbe essere condannata al II cerchio dell’Inferno, in quanto donna devota a Dio. Tuttavia non potrebbe neppure accedere al Paradiso, poiché ella rifiutò di vestire la «sacra spoglia», sentendosi ancora profondamente legata al marito Carlo e ponendosi in una situazione opposta a quella di Costanza d’Altavilla, anima beata del Cielo della Luna, che fu costretta a lasciare il chiostro con sommo dolore per un matrimonio indesiderato con Enrico IV.

Sebbene Ermengarda incarnasse simbolicamente il sacrificio per espiare le colpe del padre Desiderio, a causa di una smisurata passione d’amore per il marito che l’aveva ripudiata, perse il senno, cominciò a delirare e chiese alla sorella che non le fosse sfilata dall’anulare la fede nuziale.

Dunque il peccato, per cui ella viene collocata tra le anime lussuriose del Purgatorio, consiste proprio nel suo smisurato amore per lo sposo franco.